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[PDF] Close Air Support vs Close Combat Attack

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In materia di supporto aereo c’e’ un po’ di confusione sui termini/acronimi da utilizzare e il relativo significato.

CAS, TIC, BAI, CCA. Di cosa stiamo parlando?

Secondo l’US Air Force, il termine piu’ abusato via radio dagli uomini della coalizione in Afghanistan e’ “Troops In Contact” (TIC). E’ infatti emerso che parecchi soldati non hanno ben chiaro il reale significato di tale espressione e che di conseguenza richiedano il supporto aereo anche quando non e’ effettivamente necessario.

Ma il buio assoluto sopraggiunge quando spunta fuori “Close Combat Attack” (CCA).

Se volete saperne di piu’ sulla differenza fra CAS e CCA vi consiglio di scaricare questa breve (48 pp) monografia in .PDF del Maggiore Patrick Ryan Wilde (US Army).

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[Article] The Army VTOL Surveillance Aircraft Program

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Articolo di sei pagine di G.I Schuck e J. Beebe (Army Materiel Command) pubblicato dalla Society of Automotive Engineers, Inc.

PDF / 826 kb

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[PDF] The SA-2 and Wild Weasel – the nature of technological change in military systems

Il doGumenDo che vi presento oggi e’ in pratica una tesi in cui viene discusso l’impiego e le prestazioni del missile SAM di fabbricazione Sovietica SA-2 Guideline e l’impatto dei velivoli Wild Weasel nelle operazioni oggi note come SEAD (Suppression Enemy Air Defense). Ovviamente il periodo storico e’ la Guerra del Vietnam e piu’ in generale le operazioni aeree in Asia Sudorientale.

Suddetta tesi e’ stata pubblicata nel 1994 dall’allora Capitano Patrick K. Barker (USAF) presso la Lehigh University in Bethlehem, Pennsylvania.

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162 pages
Format: PDF
Size: 8.4 mb


[DOC] Three-engined F-106B – NASA Technical Memorandum (1973)

Qualcuno di voi forse si ricordera’ del mitologico F-106B NASA matricola N616NA modificato con l’aggiunta di tre turbogetti J85 subalari. Colgo l’occasione quindi per postare qualche bella immagine corredata da un breve technical paper dell’agenzia spaziale NASA.

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Photo: NASA

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Photo: NASA

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Photo: NASA

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NASA TECHNICAL MEMORANDUM
Comparision of ground and flight test results using a modified F-106B aircraft

by Fred A. Wilcox
Lewis Research Center Cleveland Ohio

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5 mb / .pdf / 20 pp


[DOCS] A Case Study of the F-20 Tigershark (was: Perche’ l’F-20 falli’)

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Quest’oggi posto un documento del think tank RAND che analizza, e in modo abbastanza obbiettivo, il fallimento del programma F-20 della Northrop.

Il Tigershark e’ stato uno dei caccia moderni piu’ chiacchierati, e per quanto fosse nel complesso una macchina ben progettata, valida e performante, sono ancora troppi coloro che gli attribuiscono un’aura mistica che, a mio parere, non gli spetta. Si, il leggendario e stimato Chuck Yeager ci ha volato e lo ha riempito di elogi, ma non dimentichiamo che all’epoca dei collaudi il buon Yeager era consulente proprio della Northrop. Come faccia certa gente a non vedere il palese conflitto d’interessi proprio non lo so. I fan che incolpano l’amministrazione Carter per l’insuccesso sono pero’ i piu’ divertenti, visto che solo il mantenimento delle restrizioni sull’esportazione degli armamenti avanzati come l’F-16 (introdotte appunto da Carter), avrebbero consentito all’F-20 di assicurarsi ordini di un certo rilievo nel lungo periodo. E da chi furono tolte queste restrizioni? Da un certo Ronnie Reagan.

Del resto gli autori dello studio RAND qui proposto scrivono:

The Tigershark’s marketing failure was due partly to: bureaucratic politics, poor or risky managerial decisions, bad luck, but largely to changes in U.S. export policy.

Tutto cio’ ha portato alla nascita delle peggio teorie complottarde.

Ma ragioniamo un attimo: davvero qualcuno si aspettava che il governo USA e l’apparato militare-industriale appoggiassero l’F-20 (un programma ad iniziativa privata) dopo la vittoria dell’YF-16 al concorso LWF (1975)? A me sembra fantascienza, anche perche’ l’F-20 volo’ solo nel 1982, e per quella data l’F-16 era gia’ stato consegnato non solo all’U.S. Air Force, ma anche alle forze aeree di diversi paesi, fra cui Belgio, Olanda, Danimarca e Norvegia. Non dimentichiamoci infatti che i paesi in questione, dopo la vittoria del Falcon, stipularono ufficialmente un accordo per la fornitura di 348 macchine durante il Salone Aeronautico di Parigi del 1975 (Il famoso “Contratto del Secolo”). L’accordo prevedeva non solo l’acquisto degli aeromobili, ma anche l’inaugurazione di ben due linee di assemblaggio in Europa, rispettivamente in Olanda (Fokker) e Belgio (SABCA). Dunque General Dynamics, subcontractors e Governo USA avevano gia’ posto solide fondamenta nel vecchio continente (e non solo!). E alle nazioni sopra elencate si aggiunsero presto Israele, Venezuela, Grecia, Portogallo e Turchia, che a meta’ degli anni ottanta ne intraprese pure la produzione su licenza. E il successo non sembrava arrestarsi (e infatti, come sappiamo, non si arresto’ affatto, anzi…).

