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[VIDEO] Army-Air Force Exercise 1960s (Song 2)



Nuovo breve video by Sobchak. Manovre army-usaf tenute negli anni sessanta. Hercules, M60, M113 (al loro debutto!), Huey, H-34, Mohawk, lanciafiamme e chi piu’ ne ha piu’ ne metta 🙂


Operation AMIGOS – Il primo (ed incruento) dispiegamento operativo dello Huey

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Per ovvie ragioni, siamo soliti associare l’elicottero UH-1 Huey al conflitto in Vietnam, a cui prese parte dal 1962 fino agli ultimi drammatici giorni dell’Aprile 1975. Tuttavia il debutto operativo di questa macchine al di fuori dei confini nazionali statunitensi e’ avvenuto dall’altra parte del globo, e per motivi diametralmente opposti.

Il 22 Maggio 1960, una scossa di magnitudo 9,5  devasta letteralmente il Cile, e in modo particolare la parte meridionale. L’epicentro e’ localizzato nei pressi della cittadina di Lumaco, a poco meno di 600 km a Sud dala capitale Santiago. La potenza della scossa e’ tale da scatenare uno tsunami che raggiunge le isole Hawaii, spingendosi fino in Nuova Zelanda, Giappone e Filippine.  Le vittime sono alcune migliaia, mentre la stima dei sfollati oscilla fra i due milioni e i due milioni e mezzo. L’intero paese e’ in ginocchio. Questo evento catastrofico, meglio noto come il “Grande Terremoto Cileno”, è ancora oggi il più potente mai registrato dai sismografi.

Il dispositivo dei soccorsi, nazionale ed internazionale, non tarda a mobilitarsi. Governi, organizzazioni umanitarie, financo semplici individui giungono in Cile desiderosi di portare il proprio aiuto e conforto alla popolazione colpita.

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LO ZIO SAM SI MOBILITA

Gli Stati Uniti vennero immediatamente contattati dal Governo Cileno attraverso il Dipartimento di Stato per accordarsi sulle modalita’ d’intervento. Le forze armate statunitensi, che disponevano di un sistema sanitario equipaggiato per dispiegamenti in ogni parte del globo, si attivarono di li a poco.

Il giorno 25 Maggio lo Stato Maggiore Congiunto autorizzo’ l’US Army all’avvio delle operazioni di aviotrasporto di due ospedali da campo, completi di personale ed attrezzature mediche e di supporto. I militari statunitensi si attivarono sia per assistere direttamente la popolazione, sia per prevenire eventuali esplosioni di epidemie.

Il ponte aereo dagli USA verso il Cile venne per l’occasione battezzato OPERATION AMIGOS.

Gli ospedali selezionali per questa missione furono due: il 15th Field Hospital di Fort Bragg (North Carolina) e il 7th Field Hospital di Fort Belvoir (Virginia). Il 15th FH fu imbarcato alla base aerea di Pope, sempre nei pressi di Bragg, mentre il 7th alla base area di Andrews, a Washington D.C.

Ciascun ospedale, dalla capacita’ di 400 posti letto, ebbe inoltre assegnati alcuni asset extra:

– un’unita’ di addetti alla purificazione delle acque;
– un distaccamento lavanderia;
– un team dei reparti trasmissioni (Signal Corps).

Lo staff medico professionale (uomini e donne del Medical Corps e dell’Army Nurse Corps) del 15th Field Hospital proveniva dagli ospedali militari di Fort Bragg, Fort Gordon, Fort McPherson e Fort Jackson.

Il 7th Field Hospital reperi’ invece il personale dal celeberrimo Walter Reed Army Medical Center e dagli ospedali militari di Aberdeen Proving Ground e Ford Meade, cosi’ come dal Valley Forge General Hospital. Ogni ospedale da campo dell’esercito contava su uno staff di 210 uomini.

