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New meets Old – l’arrivo degli UH-1E in Vietnam

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Hi ol’ chap! – Un vecchio Douglas R4D del MALS-12 (Marine Aviation Logistics Squadron 12) “incontra” una coppia di UH-1E del VMO-6 (Marine Observation Squadron 6) nuovi fiammanti. Siamo nella base aerea di Chu Lai, nel Settembre 1965. All’epoca la pista era ancora in costruzione, e di conseguenza aerei come gli A-4 Skyhawk dovevano usare i razzi JATO per decollare. Gli elicotteri, che necessitavano di una semplice piazzola di terra rossa, invece se ne sciacquavano le palle 🙂  (Photo credit: Marine Attack Squadron (VMA) 225).

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Ecco qua parte della linea di volo del VMO-6, che era uno storico reparto che durante la Guerra di Corea aveva barattato gli aerei da osservazione con gli elicotteri per andare in giro su e giu’ in cerca di guai (semi-cit.). L’UH-1E fu la prima variante dello Huey allestita specificatamente per il Corpo dei Marines. Questi ultimi lo impiegarono come gunship, scorta elicotteri, nell’evacuazione sanitaria, C&C, ricognizione visuale, osservazione e anche per marcare bersagli con razzi al fosforo bianco. Per le missioni di trasporto truppe  continuarono per un certo periodo di tempo ad usare l’UH-34 Sea Horse con motore radiale, modello che invece l’U.S. Army decise di non portare con se in Vietnam. O Huey o niente. Go Hard or Go Home.

Notare la pista ad elementi, denominata SATS, o Short Airfield for Tactical Support. Sullo sfondo, a sinistra, si possono vedere anche dei graziosi A-4 Skyhawk, modello che i Marines usarono ampiamente nel Close Air Support. (Photo credit: Marine Attack Squadron (VMA) 225).

Tornando all’UH-1E, ecco un paio di immagini provenienti dall’archivio della Bell Helicopter. Guardate che gioiello, con le insegne ad alta visibilita’. La matricola 151267 lo identifica come secondo UH-1E uscito dagli impianti della Bell di Fort Worth.

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L’UH-1E fu selezionato dal Corpo dei Marines nel 1962 per sostituire due aeromobili da osservazione: l’aeroplano Cessna O-1 Bird Dog (ex OE-1/2) e l’elicottero a rotori intersecanti Kaman OH-43D (ex HOK-1). Una scelta assai singolare agli occhi di molti, in primis dall’esercito, che proprio all’epoca stava cercando un sostituto per gli anziani OH-13 Sioux e OH-23 Raven (vedere programma LOH).

L’UH-1E volo’ per la prima volta il 7 Ottobre 1963. I Marines ne richiesero complessivamente 192 esemplari, costruiti partendo da due versioni dello Huey nate in origine per l’esercito: l’UH-1B e l’UH-1C.

I primi 34 esemplari di UH-1E erano UH-1B modificati con fusoliera anticorrosione interamente in alluminio, sistemi radio compatibili con le frequenze dei Marines, freno rotore, nuova sonda anemometrica e verricello esterno fisso sul lato destro del tetto (non sempre montato in fabbrica). Questi esemplari conservavano la stessa trasmissione e lo stesso motore del “Bravo” delle ultime produzioni, ossia un turboalbero Lycoming T-53-L11 da 1.100 Shp (l’originale UH-1B nacque con un L5 da appena 960 Shp, che nel clima tropicale del Vietnam si rivelo’ insufficiente).

I successivi 158 erano invece basati sull’UH-1C, versione interim gunship allestita per l’esercito in attesa degli elicotteri d’attacco specializzati AH-1G Cobra. Questa presentava un nuovo stabilizzatore verticale di coda, turbina L11 standard, e un nuovo rotore a corda larga Bell 540 da 690mm.

I Marines designarono entrambi i tipi come “UH-1E”, a dispetto delle differenze menzionate sopra. Successivamente molti esemplari ricevettero la turbina L13 dell’UH-1M, che sviluppava ben 1.400 Shp.

