Articoli con tag “guns

Dalla Clava all’M16: l’arma individuale del guerriero Nordamericano

clava


New Zealand Sioux with a pintle mounted M60

siouxnzPhoto by Dave Homewood

Ecco cosa Homewood ci dice di questa installazione sperimentale Neozelandese, che alcuni di voi avranno pero’ visto su alcuni OH-13 dell’Air Cav in Vietnam:

The photo shows me –then a SGT- holding a pintle post of the M60 Machine gun beside the Sioux landing strut. The idea being to mount the gun on a fitting so that the passenger could use the machine gun as a ‘scatter gun’ if need be. The whole idea didn’t come to fruition but could have likely worked out of sheer desperation with some modification to shorten the pintle post by about 4 inches. The only armament the Sioux had was a signal pistol.


[VIDEO] La Ma-Deuce cambia treppiede

La leggendaria ed immortale mitragliatrice pesante Browning M2HB cambiera’ finalmente treppiede dopo OTTO decenni. Il vecchio TRIPOD MOUNT M3, realizzato dall’arsenale di Rock Island nei primi anni ’30 del secolo scorso, verra’ infatti finalmente soppiantato dal’M205, un nuovo modello decisamente piu’ moderno, funzionale e leggero del predecessore. L’M205 pesa  appena 15.4 kg, contro i 22.8 kg dell’M3, ossia quasi 7 kg e mezzo in meno.

Sapete cosa significa cio’, vero?

Ah, non lo sapete? Beh, ve lo dico subito: significa che ci sara’ un poveraccio che dovra’ portarsi sul groppone 7 kg e mezzo di munizioni in piu’ 🙂 ‘Nce so’ cazzi. Levano n’etto da una parte, e te lo aggiungono da un’altra. God bless the infantryman!

L’M205 e’ dotato di un particolare meccanismo integrato di brandeggio ed elevazione (simile a quello montato sull’M192 della mitragliatrice M240) che permette al tiratore un fuoco piu’ accurato. Il nuovo treppiede consente inoltre di sparare con maggiori angoli di elevazione e depressione. La distribuzione ufficiale dell’M205 e’ iniziata a fine 2013. La prima unita’ a riceverla e’ stata la 1st Armored Division dell’US Army.

PS: ovviamente l’M205 e’ destinato anche al lanciagranate automatico Mk 19 da 40mm.


Mikhail Timofeyevich Kalashnikov (1919-2013)

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Probabilmente ora sono entrambi lassu’ a discutere di sistemi di chiusura e di balistica terminale 🙂
(Eugene Stoner, progettista dell’M16, con Mikhail Kalashnikov durante un incontro avvenuto nel 1990)


Saturday Shopping

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Questo e’ l’M39, l’ultimo modello della Pontiac, perfetto per la sua nuova 1964 GTO! Puo’ pagarlo comodamente in 12 rate mensili.

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“Cara signora, ladri e malviventi non avranno vita facile con questo nuovo gioiellino: la XM134. Pensi, e’ costruita dalla General Electric, proprio come il suo frigorifero e il suo scaldabagno! Per azionarla basta una semplice presa elettrica.”

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“Questo Vulcan farebbe proprio un figurone in giardino accanto al barbecue…”

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“delizioso… certo, poi dovrei trovare una bella borsa di Luis Vuitton da abbinargli…”


Il pungiglione dell’Hustler

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Progettato nella prima meta’ degli anni ’50, il B-58 Hustler fu contemporaneamente il primo bombardiere con capacita’ supersoniche e il primo a raggiungere Mach 2, prestazioni che allora erano appannaggio solo di una ristretta cerchia di caccia. Intercettarlo non era esattamente uno scherzo e inoltre chiunque si fosse posizionato in coda avrebbe dovuto fare i conti con un poco igienico M61 Vulcan, un’arma da 20mm tipo gatling capace di sparare da 4000 a 6000 colpi al minuto.

Dopo aver valutato varie proposte, inclusi missili aria-aria puntati a ore 6 e un’inedita torretta binata da 30mm, nel 1954 la Convair seleziono’ il General Electric T171E3, che era la designazione del prototipo finale dell’M61 Vulcan, standardizzato nel Dicembre 1957. Il Vulcan, sebbene pesante e complesso, fu scelto per l’eccezionale volume di fuoco e l’ottima affidabilita’. Ad esempio se una cartuccia faceva cilecca, questa veniva estratta ed espulsa fuori dall’arma senza tuttavia interrompere il ciclo di funzionamento.

