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Valchirie e Centauri

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Elicotteri da ricognizione AB 206 (ERI) dell’Aviazione Leggera dell’Esercito (ALE) sorvolano carri Leopard 1 della Brigata Meccanizzata Centauro (1987)


M21/MAMEE Armament Subystem

Oggi vado ad aggiungere una nuova scheda alla sezione armamenti per elicotteri. Questa volta vi parlero’ di un sistema d’arma familiare a molti piloti o ex piloti di Huey dell’Esercito Italiano: l‘M21/MAMEE.

m21mamee

Negli anni ’60 e ’70 la  Emerson Electric Company di St. Louis (Missouri) fu una delle aziende piu’ attive nel settore degli armamenti per elicotteri. Dopo aver sviluppato per l’UH-1 i sottosistemi d’arma M6 (quattro mitragliatrici M60 binate) e M16 (quattro M60 + lanciarazzi a 7 tubi da 70mm), la Emerson decise di passare alle ben piu’ efficaci gatling. Il primo complesso nato dal nuovo corso fu il sottosistema M21, composto da una coppia di General Electric M134 Minigun su supporti flessibili e due lanciarazzi da 70mm a sette tubi. L’M21 ebbe largo impiego durante la Guerra del Vietnam e venne inoltre esportato in numerosi paesi.

L’M21/MAMEE (Meyer Ammunition Module, Emerson Electric) e’ un derivato dell’M21. L’unica differenza rilevante risiede nel tipo di contenitore delle munizioni. Mentre nell’M21 queste ultime sono alloggiate in un complesso di cassette interconnesse fra loro posizionato dentro la cabina, nel MAMEE i colpi si trovano in una coppia di pod cilindrici esterni montati direttamente sopra i supporti dell’M21 stesso.

mameepod

I supporti del sottosistema  M21 sono noti come Mount Multiarmament, XM156 (disegno in basso).

m156mount

Qui di seguito sono riportate le caratteristiche del pod:

Lunghezza: 1420 mm
Diametro: 280mm
Capacita’: 3000 colpi calibro 7,62 NATO
Peso vuoto: 27.2 kg
Peso carico: 113 kg

Quindi ogni Huey imbarca un totale di 6000 colpi.

L’intero sistema – lanciarazzi esclusi – pesa circa 256 kg a vuoto e 558 carico.

Il supporto flessibile di ogni Minigun assicura un angolo di traversa interno di 12° ed esterno di 70°. L’elevazione e depressione sono invece rispettivamente +15° e -90°. Ecco una tabella esplicativa con gli angoli di fuoco:

minigunanglem21

Miniguns

Minigun, lato destro e sinistro. Quest’arma fu sviluppata dalla divisione armamenti della multinazionale General Electric nella prima meta’ degli anni ’60. Pur con le ovvie differenze, si tratta nell’essenza di una versione in scala ridotta calibro 7,62 NATO del cannone aeronautico M61A1 Vulcan da 20mm. La cadenza di tiro e’ disponibile in due modalita’: 2000 o 4000 colpi al minuto, anche se potrebbe agevolmente arrivare fino a 6000.  L’arma e’ azionata elettricamente mediante un motore da 28 volt a corrente continua (DC). La portata pratica massima e’ attorno ai 1000 metri.

Qui di seguito le dimensioni e i pesi:

– Lunghezza: 801mm
– Lunghezza canna : 559mm
– Peso dell’arma completa di motore e feeder/delinker: 30 kg

Nell’US Army la Minigun e’ designata M134, mentre nell’US Air Force GAU-2/A. La General Electric ha cessato di produrre quest’arma nella prima meta’ degli anni Settanta dopo averne costruite oltre 10 mila.

La Minigun oggi viene prodotta dalla Dillon Aero, una societa’ dell’Arizona che commercializza una variante rivista e migliorata nota come M134D. Entrambi i modelli sono attualmente in uso nell’Esercito Italiano a bordo degli elicotteri AB 205, AB 206 (GE) e NH90 (Dillon Aero).