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Vista del lato destro con ben in vista il verricello fisso sul tetto.

Come gia’ detto queste macchine furono in origine utilizzate in gran parte come gunship. L’armamento montato dai Marines era simile, ma non identico a quello in uso negli Huey dell’U.S. Army. Sempre presenti erano i lanciarazzi da 70mm a sette e diciannove colpi, accoppiati alle M60, sia per i door gunner, sia puntate in caccia per azioni offensive. Queste ultime erano parte del TK-2 (Temporary Kit 2), un sottosistema d’arma simile al TK-1 degli UH-34, ma dotato di piloni per montare lanciarazzi, pod per minigun M18 o altre armi. Il TK-2 era l’equivalente dell’M16 dell’U.S. Army.

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Come potete vedere, nel TK-2 le M60 sono posizionate all’interno dei supporti, invece che alle estremita’ come nel caso dell’M16.

Un’altra peculiarita’ degli UH-1E gunship dei Marines era la presenza di una torretta binata sotto il muso, conosciuta come TAT-101E (gemella della 101D, offerta all’esercito ma mai adottata). Queste torrette, esattamente come la TAT-102 e la TAT-141 del Cobra, erano prodotte dalla Emerson Electric di St. Louis (Missouri), autentica pioniera del settore e che produsse anche il modello per il Sioux Scout, il progenitore del moderno elicottero d’attacco.

La TAT-101E – equipaggiata con due M60C calibro 7,62 NATO – aveva un angolo di depressione ed elevazione rispettivamente di -45° e +15°, e un angolo di brandeggio di 173°. La capacita’ munizioni era invece pari a 500 colpi. I Marines acquistarono circa 94 kit da montare in altrettanti Huey a partire dalla primavera del 1967. Il primo reparto a riceverle fu il VMO-3. Sfortunatamente la TAT-101E sul piano pratico si rivelo’ molto poco soddisfacente: non solo era di costruzione fragile, ma anche poco affidabile e fin troppo sensibile alla sporcizia. TAT, per la cronaca, sta per Tactical Armament Turret.

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In alto: due immagini della TAT-101E. Una installazione simile, denominata TAT-103 e fornita di due MG1, venne successivamente testata anche dall’esercito della Repubblica Federale Tedesca. Nemmeno gli amici crucchi ne furono impressionati, e dopo un periodo di test abbandonarono ogni proposito di acquisto.

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I Marines, similmente ai colleghi dell’esercito, si cimentarono in lanci di bombe a caduta libera a bordo di elicotteri. In questo caso, al pilone sinistro di questo Huey vediamo una CBU-55 da 225 kg, che era un potente ordigno FAE (Fuel Air Explosive) con paracadute ritardante contenente tre submunizioni BLU-97 da circa 45 kg riempite con un mix composto per il 72% da ossido d’etilene. Tale mix veniva poi rilasciato sottoforma di aerosol incendiario con effetti devastanti. Ecco uno stralcio tratto da un articolo apparso sulla rivista New Scientist del 1 Maggio 1975 in cui ne viene brevemente descritto l’uso da parte dell’Aeronautica Sudvietnamita durante la disperata battaglia di Xuan Loc contro regolari dell’esercito Nordvietnamita (inclusa un’azione che inceneri’ letteralmente il posto di comando della 341a Divisione):

“The dramatic reports from Vietnam last week were of hundreds of corpses which bore no marks, but with their mouth wide open and clutching their throats as if gasping for breath. An Associated Press report from Phnom Penh (Los Angeles Times, 2 March) said that “soldiers in field say that the aerosol could get into bunkers and when it is detonated the explosive sucks out the oxygen”

Non e’ un caso che la CBU-55 fosse chiamata anche “bomba asfissiante”. Questo genere di arma – sviluppata dalla Honeywell in collaborazione con il Naval Weapons Center di China Lake – venne impiegata contro formazioni di truppe, bunker, fortificazioni, trincee e per “ripulire” Landing Zone da eventuali mine e trappole esplosive. L’elicottero e’ un UH-1E seconda serie (notare lo stabilizzatore verticale “tozzo” del Charlie) dell’HML-167. Foto del Dicembre 1970 tratta dal libro Air War over Southeast Asia.