Il cono di coda che conteneva il Vulcan era un tipico prodotto dell’american ingenuity. Esso era composto da una serie di anelli concentrici di alluminio annidati fra loro e caricati a molla l’uno contro l’altro in modo da formare un guscio aerodinamico flessibile e nel contempo robusto e impermeabile. Il “cono” era strutturato come un modulo a se stante che poteva essere staccato dalla fusoliera per le operazioni di manutenzione e caricamento dei colpi. Il B-58 fu il primo aereo di serie ad essere equipaggiato con un Fire Control System difensivo completamente automatizzato che si avvaleva di un calcolatore balistico con tecnologia a stato solido e di una piattaforma inerziale giroscopica a tre assi stabilizzata per incrementare al massimo la precisione dell’armamento.

Il puntamento avveniva attraverso un radar a banda Ku tipo Emerson MD-7  posizionato in una grossa carenatura sopra il Vulcan stesso. Il calcolatore balistico si trovava invece appena dietro il cannone ed era collegato all’air data computer che raccoglieva i dati sulla velocita’ e la densita’ dell’aria. Il sistema funzionava in due modalita’: automatica e manuale. Nel primo caso il FCS si occupava in modo autonomo di tutte le procedure di difesa, compresa l’eventuale distruzione della minaccia. Nel secondo caso, tutto l’ambaradan era invece gestito dal DSO (Defensive System Operator), che era in pratica un ufficiale addetto alle contromisure (elettroniche e non) che fungeva anche da mitragliere di coda remoto. Insomma, in modalita’ manuale era il DSO a premere il grilletto.

In basso potete vedere il cockpit del DSO, con ben evidenziato al centro il pannello del Fire Control System, dominato dal piccolo schermo radar circolare.

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Nel B-58 l’angolo di tiro del Vulcan era di 30°, mentre la dotazione complessiva dei colpi era pari a 1200 munizioni calibro 20x102mm. L’espulsione dei bossoli avveniva tramite una piccola apertura ventrale.

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Il cono di coda dell’Hustler
(Photo: Convair)

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M61 Vulcan nudo e crudo
(Photo: General Dynamics)

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Immagine che ritrae il B-58 assieme ad equipaggio, pod ed armamento. Notare il modulo Vulcan sotto il muso.

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20 Ottobre 1958 – Tecnici dell’arsenale di Springfield esaminano uno dei primi cannoni Vulcan da 20mm
(Photo: Springfield Armory)

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B-58 Hustler a Carswell AFB, Texas, allora sede del  43d Bombardment Wing del Strategic Air Command.

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Vista frontale che mette in evidenza i quattro potenti turbogetti General Electric J79. Questo esemplare e’ temporaneamente privo del caratteristico e ingombrante pod ventrale.


5.56 vs 5.45 – Mezzo secolo dopo

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La situazione mondiale a 50 anni dall’apparizione del 5.56×45 statunitense e a 40 anni dal 5.45×39 sovietico russo.

NB: nella mappa ho contato solo i paesi che hanno adottato armi individuali in uno dei due summenzionati calibri per la distribuzione alle intere forze armate, oppure ad almeno una forza armata o un corpo consistente (brigata o divisione) formato da truppe regolari. Ho volutamente escluso i piccoli lotti distribuiti a Special Forces o corpi d’elite (fino a livello di battaglione).

I paesi lasciati in bianco adottano in gran parte fucili d’ordinanza in 7,62x39mm oppure – piu’ raramente – in 7,62 NATO (FN FAL e G3 sopratutto). La Cina, per esempio, e’ per lo piu’ armata con fucili della famiglia Kalashnikov in 7,62×39. Tuttavia, da qualche tempo a questa parte sempre piu’ reparti si stanno riequipaggiando con un nuovo fucile indigeno, il QBZ-95, camerato per la cartuccia 5,8×42, anch’essa indigena. E’ probabile che un giorno il 5.8 soppianti interamente il 7,62×39. Staremo a vedere.

Per ora e’ tutto. Se avete qualche correzione da fare o suggerimento da segnalare, fatemi sapere.

PS: vi lascio il divertimento di scoprire da voi il nome dei paesi piu’ in culo al mondo 😀


L’AK-47 di Zucconi e Mary Jane Ficarotta

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Oggi su Repubblica e’ apparso l’ennesimo articolo trito e ritrito contro le armi da fuoco. Questa volta il buon Vittorio Zucconi e’ andato a fare “shopping” (in realta’ non ha comprato nulla) nientemeno che da Nova Firearms,  una grande armeria sita a Falls Church, in Virginia.