C’e’ infine da fare un discorso di prestigio e diplomazia, come intelligentemente fanno notare gli autori dello studio:

“The F-16A, for example, was regarded as more prestigious than either the F-5G (F-20) or the F-16/79 FX planes. This was true both to its relatively advanced technology and its instant credibility as an aircraft within U.S. inventory.”

E ancora

“Developing countries frequently portrayed U.S. willingness to sell them advanced fighter aircraft as a symbol of U.S. intentions and friendship. Consequently, danying sales of advanced aircraft to nations was interpreted as a signal of encumbered relations and unwillingness to aid in the defense of our allies.  The bottom line for third world buyers of lightweight fighters is not affodarbility, instead prestige and performance appear to have been stronger criteria in selecting fighter planes”

Limitare la vendita e la diffusione dell’F-16, in sostanza, sarebbe stato un comportamento miope e poco saggio. Negli anni ’80 la Francia mise senza tanti complimenti sulla piazza il Mirage 2000, mentre l’URSS aveva piani di esportazione per due fuoriclasse come Fulcrum e Flanker (finiti, poi, a cani e porci). E gli USA con cosa avrebbero dovuto rispondere? Con un F-5 agli steroidi? Follie, soprattutto dopo un decennio cruciale per l’evoluzione degli aerei da caccia come gli anni settanta, e clienti (vecchi e nuovi) che avevano “sete” di novita’. E l’F-20, per quanto appetibile, rimaneva un aereo nato da un caccia per l’esportazione degli anni cinquanta, quindi con prospettive di sviluppo inferiori rispetto al piu’ moderno e rivoluzionario Viper.

Bon, il link per scaricare il PDF dello studio RAND e’ in fondo la pagina. Buona lettura 🙂

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PDF // 1.3 MB // 30 pp

(Source)


[DOCS] LA MINACCIA DEGLI IMPROVISED EXPLOSIVE DEVICE (I.E.D.): DISAMINA E POSSIBILI VIE DI CONTRASTO

Sul sito ufficiale del Ministero della Difesa ho trovato un interessantissimo studio sugli IED realizzato dal Generale di Brigata (Riserva) Dr. Fernando Termentini e dal Dr. Lorenzo Striuli. Consiglio a tutti di leggerlo, sopratutto se siete a digiuno di ordigni esplosivi improvvisati e desiderate saperne di piu’.

Qui l’abstract

Gli Ordigni Esplosivi Improvvisati (Improvised Explosive Device, o IED) sono dispositivi costruiti artigianalmente, utilizzando anche materiale di derivazione bellica, dove diventa fondamentale la preparazione specifica e la “fantasia” di colui che pensa e realizza l’ordigno.  Nella maggior parte di casi, la “materia prima“ utilizzata è costituita da residuati bellici non esplosi (Unexploded Ordnance, o UXO), come proiettili di artiglieria, mine, munizionamento vario di medio e grosso calibro, materiale esplodente ed innescante in generale.  Gli IED hanno trovato e trovano largo impiego soprattutto se si opera in condizioni di minaccia generalizzata con la partecipazione di forze non governative e/o organizzazioni substatuali contrapposte a organismi militari ufficiali.  Si tratta di situazioni nelle quali l’effetto sorpresa ha una valenza dominante unitamente al senso di non sicurezza che può ingenerarsi, tutti fattori che inducono a un impiego generalizzato di IED per conseguire effetti destabilizzanti di vasta risonanza.

Qui l’indice:

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Per scaricarlo

CLICCATE QUI

(Pdf; 108 pp; 2 mb)

Buona lettura!


[PDF] TM9-1010-207-12 – Aviation Unit Maintenance Manual for Armament Subsystem, Helicopter, 40 Millimeter Grenade Launcher, M5

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In questa pagina troverete l’ultima edizione in .pdf del manuale del sottosistema d’arma M5, basato sul lanciagranate automatico da 40mm M75. Questa installazione fu ideata negli anni sessanta per le cannoniere Huey modello UH-1B e UH-1C, ma in seguito fu adattata anche per essere montata a bordo dell’ACH-47 Guns-a-go-go, e negli hovercraft sperimentali Bell ACV del 39th Cavalry Platoon (9th ID). Mentre il lanciagranate M75 era costruito dalla Philco-Ford (poi Ford Aerospace), tutto il resto del sottosistema, ossia torretta, tamburo munizioni, convogliatore granate, sistema di puntamento e pannello di controllo erano realizzati dall’US Army presso il noto Arsenale di Springfield, nel Massachussets. In genere l’M5 veniva abbinato ad altri armamenti. Ad esempio ai lanciarazzi da 70mm (M158 o M200) oppure al sottosistema M16 (quattro M60 e due lanciarazzi M157 o M158).

Il manuale si compone di circa 122 pagine in cui viene descritto minuziosamente il sistema M5, comprese ovviamente le parti dedicate all’installazione e manutenzione.

coverm5TM9-1010-207-12
Aviation Unit Maintenance Manual for Armament Subsystem, Helicopter, 40 Millimeter Grenade Launcher, M5
Headquarters, Department of the Army, Washington D.C., 10 December 1975

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Pdf – 26 mb

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Il sistema M5 montato su supporto per esposizione. Notare la Sighting Station manovrata dall’uomo sulla destra.
(Photo: Army Materiel Command)

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UH-1C HueyHog dell’1-9
(Photo: gunsagogo.org)