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In totale l’US Army assemblo’  550 uomini e oltre 557.000 tonnellate di materiali vari (inclusi 140 tende, 2000 coperte e 64t di attrezzature radar). Per trasportare tutto questo “ambaradan” in tempi rapidi fu necessario mobilitare una flotta di ben 59 aerei cargo appartenenti al MATS (Military Air Transport Service). Per la precisione si trattava dei Douglas C-118 Liftmaster e C-124 Globemaster, uno dei pesi massimi della flotta USA.

Per la cronaca, entrambi i modelli erano propulsi da motori radiali. Niente turbogetti o turboeliche, buoni vecchi stellari esattamente come nella II Guerra Mondiale! Del resto, nel 1960 non esistevano ancora veri e propri aerei militari da trasporto pesante a getto (il primo fu il C-141 del 1963).

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La rotta da seguire era piuttosto lunga e si snodava per circa 9600 km. Il primo volo per il Cile parti’ da Pope AFB alle 5:09 del 26 maggio, mentre il secondo da Andrews AFB 40 minuti piu’ tardi. Il comando operazioni del MATS aveva predisposto il decollo di un aereo ogni ora, ininterrottamente fino all’arrivo di tutti gli uomini e materiali inviati. Il MATS non era nuovo a queste missioni: due anni prima, ad esempio  si era occupato del ponte aereo in Libano.

L’US Army porto’ inizialmente con se anche 15000 pacchi di razioni da campo, piu’ 225 pacchi di razioni speciali noti come “Aid Station Beverage Pack & Hospital Supplement“, oltre a un paio di Medical Maintenance Units (MMU). Questi rifornimenti, preparati ed inviati dal New Cumberland General Depot (Pennsylvania), furono caricati e fatti partire da Olmsted AFB (Pennsylvania).

A dispetto di cio’, gli aiuti sembravano non bastare mai, tanto che il Ministero della Sanita’ Cileno fu costretto a richiedere, attraverso la Military Medical Supply Agency (MMSA), 1400 bottiglie di vaccino contro il tetano e antitossine contro la cancrena gassosa al Louisville Medical Depot (Kentucky). Queste ultime consegne giunsero in Cile attraverso un comune (e piu’ economico) volo commerciale.

DEWEY, LEWEY… AND HUEY!

Nel pomeriggio del 26 Maggio, lo Stato Maggiore Congiunto richiese all’esercito anche un altro articolo molto apprezzato in caso di calamita’ naturali: l’elicottero. Mezzi ad ala rotante parteciparono alle prime operazioni di soccorso gia’ a partire dagli anni Quaranta, ma fu solo nel decennio successivo che queste macchine raggiunsero la piena maturita’.

L’US Army invio’ in Cile la crema dei loro reparti di Air Ambulance, e nella fattispecie il 56th Medical Detachement (HA) di Fort Bragg (North Carolina) e il 57th Medical Detacement di Fort Meade (Maryland), entrambi inquadrati nella 45th Medical Company (Air Ambulance), attivata a Bragg proprio attorno alla meta’ del 1960. I distaccamenti 56 e 57 erano stati da poco riequipaggiati con il Bell HU-1A Iroquois, un nuovo elicottero propulso da un motore a turbina che di li a poco avrebbe raggiunto una fama ed un successo planetari.  L’HU-1A, entrato in servizio appena due anni prima, venne scelto soprattutto per via della turbina che, rispetto ai motori a pistoni, offriva un eccellente rapporto peso/potenza, nonche’ prestazioni nettamente superiori alle quote piu’ elevate (buona parte del territorio Cileno e’ infatti montuoso). Queste macchine, che potevano imbarcare due lettighe o cinque pazienti seduti, sostuirono gradualmente gli oramai obsoleti Sikorsky H-19D Chickasaw con motore radiale.

Al contingente dell’US Army in Cile vennero assegnati dieci HU-1A (cinque per distaccamento). Gli Huey partirono a bordo di C-124, ognuno dei quali poteva ospitarne due. Ai dieci elicotteri si uni’ anche un nucleo del 25th Transportation Army Aviation Maintenance Company (Fort Bragg) composto da una dozzina di uomini incaricati della manutenzione e del supporto degli aeromobili.