La prima cosa che mi e’ venuta in mente e’ stata: “Wow, davvero? Ma che idea originale. Non mi dire, un’armeria ben fornita nei fottuti Stati Uniti della fottuta America? No way!

Ora, non so se il suo fosse autentico stupore o meno. Dico questo perche’ pare  che Zucconi abbia scovato un circolo privato di pedofilia gestito dalla Chiesa Cattolica nel belmezzo di Hicksville, USA.

Vabbeh. C’e’ pero’ una parte di quell’articolo che ha catturato in modo particolare la mia attenzione:

“il Kalashnikov che ogni guerrigliero, terrorista, vendicatore di qualche causa persa, brandisce ed esibisce, con quel caricatore a banana che è la sua griffe. Mille e trecento dollari. Posso imbracciarlo? “Ma prego, lo punti verso il pavimento”. È carico? “No, ma deve prendere l’abitudine”. È più pesante di quanto mi aspettassi, ma qui il senso di onnipotenza è travolgente

Travolgente senso di onnipotenza, eh? OK, magari era sincero. Non sono il tipo che si scandalizza per simili uscite. Forse e’ un closeted gun-nut (LOL).

Ad un certo punto pero’ si mette a disquisire della versione civile semiautomatica del Bushmaster ACR:

“Si chiama ACR, modulare, può cambiare la canna, il calibro, il calcio, secondo la missione “Adaptive Combat Rifle”, per ogni tipo di combattimento. Specialmente indicato quando si deve combattere contro bambini di terza elementare e le loro maestre, come fu nella missione di Adam Lanza a Sandy Hook, nel Connecticut, dove riuscì ad annientare, con questo “Bushmaster” 20 temibili bambini e sei fra maestre e personale. 1.700 dollari. Questo,  mi rifiuto di imbracciarlo.

Ah! Anvedi! Si rifiuta? Costava troppo, forse?

Dunque, ricapitolando: Zucconi ha avuto un bel durello nelle mutande imbracciando il Kalashnikov, ci sbrodola sopra, ma poi si rifiuta di avere fra le mani un’arma della stessa categoria (pero’ di fabbricazione USA). Per quale ragione? Sandy Hook?

Umm, occhei, ma Zucconi dovrebbe sapere che il Kalashnikov del Compagno Mikhail non viene ricordato solo per essere stato il “mitra della rivoluzione”, della gloriosa Armata Rossa e della lotta contro l’imperialismo occidentale e ameriKano. Il Kalashnikov e’ noto anche per essere il fucile d’assalto piu’ diffuso fra i bambini soldato. In Somalia, addirittura, lo danno come premio agli “scolari” che recitano meglio il Corano. Il giornalista di Repubblica ha citato ogni possibile utilizzatore di Avtomat Kalashnikova (guerriglieri, terroristi, compañeros (!) ecc), eccetto i bambini che quotidianamente crepano con questo arnese fra le mani. Senza contare che Mr. Kala e i suoi 30 amichetti calibro 7,62 hanno preso parte alle piu’ brutali guerre civili, insanguinando per decenni e decenni i paesi piu’ poveri e sottosviluppati di questo pianeta.

Ma – hey – Zucconi si rifiuta di imbracciare il fucile di un’altra marca. “Solo Kalashnikov. Non accetto imitazioni!”. Ve la ricordate quella scena di Air America in cui Mel Gibson estrae da una sacca un mitra Uzi, sotto lo sguardo stupito di Robert Downey Jr.? 🙂

Ovviamente non e’ mia intenzione fare una (stupida) classifica di “fucili buoni” e “fucili cattivi”, pero’ nelle parole di Zucconi mi par di leggere una discreta dose di ipocrisia.

Fra l’altro, ad essere pignoli, Adam Lanza non aveva con se un ACR a Sandy Hook, bensi’ un XM15E2 (assieme ad ulteriori armi da fuoco). Va bene, si tratta di un’arma similare  commercializzata dallo stesso marchio (Bushmaster), ma non e’ lo stesso fucile. Potrei continuare con le imprecisioni oplologiche, ma risulterei solo noioso.