Altri armamenti specifici usati dai Marines su questo modello di elicottero non ce ne sono. Ho sentito “voci” in merito all’impiego di TOW e Maverick, ma sono fondamentalemente balle messe in giro da chissa’ chi 🙂

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Qui vediamo un UH-1E scortato da un AH-1J SeaCobra, la prima versione del Cobra espressamente realizzata per l’U.S. Marine Corps. Le differenze principali con l’originale AH-1G riguardavano l’adozione di un apparato propulsivo costituito da un PT6T Twin-Pac con due turboalberi e una nuova torretta con cannone gatling M197 da 20mm (in uso anche sui nostri Mangusta). Questo UH-1E fa parte del secondo lotto, quello basato sull’UH-1C (notare lo stabilizzatore verticale maggiorato).


Shark & Dolphin

Un terzetto di Hueys appartenenti alla 174th Assault Helicopter Company (AHC) soprannominata Sharks & Dolphins, un’unita’ che all’epoca del Vietnam era inquadrata nella Divisione Americal. Essa opero’ nel Sud Est Asiatico dal 1966 al 1971, partecipando a numerose campagne ed operazioni militari, inclusa l’invasione del Laos (op. Lam Son 971). Le fauci sono un omaggio alle celeberrime Tigri Volanti del Generale Claire Chennault. A questo scopo la 174th chiese ed ottenne l’autorizzazione ufficiale all’associazione Flying Tigers.

La cannoniera al centro (UH-1C Shark #507) e’ armata con due lanciarazzi a 19 colpi da 70mm M200 (entrambi decorati con fauci) e di un sottosistema M5 con lanciagranate automatico M75 da 40mm sul muso. Gli Hueys a sx e in alto sono invece due UH-1H da trasporto armati di sottosistema M23 (due mitragliatrici M60D da 7,62).

Sito della 174th: http://www.174ahc.org


ESCUADRÓN DE HELICÓPTEROS DE LA FUERZA AÉREA SALVADOREÑA

Alcune fantastiche evoluzioni dello Squadrone Elicotteri dell’Aeronautica di El Salvador. Questa unita’ e’ l’unica al mondo che impiega ancora gli UH-1C/M nel ruolo gunship (M21 Subsystem).

Mötley Crüe in sottofondo, yeah.


M21 armament subsystem (US Army photo)


Il 63-08808 torna finalmente a casa

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Dato il mio viscerale interesse per gli elicotteri e la guerra del Vietnam, non potevo esimermi dal postare questa (per me) interessante storia.

#63-08808 era il tail number di un UH-1D del 229th Battaglione d’Aviazione della 1a Divisione di Cavalleria Aerea. Quarantatre anni orsono questo esemplare di Huey scomparve improvvisamente nei cieli del Vietnam con il suo equipaggio di quattro uomini. Nonostante le accurate ricerche e il vivo interesse dimostrato dagli ufficiali, l’elicottero non fu mai ritrovato, quasi fosse stato inghiottito dalla giungla. Ufficialmente le ricerche durarono quattro giorni e quattro notti. In realta’ i singoli equipaggi del 229th  continuarono a perlustrare dall’aria la zona del presunto crash site per molti mesi nel tentativo di individuare qualcosa. Sfortunatamente i loro sforzi non furono premiati. Qualche anno piu’ tardi il First Team rimpatrio’ dal Vietnam, lasciandosi alle spalle innumerevoli caduti, ma emergendo anche come divisione con il piu’ elevato numero di Medal of Honor assegnate.

Dopo innumerevoli difficolta’ e un’attesa durata oltre quattro decenni, la scorsa settimana una squadra di ricerca guidata da un ufficiale del Dipartimento della Difesa e’ finalmente riuscita a localizzare e portare alla luce i resti dell’808 e dei quattro militari a bordo.