Questi elicotteri, gestiti dall’Army Medical Service (AMEDS), e pilotati da aviatori del Medical Service Corps (MSC), giocarono un ruolo fondamentale nelle attivita’ di soccorso. Non solo salvarono feriti ed evacuarono i senzatetto da zone impervie e isolate, ma contribuirono al controllo dall’alto delle aree disastrate attraverso voli di ricognizione. Va infatti fatto presente che il terremoto aveva seriamente danneggiato e compromesso la rete stradale e le vie di comunicazione cilene.

NELLA FOTO IN BASSO: DUE DEI DIECI HUEY INVIATI IN CILE

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Gli Huey trasportarono inoltre cibo, coperte, capi di vestiario, medicinali, acqua e personale medico nelle aree disastrate e soprattutto quelle irraggiungibili con autoveicoli. Importante sottolineare che molte delle missioni compiute da questi elicotteri erano a diretto supporto di un importante programma che mirava a prevenire le epidemie e che prevedeva l’elitrasporto di dottori Cileni incaricati di effettuare vaccinazioni di massa.

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THE HOSPITALS

Appena giunti a Santiago, gli aerei che trasportavano il 15th Field Hospital vennero riforniti di carburante, dopo di che decollarono dirigendosi verso Puerto Montt, a 800 km a Sud della capitale. Li dovette essere allestita una pista da 6000 piedi per i C-124 Globemaster II, comprensiva di radar mobile per l’assistenza all’atterraggio. I materiali che componevano l’ospedale vennero dapprima scaricati e infine trasportati in uno stadio che in seguito divenne a tutti gli effetti il sito dell’accampamento ospedaliero. L’arrivo del contingente USA fu particolarmente apprezzato anche per il fatto che l’ospedale civile di Puerto Montt era stato completamente demolito dal sisma.

Per quanto riguarda invece il 7th Field Hospital, i materiali vennero scaricati direttamente a Santiago e infine trasportati su treni e autocarri in un sito presso la citta’ di Valdivia. Quest’ultima non solo era priva di campi di aviazione adatti alle operazioni dei C-124, ma risultava anche la localita’ piu’ colpita dal sisma.

IN BASSO: LA DISLOCAZIONE GEOGRAFICA DEI DUE OSPEDALI DA CAMPO

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La piena operativita’ del 15th Field Hospital venne decretata il giorno 29 Maggio, mentre quella del 7th Field Hospital il 1 giugno. Il 15th FH disponeva di otto elicotteri HU-1A, mentre il 7th prese in consegna i restanti due.

Volare in Cile presento’ molti problemi, come ebbero a dichiarare gli stessi aviatori dell’esercito. Le cattive condizioni meteo, unite al fumo e alla cenere vulcanica provenienti dall’eruzione del Puyehue, complicarono ulteriormente le operazioni di soccorso con gli elicotteri. L’alterazione della topografia di un paese dal territorio gia’ di per se complesso, pose inoltre problemi di navigazione e di identificazione del territorio da sorvolare.

A dispetto di tali ostacoli, nei primi tre giorni il personale dell’US Army riusci’ a ricoverare e trattare 200 pazienti, mentre altri 600 furono esaminati e vaccinati. Nello stesso lasso di tempo gli Huey trasportarono circa 8,5 tonnellate di aiuti alla popolazione che abitava nelle regioni piu’ remote e difficili da raggiungere via terra.

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Vista parziale del 7° ospedale da campo di Puerto Montt.

hueychile2La missione sanitaria dell’US Army ebbe termine alla fine di giugno. Fatta eccezione per alcuni piccoli distaccamenti di supporto, gran parte del personale era rientrato in patria entro il 30 del detto mese. il Governo USA decise nel frattempo di donare al governo Cileno i due ospedali, cosi’ come tutti gli equipaggiamenti. Attorno alla meta’ di luglio entrambe le strutture campali erano nelle mani del personale sanitario Cileno.

La prontezza operativa e la rapidita’ d’intervento dei reparti di sanita’ dell’US Army furono la dimostrazione piu’ lampante che la riorganizzazione dei medesimi stava procedendo per il verso giusto. Determinante fu anche il contributo dell’Air Force. Grazie alla collaborazione dei trasporti aerei dell MATS, un ospedale da campo poteva essere organizzato, aviotrasportato e reso operativo entro pochi giorni in qualunque parte del mondo indipendentemente dalla distanza.