LANCIARAZZI

L’M21/MAMEE e’ compatibile con vari modelli di lanciarazzi: l’M157, L’M158 e l’M260, tutti e tre a sette tubi, e l’M200 e l’M261 a 19 tubi (questi ultimi raramente  montati assieme alle Minigun per ragioni di peso).

M21rocketstable

Nella tabella in alto potete vedere le tre razziere piu’ diffuse fra gli anni ’60 e gli anni ’80. Da notare che l’M157 e l’M200 sono stati in seguito sostituiti rispettivamente dai dall’ M260 e dall’M261 (esteriormente identici ai predecessori, salvo alcune differenze in termini di peso, costruzione e caratteristiche).

Gli M157, M158 e M200 sono nati per sparare razzi tipo Mk. 4/40 FFAR (Folding-Fin Aerial Rocket) da 2,75 pollici (70mm), nell’USAF conosciuti anche come Mighty Mouse. Il Mk 4 nacque in origine come arma aria-aria, ma a partire dalla seconda meta’ degli anni cinquanta esso fu gradualmente abbandonato a favore dei missili come il Falcon e il Sidewinder. In seguito la Marina e l’Esercito USA lo rielaborarono come arma aria-superficie, sviluppando un gran numero di testate e spolette.

Ogni razzo si compone da tre parti principali: il motore Mark 40,  la testata e la spoletta. Al motore a razzo possono essere abbinate testate di vario tipo: ad alto esplosivo (M151), HEAT/HEDP (M247), al fosforo bianco (M156), con flechettes (WDU-4/A), submunizioni (XM80 e 99), illuminanti (M257) e cosi’ via. Ad ogni testata e’ associata una spoletta, che puo’ essere “ad impatto” (es. M423), oppure “airburst” (M442) o “proximity airburst” (M429).

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Data la varieta’ di testate, ogni razzo ha peso e dimensioni lievemente differenti. Un Mk 4 con testata M151, per fare un esempio, ha una lunghezza di 138 cm e un peso di 10,4 kg.

I razzi da 70mm hanno una portata massima teorica attorno agli 8 km, ma nei fatti quella pratica non oltrepassa i 2-3 km, che possono scendere fino a 500/1000 m in caso di pinpoint target o piu’ in generale se si vuole ottenere un apprezzabile grado di precisione. Essendo armi a traettoria balistica, i razzi Mk 4 sono privi di qualsivoglia sistema di guida e di conseguenza la precisione diminuisce con la distanza (e nemmeno di poco). Quest’ultimo fattore va tenuto in considerazione sopratutto quando si opera in presenza di truppe amiche nell’area di operazioni al fine di evitare spiacevoli casi di blue on blue (fuoco amico).

L’area d’impatto della salva di razzi e’ subordinata alla distanza e alla ripidita’ dell’angolo d’attacco. Tanto maggiore sara’ quest’ultimo, tanto piu’ i razzi raggiungeranno terra in modo raggruppato e preciso. Il gunner solitamente lancia due razzi per volta (uno per lanciatore), ma se necessario e’ possibile scaricare l’intera dotazione razzi (14 nel caso del’M21) in un’unica salva.

Per quanto riguarda invece la letalita’, una tipica testata HE a frammentazione ha un casualty radius attorno ai 50/60 metri.

A partire dagli anni ottanta questa generazione di razzi e’ stata progressivamente soppiantata dalla serie Hydra 70, basata sul piu’ performante motore a razzo Mk 66. La compatibilita’ con le precedenti testate resta in ogni caso garantita.

CONGEGNI DI MIRA

I congegni di mira dell’M21/MAMEE sono gli stessi dell’M21 base, ossia un mirino reflex tipo M60 per i lanciarazzi, piu’ una sighting station M6 per il puntamento e il controllo delle due Minigun.

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Nella tabella
A sinistra, il mirino reflex M60; a destra, la sighting station M6.