Qui l’articolo tratto dal quotidiano Star Telegram firmato da Joe Galloway, unico reporter presente durante la battaglia di Ia Drang e co-autore del bestseller “We Were Soldiers Once… and Young”:

A 43-year search for a lost helicopter in Vietnam ends

As with so much in life and in death, there was news last week that was joyous and sad and bittersweet for the small community of the Vietnam War’s band of brothers of the Ia Drang Valley.

Early Dec. 28, 1965, an Army Huey helicopter, tail number 63-08808, lifted off from the huge grassy airfield at the 1st Cavalry Division (Airmobile) base at An Khe in the Central Highlands of South Vietnam.

Two experienced pilots, Chief Warrant Officer Jesse Phelps of Boise, Idaho, and Chief Warrant Officer Kenneth Stancel of Chattanooga, Tenn., were at the controls. Behind them in the doors were crew chief Don Grella of Laurel, Neb., and door gunner Jim Rice of Spartanburg, S.C.

All four were veterans of the fiercest air assault battle of the war, fought the previous month in the Ia Drang.

Huey 808 was one of 10 birds in a platoon of A Company, 229th Assault Helicopter Battalion, led by Capt. Ed “Too Tall to Fly” Freeman.

Normally, all missions were flown by at least two helicopters, but this one was so brief and so routine and along a route so well-known and marked by the center white line of a familiar highway that Freeman and his boss, Maj. Bruce “Ol’ Snake” Crandall, already at the Landing Zone with the rest of A Company’s 20 helicopters, agreed to waive that requirement and let 808 fly alone.

With that, 808 flew off the face of the Earth. It disappeared without a word on the radio of distress or trouble.

For weeks, searchers and Huey pilots combed the rugged jungle hills on both sides of the road and the mountain pass. Choppers hovered over every break in the tree cover, peering down or sending crewmen to look.

They found nothing.

The families of the crewmen joined the ranks of those waiting for news, for hope, for some closure of an open wound. More than 1,600 American servicemen are still missing in action in Vietnam.

Last week, the Department of Defense liaison officers who work with MIA families called Ol’ Snake Crandall and surviving family members of the four missing crewmen to confirm that after 43 years, search teams following one of thousands of leads had found and positively identified the wreckage of Huey 808.

In what amounts to almost an archaeological dig, the Joint Task Force — Missing in Action team assigned to this lead also recovered dog tags, other personal artifacts and some human remains.

The remains will be flown to the Central Identification Library in Hawaii.

“They told us it could take several months to complete that process,” said Shirley Haase of Omaha, Neb., the sister of Grella. “I only wish my mother was here for this news. She waited for so long.”

The men of Huey 808 will be coming home at last.

Grieving mothers and fathers have died waiting for news that never came.

Siblings have grown old.

Their buddies have never forgotten and never rested in pressing for a resolution to this case.

Too Tall Ed Freeman and Ol’ Snake Crandall, his wingman and boss, never missed an opportunity to ask questions or get a little pushy with a government official, even a president of the United States or a North Vietnamese army general, in seeking an answer to the mystery.

Too Tall Ed died last summer in a Boise hospital. In their final farewell visit, he and Crandall, both Medal of Honor recipients, talked about Huey 808, and Bruce promised Ed that he’d keep pushing the search as long as he lived.

Joseph L. Galloway is a military columnist for McClatchy Newspapers. jlgalloway2@cs.com
(Art by Joe Kline)

Shark 161 aka “Surfer”

Rieccomi di nuovo qua con un altro profilo colori. Questa volta mi sono cimentato nella realizzazione di un Bell UH-1C Huey Frog della 174th A.H.C. (Assault Helicopter Company), chiamata “Sharks and Dolphins” ed appartenente all’US Army.

Questa relativamente celebre unita’ servi’ con distinzione in Vietnam dal 1966 al 1971, ed era nota per le appariscenti ed aggressive fauci di squalo dipinte sul muso delle “cannoniere irochesi”.