Dal canto loro il 56th e il 57th Detachment ottennero encomi e apprezzamenti sia in Cile che in patria. L’American Helicopter Society decise di per questo omaggiare entrambe le unita’ con il William J Kossler Award per le straordinarie prestazioni registrate in terra Sudamericana.

L’intervento degli Huey permise altresi’ di individuare i punti deboli di questo elicottero. O sarebbe meglio dire, “IL” punto debole, ossia la potenza della turbina, giudicata talvolta insufficiente per le operazioni alle quote piu’ elevate. A dispetto di cio’, il rapporto annuale del Surgeon General relativo al 1960 segnalava:

“Excellent reports have been received on the HU-1A’s ability to perform well in all of weather and at varying altitudes while fully loaded.”

Ad ogni modo nel giro di pochi anni gli Shaft Horsepower della T53 aumentarono progressivamente passando dagli 860 del modello UH-1A, ai 1400 dell’UH-1H.

Grande successo riscossero i portelloni scorrevoli presso il personale medico e paramedico, abituato al singolo e angusto portello dei precedenti Sikorsky H-19 o, peggio, alle lettighe esterne degli anziani H-13. Andrebbe segnalato che l’idea dei portelloni fu implementata proprio per venire incontro alle esigenze dei feriti trasportati nelle lettighe. La stessa fusoliera fu concepita per l’alloggiamento delle lettighe standard dell’Army Medical Corps (AMC), che per la cronaca misuravano 225 x 60 cm.

Per ora questo e’ quanto. Mi sarebbe piaciuto inserire molti piu’ dati, informazioni e immagini, ma sfortunatamente non sono riuscito a trovare altro. Materiale sulle attivita’ dell’operazione AMIGOS, cosi’ come del contingente sanitario non sono, purtroppo, facili da reperire.

 FONTI:

– U.S: Army Medical Department – Office of Medical History
– US Army Aviation Digest 1960-1961
Photos: US Army Aviation Museum, AMEDD, US Army


Alenia-Bitchcraft T-69A Whorat

TOPONS

Ladies and Gentlemen: il Whorat! Il nuovo addestratore avanzato della U.S. Air Force!
Versione locale del mitologico AMX-T.
Inchinatevi! Come hanno fatto a Sheppard  AFB (ma non per i motivi che credete!)

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Quando lo Huey faceva paura all’Air Force

“The helicopter is aerodynamically unsound… and no matter what the Army says, I know that it does not need any.”
Risposta del Director of requirements dell’U.S. Air Force al Maggiore Generale dell’US Army James Gavin alla richiesta di quest’ultimo di ottenere piu’ elicotteri.

Siamo nell’estate del 1964 e i protagonisti del seguente aneddoto sono nientemeno che il Generale Curtis E. LeMay, padre del SAC, nonche’ Chief of Staff dell’USAF e il Generale Harold K. Johnson, che proprio in quei giorni aveva ottenuto la promozione a Chief of Staff dell’US Army.

Due ufficiali che, per indole e forma mentis, erano agli antipodi. Al brillante e aggressivo “falco” LeMay (classe 1906) si contrapponeva Johnson (classe 1912), un uomo mite e serafico, noto per la sua straordinaria integrita’ e per il suo scetticismo nei confronti dell’uso della forza militare senza una chiara visione strategica politico-militare. Due individui, insomma, che si compensavano a vicenda.

Ma veniamo all’aneddoto.

L’Aeronautica USA non solo considerava il supporto aerotattico un’attivita’ di serie B (tendente al C), ma era anche nevroticamente ossessionata dai progressi compiuti dall’Esercito con l’aeromobilita’ e gli elicotteri armati. Tale ossessione era tipica delle alte sfere dell’Air Force, che vedevano tutto cio’ come un’intrusione in quelle che ritenevano loro competenze.  Oltre a questo, con la rapida espansione della flotta aerea dell’Esercito, l’aviazione temeva un dirottamento dei fondi federali nelle casse dell’U.S. Army (i costi d’acquisto e d’esercizio degli elicotteri sono, come sapete, tremendamente elevati).