Zucconi poco dopo cita anche il tragico episodio del Virginia Tech:

“Virginia Tech, l’università dove sei anni or sono una studente con fucili di tipo militare come questo che maneggio, abbattè 32 vittime, è a poca distanza da qui. Andiamo, è tempo di mietere.”

Peccato che il killer del Virginia Tech (Seung-Hui Cho) non avesse con se alcun “fucile tipo militare”, bensi’ due comuni pistole semiautomatiche reperibili in ogni armeria di questo mondo: una Glock 19 calibro 9mm e una Walther P22 da tiro sportivo in calibro .22.

Ovviamente avevo lasciato un commento (stringatissimo e pacatissimo, giuro!) su Repubblica.it, ma chissa’ perche’ mi e’ stato censurato (e capitato anche in passato cmq. Nulla di nuovo).

UN ULTIMA NOTA: finiamola con questa assurda e irrazionale demonizzazione delle armi semiautomatiche dall’aspetto militare (Military-Style Assault Weapons – e sottolineo il Style) come l’AR-15 o appunto le innumerevoli versioni civili del Kalashnikov (fra l’altro entrambi i fucili sono regolarmente venduti pure in Italia). E’ una cretinata senza senso. Anche a fini statistici, l’impatto che queste armi hanno sul numero degli omicidi e’ risibile se confrontata, ad esempio, alle armi corte (pistole e revolver). Ecco perche’ ho sempre considerato gli Assault Weapons Ban come una stronzata politica per calmierare l’elettorato. Un effimero contentino per dirla in due parole.

Non mi credete? Diamo un’occhiata alle statistiche sugli omicidi compilate dal Federal Bureau of Investigation (FBI):

Nel 2011 negli USA si sono verificati 8,583 casi di omicidi con armi da fuoco. Di questi, 6,220 sono stati commessi mediante l’impiego di pistole e revolver (handguns), 356 con fucili ad anima liscia (shotguns) e appena 323 con fucili ad anima rigata (rifles). Ed e’ proprio in quest’ultima categoria che cadono le Assault Weapons. Solo che in quei 323 omicidi dobbiamo infilarci anche quelli compiuti con le armi rigate sportive e da caccia (che sono milionate!)

Abbiamo infine 1,587 omicidi registrati in cui non e’ specificata l’arma da fuoco, ma il discorso cambia poco: prendo come modello i dati degli omicidi in cui le armi sono state accertate.

Cosa voglio dire con tutto cio’? Semplice: anche se gli yankee eliminassero TUTTE le assault weapons (che piva…) dal territorio americano, il quadro complessivo rimarrebbe praticamente immutato. Allora per quale ragione le AW vengono continuamente prese di mira? Per la piu’ superficiale e ridicola delle motivazioni: l’aspetto. Perche’ appaiono minacciose, aggressive e, sopratutto, sono identiche ai fucili d’assalto in dotazione ai militari (che pero’ possono sparare anche in automatico). Un po’ come quelle persone che fanno l’equazione bionda=stupida. Tutto questo media circus va avanti nonostante la presenza in commercio di armi e munizioni ben piu’ potenti e lesive. Pura irrazionalita’, unita a miopia ed ignoranza. Fra l’altro, a dispetto dei “gufidimmerda©” e dei disinformatori, negli States i crimini violenti, cosi’ come gli omicidi con arma da fuoco sono in netto calo da diversi anni a questa parte.

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Ah, si, dimenticavo Mary Jane Ficarotta. Eccovela qua!

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…Kalashnikov-munita, ovviamente. Dedicato al nostro caro Vittorio 🙂


General Electric XM188 cannon

Era un po’ che volevo scrivere due righe sull’XM188. Sfortunatamente la documentazione su questa specifica arma e’ parecchio scarsa, ragion per cui dovrete accontentarvi di informazioni molto generiche 🙂

L’XM188 e’ un’arma piuttosto oscura. La sua relativa notorieta’ fra gli studiosi di armamenti e’ unicamente legata al fatto che essa fu selezionata per equipaggiare il Bell YAH-63 (Model 409), un elicottero d’attacco sperimentale realizzato per rispondere alle specifiche del programma Advanced Attack Helicopter indetto dall’Esercito Statunitense  nel 1972 (poi vinto dalla Hughes con il suo YAH-64 Apache, NdR).