Huey at its finest“, come mi disse una volta un pilota 🙂

Suddette fauci vennero adottate per ricordare e omaggiare le famose “Tigri Volanti” del 23rd Fighter Group di Claire Chennault. E non e’ un caso che fu proprio uno degli ex-comandanti del China Air Task Force – Generale Robert L. Scott, Jr. – ad autorizzare ufficialmente l’uso dei “Shark Teeth” sugli Huey della 174a.

Agli uomini della 174a piaceva distinguersi, tanto che ogni elicottero – nessuno escluso – esibiva ulteriori decorazioni personalizzate, piu’ o meno variopinte, come ne caso del protagonista di questo post.

La 174th era prevalentemente equipaggiata con i modelli “D/H” da trasporto truppe (detti “Dolphins”) e “C/E” (“Sharks”) da scorta e supporto di fuoco.

A differenza delle cannoniere, i tipi da trasporto portavano “nose art” raffiguranti delfini pilota, ritratti in atteggiamenti a meta’ fra il marziale e l’umoristico (vedi foto sotto).

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#66-15161

L’esemplare da me riprodotto e’ un potente “Charlie”, Tail Number #66-15161, chiamato nell’ambito dell’unita’ “Shark 161″ o piu’ informalmente “Surfer“. Il motivo di quest’ultimo appellativo deriva dal fatto che in entrambi lati della fusoliera era presente una vistosa decorazione di un surfista mentre cavalca (neanche a dirlo) uno squalo 🙂

L’armamento consiste in un lanciagranate automatico da 40mm posto in una torretta frontale tipo M5, e due lanciarazzi M200 da 19 tubi da 70mm (2,75 pollici).

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Il profilo a colori


To view the full sized image (1400×591) click here

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La storia di questo esemplare e’ breve, ma abbastanza interessante. Acquistato dall’Esercito USA nel giugno del 1967, il #66-15161 presta inizialmente servizio presso la 336a Compagnia Elicotteri d’Assalto. Dopo avere accumulato 1482 ore di volo, in data 16 Dicembre 1969 viene abbattuto dal fuoco di armi leggere. L’incidente provoca purtroppo la morte di uno dei piloti, il CW2 Oscar Lee Brittennum Jr.

A dispetto dei danni subiti, l’esercito lo ritiene recuperabile e lo invia dunque a riparare.

Riportato in condizioni di volo, il 66-15161 rientra in servizio nel Dicembre del 1970. Viene immediatamente assegnato alla 174a Compagnia Elicotteri d’Assalto, dove svolge le funzioni di cannoniera volante fino al 21 Febbraio 1971, quando viene abbattuto nel Laos, durante una missione di appoggio all’Esercito Sudvietnamita (ARVN), in quel periodo impegnato nell’operazione Lam Son 719.

L’equipaggio, costituito dal Capitano James Souders e dal Warrant Officer 1 Bruce Marshall, rimane gravemente ferito, ma riesce tuttavia a sopravvivere grazie al tempestivo intervento di un secondo Huey.

Se volete saperne di piu’ su quell’ultimo volo, vi consiglio di visitare la seguente pagina:

http://www.174ahc.org/mike-2.htm


Un’immagine del “Surfer” (photo by Fred Thompson, 1971)

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Cultura popolare

Cinema:

– Vittime di Guerra (Casualties of War), di Brian DePalma;
In questo film un paio di cannoniere Huey della 174th AHC appaiono durante la scena dell’attacco vicino al grande ponte ferroviario;

Videogiochi:

– Un UH-1H Huey della 174th fa spesso capolino nello sparatutto in prima persona “Vietcong”. Sfortunatamente nessun “slick” ha mai portato la “shark mouth”. Sottigliezze, via… 😉

Modellismo:

– Esistono alcuni kit che consentono di riprodurre gli elicotteri della 174th. Fra questi voglio ricordare la scatola Italeri in scala 1/72 e le due Academy/MRC in 1/35. Queste ultime le raccomando caldissimamente.

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Link esterni:

http://www.174ahc.org – Eccellente sito, pieno zeppo di materiale, documenti, foto e informazioni di ogni genere. Un must per gli appassionati!

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Commento musicale:

Niente di meglio di Surfin’ Bird!