In un simile scenario, i dibattiti fra le due forze armate diventarono sempre piu’ accesi e  frequenti. Il seguente bizzarro episodio accadde durante uno dei tanti incontri fra i capi di stato maggiore:

Sfortunatamente nessuno era li con una cinepresa a documentare l’evento 😀

By the way, il suddetto passo e’ tratto dal libro The 25-Year War: America’s Military Role in Vietnam, del Generale Bruce Palmer, Jr.

Ho trovato particolarmente divertente l’uso dell’espressione “illegal poaching” (letteralmente bracconaggio, caccia illegale), che riflette piuttosto accuratamente il pensiero dell’USAF ogniqualvolta si tirava in ballo dell’espansione dell’U.S. Army Aviation.

Insomma, per farla breve l’aviazione aveva le palle girate e quando il portavoce di tale giramento e’ una personcina come LeMay, c’era da andarci cauti.

L’episodio di cui sopra si inserisce nel lungo e a tratti surreale braccio di ferro fra USAF e US Army in merito alle competenze in materia di gestione delle risorse aeree da parte di quest’ultimo. Come alcuni di voi sapranno, l’U.S. Air Force, sin dalla sua costituzione quale servizio separato (1947), si oppose ripetutamente e a gran voce a gran parte delle iniziative atte ad incrementare la mobilita’ e la letalita’ dell’U.S. Army attraverso l’impiego di aerei ed elicotteri.

Fra alti e bassi, gli attriti fra le due forze armate si protrassero per alcuni decenni, raggiungendo l’apice fra la seconda meta’ degli anni cinquanta e gli anni settanta, ossia durante il periodo che segui’ la fine delle guerre di Corea e Vietnam. L’aviazione dell’esercito, grazie all’avanzamento tecnologico (Huey, Chinook, Cobra etc) e al coinvolgimento di alcuni brillanti e influenti ufficiali (su tutti Gavin, Vanderpool e Howze) fra gli anni cinquanta e sessanta cambio’ completamente di fisionomia.

Un tempo composta sopratutto da piccoli aerei leggeri da osservazione ed elicotteri a pistoni, l’US Army Aviation attorno alla meta’ degli anni sessanta era diventata una modernissima forza aerea equipaggiata con migliaia di aeromobili ad ala fissa e rotante. Praticamente ogni branca dell’US Army beneficio’ dell’elicottero: dalla fanteria (airmobile infantry) alla cavalleria (Air Cav), passando per logistica e sanita’ (Medevac), l’elicottero si stava dimostrando un mezzo eccezionalmente duttile e versatile.

Oltre a questo, il ventaglio delle missioni si faceva via via sempre piu’ ampio, arrivando a comprendere il supporto tattico ravvicinato (CAS), la controguerriglia (COIN) e la lotta controcarro (grazie a missili come l’SS.11 e il piu’ avanzato e potente TOW). In questo senso l’elicottero poteva rivelarsi utile tanto nei conflitti a bassa densita’, quanto in uno scontro fra forze convenzionali, magari in Europa Centrale.

L’Air Force osservava i progressi dell’esercito con sempre maggiore apprensione e non manco’ mai di far sentire la propria voce, invocando ripetutamente il famigerato Accordo di Key West (1948), che fra le altre cose aveva la funzione di delineare la divisione degli asset aerei tra le quattro forze armate.

Fu uno scontro all’ultimo sangue e senza esclusioni di colpi, tanto che ad un certo punto fu necessario l’intervento diretto del Segretario alla Difesa Robert McNamara per porre parzialmente fine all’annosa disputa fra le due forze armate e dare carta bianca all’esercito (si veda a questo proposito l’esperimento della 11a Divisione di Assalto Aereo e la conseguente nascita della rivoluzionaria ed iconica 1a Divisione di Cavalleria Aeromobile).