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Un’immagine della sighting station M6 in posizione estesa.

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Ecco come si presentano i due congegni di mira M6 e M60 nel cockpit di un UH-1. L’M60 e’ qui in posizione ripiegata.
(Art by Steve Noon/Osprey Publishing)

panelcockpitweapIntervallometro, Pannello Armamenti e maniglia per lo sgancio manuale d’emergenza dei carichi bellici (jettison handle)

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M21/MAMEE dell’Aviazione dell’Esercito Italiano (Aves) a bordo di un AB 205. Questa Minigun monta il cosiddetto bullet trap, una sorta di cappuccio di sicurezza blindato che viene applicato durante le operazioni di manutenzione, hot-gun clearing, o in tutte quelle occasioni in cui la mitragliatrice potrebbe essere armata, ma non in uso. Il lanciarazzi e’ l’anziano M158A1, sviluppato nei primi anni Sessanta e impiegato nel lungo conflitto in Vietnam. L’Esercito Italiano e’ uno degli ultimi utenti ad usare l’M21/MAMEE e l’unico a montarlo nei Model 205. Le forze armate USA hanno radiato l’M21 negli anni ottanta (all’epoca era in servizio nella sola Guardia Nazionale).

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M21 MAMEE: complesso dx su carrello
(SOURCE)

M21MAMEE2Vista frontale.

m21mogAB 205 dell’Aves con M21/MAMEE in volo sopra Mogadiscio, in Somalia.

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In questa foto, scattata in Vietnam, e’ possibile vedere il sottosistema M21 originale, privo dunque del pod cilindrico e con il nastro munizioni che porta al contenitore dentro la cabina.


[VIDEO] Somalia Vent’anni Dopo

Un semplice, ma interessante ed onesto documentario sulle attivita’ del contingente italiano nel corso delle operazioni ONU “Restore Hope” (UNOSOM I)  e “Continue Hope” (UNOSOM II), in Italia meglio note come “Ibis I&II”. Abbondanti i filmati in cui si vedono all’opera i nostri soldati. Da vedere.

 

PARTE 1

 

PARTE 2

Per gli interessati, segnalo anche la pagina dedicata alla composizione del contingente ITALHELY dell’Aves:
https://sobchak.wordpress.com/2011/12/20/composizione-squadrone-elicotteri-italhely-ibis-somalia-1992-94/


La gatta della discordia

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Ormai alle soglie del 2014, tocca leggere anche questa roba:

http://www.corriere.it/animali/13_dicembre_22/aiuto-gatta-processo-all-ufficiale-barbara-84d07b68-6adb-11e3-b22c-371c0c3b83cf.shtml

http://www.theguardian.com/world/2013/dec/22/italian-army-reservist-prosecuted-cat-life

Ora, io capisco le precauzioni sanitarie, le disposizioni e tutto quanto, ma provvedimenti del genere sono a mio parere da mentecatti. Uno spreco di tempo e di danaro per una vicenda che si poteva certamente risolvere in altro modo, gestendo la cosa lontano dai riflettori e, sopratutto, senza scomodare la magistratura militare. Il 7 febbraio 2014 la Balanzoni verra’ infatti processata con l’accusa di disobbedienza aggravata e continuata.  Dieci mesi d’istruttoria, e ora il processo. Complimenti.

E intanto la notizia sta rimbalzando in tutte le testate del mondo, dove ovviamente rimediamo figure da cioccolatai. Una battaglia che l’Esercito Italiano ha moralmente e mediaticamente gia’ perso (ovvero bad PR + Catch 22). E tutto perche’ un ufficiale medico ha mostrato empatia verso una gatta gravida in difficolta’ rifugiatasi sotto una struttura del compound Villaggio Italia.