Lo sviluppo dell’XM188 ebbe inizio nel 1966 su iniziativa privata della General Electric, che proprio nello stesso anno decise di proporlo all’US Army senza peraltro aver ricevuto alcuna sollecitazione da parte di quest’ultimo. I test condotti dalla casa madre e dall’esercito furono molto soddisfacenti, tanto che in termini di affidabilita’ venne giudicata superiore al modello M61A1 Vulcan da 20mm (da cui peraltro derivava). Tali risultati furono ottenuti in gran parte grazie ad una riduzione del numero di parti in movimento, alla riprogettazione di alcune componenti chiave (come il sistema di chiusura) e infine abbassando la cadenza di tiro ciclica. Il puntamento dell’arma avveniva attraverso un sistema di mira stabilizzato asservito ad un computer (Automatic Targeting Device) che calcolava gittata, velocita’ e dispersione al fine di incrementare le probabilita’ di colpire il bersaglio.

Relativamente leggero e micidiale, l’XM188 viene oggi considerato come uno dei primi cannoncini espressamente concepiti per l’impiego a bordo di elicotteri. Purtroppo a seguito della vittoria dell’YAH-64 Apache (armato con il Chain Gun M230 della Hughes) l’interesse dell’XM188 venne improvvisamente meno, e di li a poco quest’arma spari’ anche dal catalogo della Armament Division della General Electric.

L’unica munizione live disponibile per quest’arma era la XM552 High Explosive Dual Purpose (HEDP) 30x100mm, anche nota come WECOM-30. La testata HEDP aveva una duplice funzionalita’: perforante e antipersonale. Qui sotto uno spaccato della suddetta munizione.

Vi era poi una seconda munizione, da esercitazione e dunque di tipo inerte: la XM639.

Ecco le caratteristiche salienti dell’XM188

Calibro: 30mm
Munizione primaria: XM552 HEDP calibro 30x100mm
Numero canne: 3
Raffreddamento: ad aria
Velocita’ alla bocca: 670 m/sec
Cadenza di tiro: 2000 colpi al minuto
Funzionamento: tipo gatling a canne rotanti mosse da un motore elettrico
Sistema di caricamento: elettro-meccanico
Meccanismo d’innesco: a percussione
Lunghezza: 147 cm
Larghezza: 33 cm
Altezza: 15cm
Lunghezza canna: 106 cm
Peso: 68 kg

XM188 montato sulla chin turret di un YAH-63. Notare il primo modello di volata.

Un paio di immagini del Bell YAH-63


Hunter’s Gun Pack

Il gun pack removibile del caccia britannico Hawker Hunter con quattro cannoni Aden da 30mm e 150 colpi.

 


The Pig


MiG-15 Gun Package

Uno dei motivi per il quale il MiG-15 era temuto dai piloti di caccia e (sopratutto) dagli equipaggi di bombardieri durante la Guerra di Corea, era la sua tremenda potenza di fuoco. In questa immagine e’ possibile osservare il gun package di un esemplare catturato in teatro e portato a Okinawa per prove di valutazione. L’armamento del Fagot si componeva di un micidiale cannone Nudelman N-37 da 37mm e di una coppia di cannoncini Nudelman-Rikhter NR-23 da 23mm, tutti raggruppati nella parte inferiore del muso al fine di ottenere la massima concentrazione di fuoco. Questa combinazione di armi si rivelo’ devastante contro i bombardieri pesanti B-29 e B-50 a pistoni (photo: US Air Force).

Dettaglio del package

Un paio di foto del MiG-15 in questione

Il MiG-15 catturato ripreso a Okinawa e protetto da guardie armate. L’aereo fini’ in mano americana grazie al Tenente No Kum-Sok, un disertore Nordcoreano che il 21 Settembre 1953 fuggi’ a sud per poi atterrare alla base aerea di Kimpo. Al pilota fu data una ricompensa di 100.000 dollari, pari a circa 820 mila dollari odierni.  (US Air Force photo)

Lo stesso aereo  con le originali insegne Nordcoreane, prima di essere impacchettato e spedito a Okinawa. La foto e’ stata scattata in un hangar a Kimpo Air Base, vicino Seoul. Oggi l’aereo si trova esposto al Museo dell’Aeronautica USA a Dayton, Ohio (US Air Force photo)


Breda Twin 30mm Naval Mount

Da War Machine, Orbis Publishing


Shi’ite Grandma

Libano, 1983.


[Cutaway] Colt M16A1 Assault Rifle


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cut proveniente da War Machines/Armi da Guerra.