Ma la battaglia fra le due forze armate non era ancora terminata, con l’Air Force sempre pronta a marcare l’avversario con impressionante solerzia, come nel caso della disputa sul controllo della flotta di bimotori da trasporto CV-2 Caribou (Johnson-McConnell Agreement, 1966).

Per quanto riguarda LeMay, beh, era indubbialmente un ufficiale assai capace e competente, anche se – a mio parere – credo che avesse qualche rotella fuoriposto (si veda il suo ruolo durante la Crisi di Cuba). Ovviamente non gli potevano andare a genio gli elicotteri, che considerava poco piu’ che giocattoli.

Il tempo pero’, si sa, e’ galantuomo. Oggi LeMay e Johnson riposano entrambi ad Arlington, l’F-105 e’ da decenni un pezzo da museo, cosi’  come  praticamente tutti i caccia di quell’era. Lo Huey invece, in una forma o nell’altra, e’ sempre li  sulla breccia (come il BUFF, ma questa e’ un’altra storia 🙂


Hurlburt Field Flight Line (1970)

La linea di volo di Hurlburt Field (Florida) sul finire degli anni Sessanta/primi Settanta. Prima fila dall’alto: Fairchild UC-123K, Lockheed AC-130 Spectre, Fairchild AC-119G o K Stinger/Shadow. Fila al centro: AC-47 Spooky, O-2A Skymaster, OV-10 Bronco, T-28 Trojan, A-1E Skyraider. Terza fila: Helio U-10 Courier, UH-1N Huey e A-37B Dragonfly.

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La moderna componente aerea delle operazioni speciali dell’USAF nacque proprio a Hurlburt Field nel 1961, con la formazione del 4400th Combat Crew Training Squadron, noto anche come Jungle Jim. Il picco di uomini e mezzi delle operazioni speciali dell’Air Force venne raggiunto proprio in quel decennio, e precisamente nel 1966, quando si contavano 10 mila uomini e 550 aeromobili in carico a ben 18 squadron.

Oggi Hurlburt Field ospita il quartiergenerale dell’Air Force Special Operations Command (AFSOC), la USAF Special Operations School (USAFSOS), l’Air Combat Command (ACC), il  1st Special Operations Wing (1 SOW) ed il 505th Command and Control Wing. (Photo credit: USAF/Air Force Special Operation Command)

 


Pedro @ Night

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Sentinella della SP ed il suo pastore tedesco pattugliano il perimetro di una base aerea in Vietnam. In secondo piano un elicottero Kaman HH-43 Huskie.
Photo by Kenneth Hackman/U.S. Air Force


[Vid+Pix] Ricordando Brass Key II

Brass Key II era il nome in codice di una serie di dimostrazioni militari avvenute il 19 Ottobre 1973 a Fort Bragg (North Carolina) e nella adiacente Pope AFB. Lo scopo di tali manovre era quello di mostrare all’allora Segretario alla Difesa James R. Schlesinger e a numerosi VIP politici e militari, il livello di prontezza, cooperazione e coordinazione raggiunto fra aeronautica ed esercito, ed in particolare attraverso l’impiego di forze aeromobili, aviotrasportate e speciali (non per niente fu scelta Fort Bragg, sede della 82a Divisione Paracadutisti e del JFK Special Warfare Center and School). L’evento in oggetto fu organizzato dal United States Readiness Command (USREDCOM) in collaborazione con il Tactical Air Command (TAC), il Military Air Command (MAC), il XVIII Airborne Corps e la gia’ citata 82nd Airborne Division. Massiccio fu il dispiegamento di uomini e mezzi: elicotteri Huey, Cobra, Kiowa, Cayuse e Chinook appoggiati da aerei da combattimento Phantom II, Corsair II e F-111. Furono inoltre eseguiti lanci di paracadutisti e veicoli con Hercules e Galaxy.

Il seguente video l’avevo caricato su YouTube tempo fa, ma ho deciso di riproporlo assieme ad alcune immagini.



Qui invece potete vedere una serie di foto scattate da David Casteel e distribuite sotto licenza Creative Commons  (CC BY-NC-ND 2.0).

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