Il fatto e’ uno e uno soltanto: i gatti nelle basi e negli accampamenti militari sono sempre esistiti nel corso della storia. Rappresentano una realta’, una piacevole realta’, e talvolta anche una benedizione, come nel caso del Staff Sergeant Jesse Knotts, che distrutto per aver perso due amici in un attacco suicida in Afghanistan, ha ritrovato la forza proprio grazie ad un gatto trovatello, che in seguito ha provveduto a portare con se nel natio Oregon.

http://lovemeow.com/2013/03/soldier-saves-afghan-cat-he-was-my-saving-grace/

Leggete la storia e guardate il video. E casi simili sono diffusi presso altri eserciti nei teatri piu’ disparati. Parlando di Forze Armate Italiane, leggevo poco fa sul sito web de Il Tirreno:

E’ una vergogna! Mio marito in missione in Kosovo nel 2003, con i suoi colleghi, autotassandosi, hanno provveduto alle vaccinazioni e sverminazione dei cuccioli di una canina che era nella loro base di Pec!!! In Libano avevano adottato la gatta in base e i suoi micini! In ogni missioni che ha svolto mio marito erano presenti “amici pelosi” amati e trattati con il cuore!

Piena solidarieta’, dunque, alla Balanzoni.


Calibro .50 sui Chinook italiani

Sulla scia di molti reparti elicotteri stranieri (vedere Heeresfliegertruppe, US Marine Corps e British Army Air Corps), anche l’Esercito Italiano ha deciso di adottare la mitragliatrice pesante M3M calibro .50 (12,7x99mm) prodotta dalla belga FN Herstal.  Su quest’arma non c’e’ molto da dire, a parte che si tratta dell’ennesima declinazione della leggendaria M2, progettata quasi un secolo fa dal piu’ famoso dei Mormoni: John Moses Browning. La M3M andra’ ad equipaggiare i nuovi ICH-47F Chinook dell’Aviazione dell’Esercito (Aves), e nella fattispecie finira’ nella postazione sita nella rampa. In poche’ parole il tailgunner non avra’ piu’ a che fare con la mitica MariaGrazia su sottosistema M41.

A questo proposito vale la pena di ricordare che qualche mese si e’ tenuto presso la sede della FN di Herstal, il 1° Corso di Qualifica su M3M per il personale dell’Aves. Ecco uno scan tratto dall’ultimo numero della rivista Basco Azzurro:

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A quanto ho capito, le altre due postazioni ai fianchi manterranno invece le MG42/59 su sottosistema M24. Qualcuno conferma o smentisce?

 


Agusta AT-129B Mangusta – L’Hind Italiano

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L‘AT-129B e’ una versione ingrandita e altamente modificata dell’elicottero d’attacco controcarro A-129. A differenza di quest’ultimo, l’AT-129B e’ dotato di un vano di carico che permette di trasportare soldati (fino a un massimo di 6), oppure feriti in barella (fino a tre). Esso ha inoltre un carrello triciclo completamente retrattile, rotore di coda “a forbice” ed un cannone a tre canne rotanti da 20mm tipo M197 in una torretta sotto il muso.


Bold Quest 2013

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Lo scorso Giugno si e’ conclusa presso la MCAS (Marine Corps Air Station) a Cherry Point (North Carolina, USA) l’esercitazione”Bold Quest 2013”. Organizzata dal US Joint Staff J6, l’esercitazione aveva lo scopo di verificare sul campo le tecnologie emergenti per la “Combat Identification” e conseguire tra i Paesi alleati l’interoperabilità dei sistemi per evitare il rischio di fuoco fratricida. Inoltre, la Bold Quest ha lo scopo di valutare tecnologie avanzate con focus sulla Digitally aided Close Air Support (DaCAS) per implementare la capacità VMF (Variable Message Format) che consente di inviare informazioni in formato digitale direttamente all’avionica del vettore aereo senza l’interfaccia del pilota. Tali informazioni oggi viaggiano via radio tra il FAC/TACP (Forward Air Controller/Tactical Air Control Party) e il pilota. FOTO: Ministero della Difesa.