XM2010 Sniper Rifle

Noto anche come Remington M24E1, l’XM2010 e’ ultimo fucile sniper adottato dall’US Army. Camerato per il .300 Winchester Magnum, monta un ottica Leupold M5 Mark 4 6,5-20×50 ER/T (Extended Range/Tactical). Distribuzione ai reparti previste a partire dal dicembre del corrente anno.


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Si tratterebbe di un radicale upgrade del popolare M24 Sniper Weapon System in .308 (foto sotto), ma ad una rapida occhiata sembra ci sia rimasto ben poco del vecchio fucile 🙂

L’US Army e il Picatinny Arsenal scrivono:

The weapon incorporates advanced corrosion resistant coatings to ensure longevity. The aluminum, steel, and high impact polymers used in the weapon’s construction are lightweight and rugged.

The upgraded weapon features a five-round box magazine to make the system easier to load and reload, with the additional option to change out ammunition quickly. The system is also equipped with a rail-endowed chassis and free floating barrel that allows for easier mounting of weapon accessories and greater accuracy.

The ESR is equipped with a Leupold Mark 4 6.5-20x50mm scope. The variable power scope includes a first focal plane reticle so when the user dials in, the reticle pattern scales with the zoom enabling the sniper to estimate range at any power setting. The scope also employs a reticle pattern that facilitates faster and more accurate range estimation and utilizes mil turret adjustments to eliminate MOA to mil conversion. The targeting stadia reticle allows for simultaneous elevation and windage holds that eliminate the need to dial in adjustments.

After a full and open competition, the Army awarded the firm fixed-price, indefinite-delivery/indefinite-quantity contract for the upgrade of up to 3,600 M24 systems.

ESR starebbe per? Enhanced Sniper Rifle? Booh.


FYLBYBAM (WAS: appunti)


MAB


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16 settembre 1985 – un aviere VAM (Vigilanza Aeronautica Militare) pattuglia il perimetro di un’installazione mobile del 6913th Electronic Security Squadron dell’USAF durante le esercitazioni Display Determination 85. L’arma che imbraccia e’ un mitra Beretta MAB 38/49 calibro 9mm  (photo credit: TSGT Patrick H. Nugent/DoD)


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Lo stesso aviere ripreso accanto ad un aviere dell’USAF armato di fucile M16 calibro 5.56.


[Vintage] Armalite AR-15 Review (1959)

Questa e’ una chicca. Si tratta di una delle prime, se non la prima recensione in assoluto del fucile automatico Armalite AR-15, negli anni sessanta divenuto celebre come M16. A giudicare dalle (pessime) foto allegate,  l’esemplare esaminato dalla rivista Guns (ott. ’59) sembrerebbe uno dei prototipi iniziali, quelli per intenderci con la manetta d’armamento a forma di grilletto capovolto, il mirino anteriore a cresta tipo AR-10 e le parti plastiche color marrone.

Mi hanno domandato come mai nell’articolo non compare mai la munizione .223 Remington (5,56x45mm), oggi riconosciuta come una delle chiavi del successo dell’M16 e di tanti altri fucili d’assalto.  Il motivo e’ semplice: suddetta cartuccia all’epoca era nota come .222 Remington Special! Nell’articolo viene anche citata la sfortunata .224 Winchester E2 (5,64x45mm), presentata dalla Armalite quale alternativa alla 222 RS e infine abbandonata


[Vintage] Where Castro Gets His Guns (1959)

Articolo tratto da Guns magazine del Marzo 1959


[Repost] [Poster] Assault Rifles & Carbines

Ripubblico il poster in oggetto perche’ mi e’ arrivata una cascata di email di gente che mi faceva notare che il vecchio link non funzionava piu’. Fanculo Picamatic.


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–  2200 x 3150 px


Il Vulcan nell’AMX

Come richiesto da alcuni lettori, ecco un paio di immagini inerenti il sistema M61A1 montato sull’AMX:


SUU-16/A & SUU-23/A Gun pods

suu-23

L’SUU-16/A era un gunpod inizialmente sviluppato per equipaggiare i cacciabombardieri F-4C Phantom II. Esso conteneva un cannone M61A1 Vulcan a sei canne rotanti calibro 20x102mm, piu’ una scorta di munizioni pari a 1200 colpi (alcune fonti riportano 1140).

Il pod poteva essere installato sia nel punto d’attacco ventrale (centerline station), sia in uno dei due piloni subalari esterni (outboard wing stations).

Essendo l’SUU-16 privo di batterie, l’alimentazione del motore elettrico del Vulcan avveniva attraverso una Ram Air Turbine (RAT) posizionata sul lato destro della gondola. In sostanza si trattava di una piccola e tozza elica quadripala collegata ad un generatore interno ed azionata dal vento relativo derivante dalla velocità del  velivolo. La corrente prodotta dal generatore avviava dunque il motore che metteva in moto le sei canne dell’M61.

La RAT veniva solitamente estratta nelle fasi che precedevano l’impiego del cannone, ad esempio prima di un duello aereo.

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L’SUU-16/A, benche’ affidabile, poneva comunque alcune limitazioni: per esempio ai piloti non era ufficialmente consentito spingersi oltre i 350 nodi con la RAT in posizione estesa [1]. La turbina, infatti , generava una non trascurabile resistenza aerodinamica, che andava a sommarsi a quella gia’ considerevole del pod.

Oltre a cio’, la presenza dell’SUU-16/A deteriorava le prestazioni complessive dell’apparecchio, oltre ad incrementare il consumo di combustibile. Tale problema era aggravato poi dal fatto che il pod prendeva il posto del serbatoio supplementare normalmente imbarcato durante le missioni MIGCAP. Anche le capacita’ di manovra del Phantom, gia’ di per se non eccezionali, venivano in qualche modo compromesse da quell’ingombrante (e pesante) appendice ventrale.

Il pod soffriva infine di problemi di stabilita’ dovuti alle vibrazioni provocate dall’arma, come peraltro riporta il volumetto della Osprey intitolato “US Air Force F-4 Phantom II MiG Killers 1965-68”:

Firing it from the short centerline pylon caused a certain amount of inaccuracy since the pod vibrated, spreading the stream of shells more widely than a fixed, internal gun.

Va comunque segnalato che alcuni piloti ritenevano tale dispersione in qualche modo utile, anziche’ controproducente. [2] Probabilmente le vibrazioni contribuivano ad allargare la rosata dei colpi, aumentando cosi’ le probabilita’ di colpire il bersaglio.

I primi test dell’SUU-16/A ebbero luogo nel 1964, mentre le consegne iniziarono un paio di anni piu’ tardi. Sulle prime quest’arma venne impiegata unicamente in missioni di strafing contro bersagli terrestri (in questa configurazione l’F-4 poteva imbarcare fino a tre pod! [3] ). Ben presto pero’ l’esigenza di un cannoncino a bordo si fece sempre piu’ pressante fra gli equipaggi dei Phantom impegnati nei duelli aerei nel Vietnam del Nord.

Il 366th Tactical Fighter Wing (TFW), basato a Da Nang e conosciuto come “The Gunfighters“, fu il primo reparto a ricevere l’autorizzazione all’impiego dei pod SUU-16 in compiti aria-aria. I primi F-4C armati di cannone iniziarono a partecipare a missioni operative lungo le Route Package V e VI il giorno 3 Maggio 1967.

I risultati non tardarono a manifestarsi. La prima vittoria aerea ottenuta grazie all’accoppiata Phantom/SUU-16/A si materializzo’ infatti il 14 Maggio 1967, quando il Maggiore Hargrove e il Tenente Demuth abbatterono un MiG-17 a bordo dell’F-4C matricola 64-0660, appartenente al 480th TFS/366th TFW.

Purtroppo, essendo l’F-4C privo di un sistema di mira computer assistito per il cannone, gli equipaggi dovevano fare affidamento ad uno scarno mirino fisso, non dissimile da quelli che si trovavano sui caccia a elica della Seconda Guerra Mondiale. A dispetto di cio’, durante l’arco di un mese i pochi SUU-16 consegnati al 366th TFW contribuirono all’abbattimento di almeno quattro caccia nordvietnamiti, fra cui un MiG-21.

366TFW

L’SUU-16/A venne in seguito rimpiazzato dall’SUU-23/A, molto simile al predecessore, eccetto per il fatto che ospitava al suo interno la versione a recupero gas del Vulcan, conosciuta come GAU-4. Questo particolare rendeva praticamente inutile la presenza della turbina RAT, che di conseguenza venne eliminata. Oltre a cio’, i progettisti aggiunsero una presa d’aria anteriore.

phantomgunpod

Il primo aereo a cadere sotto i colpi dell’SUU-23/A fu un MiG-21 Fishbed nordvietnamita, abbattuto il 24 ottobre 1967 dall’F-4D matricola 66-7750, condotto dal Maggiore William M. Kirk e dal Tenente Theodore R. Bongartz del 433th TFS/8th TFW.

Va fatto notare che l’F-4D, introdotto nel marzo del 1966, fu il primo Phantom fornito di mirino ottico girostabilizzato asservito ad un calcolatore balistico (AN/ASG-22).

8thtfw

Qui di seguito trovate l’elenco delle vittorie aeree ottenute con i pod da 20mm SUU-16/A e 23/A:

1 ) 14 Mag 67 – MiG-17 abbattuto da un F-4C del 480 TFS/366 TFW
2 ) 14 Mag 67 – MiG-17 abbattuto da un F-4C del 480 TFS/366 TFW
3 ) 22 Mag 67 – MiG-21 abbattuto da un F-4C del 39 TFS/366 TFW
4 ) 5 Giu 67 – MiG-17 abbattuto da un F-4C del 480 TFS/366 TFW
5 ) 24 Ott 67 – MiG-21 abbattuto da un F-4D del 433 TFS/8 TFW
6 ) 6 Nov 67 – MiG-17 abbattuto da un F-4D del 435 TFS/8 TFW
7 ) 19 Dic 67 – MiG-17 abbattuto da un F-4D del 435 TFS/8 TFW
8 ) 3 Gen 68 – MiG-17 abbattuto da un F-4D del 433 TFS/8 TFW
9 ) 14 Feb 68 – MiG-17 abbattuto da un F-4D del 555 TFS/8 TFW

Gli SUU-16 e 23 continuarono ad essere impiegati per tutta la durata della guerra, ma con l’introduzione nell’autunno del 1967 dell’F-4E, fornito di M61 interno, furono sempre meno i Phantom ad andare a Nord con i gun pods.

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Dopo la fine del conflitto in Vietnam non si registrarono piu’ abbattimenti aerei con i vulcan pods, ad eccezione di un MiG-21MF iracheno abbattuto il 29 settembre 1980 da un F-4D iraniano del 72th TFW/TFB.7.

Note

[1] Questo particolare viene riportato a pagina 30 del fascicolo “US Air Force F-4 Phantom II MiG Killers 1965-68”, pubblicato dalla Osprey

[2] “Clashes: Air Combat Over North Vietnam, 1965-1972” di Marshall L. Michel, III. pp. 103

[3] Si vedano ad esempio gli F-4B del VMFA-122 dell’US Marine Corps [ LINK ]

vulcanpod22Un pod SUU-16/A in manutenzione. Notare la turbina RAT mentre viene ispezionata da un aviere (USAF photo)

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suu16trialTest a terra del gun pod SUU-16/A. Si noti la turbina RAT collegata al generatore elettrico esterno (non visibile)
USAF photo

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Foto dell’SUU-23/A. Notare la piccola presa d’aria nella parte anteriore (USAF photo)

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Un esemplare di cannone Vulcan (Greg Goebel photo)

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Nastro di munizioni da 20mm

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SUU-23/A installato nella “centerline” di un Phantom II

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Un F-4D dell’aeronautica militare sudcoreana armato di SUU-23/A (USAF photo)

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Un Phantom FGR.2 della Royal Air Force ripreso mentre fa fuoco con un pod SUU-23/A (RAF photo)

3podF-4 della Kansas ANG con 4 (o forse 5?) pod SUU!

Caratteristiche:

SUU-16/A
Tipo: Gunpod
Arma: M61A1 Vulcan
Calibro: 20x102mm
Capacita’ munizioni: 1200 colpi (secondo alcune fonti 1140)
Peso: 772 kg (1701,99 lb)
Lunghezza: 5,05 mt (16,57 ft)
Diametro: 560mm (1,84 ft)

Caratteristiche:

SUU-23/A
Tipo: Gunpod
Arma: GAU-4
Calibro: 20x102mm
Capacita’ munizioni: 1200 colpi
Peso: 788 kg (1738,77 lb)
Lunghezza: 5,05 mt (16,57 ft)
Diametro: 560mm (1,84 ft)


Firepower

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Un caccia notturno P-61 Black Widow ripreso durante i test delle armi di bordo. L’armamento della “Vedova Nera” consisteva in 4 cannoni da 20mm in posizione ventrale, piu’ 4 mitragliatrici calibro .50 poste in una torretta dorsale telecomandata.

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La torretta con le quattro 0.50 priva della carenatura aerodinamica. 6th Night Fighter Squadron (NFS), East Field, Saipan, 1944.