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Hollywood Phrog (CH-46 153369)

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CH-46E Sea Knight matricola 153369 (c/n 2265) appartenente all’HMMT-164 dell’US Marine Corps. Questa macchina, costruita nel 1967 e consegnata ai Marines il 14 Marzo dello stesso anno, e’ rimasta in servizio fino all’estate del 2015. Dopo una temporanea esposizione all’Aeroporto Dulles di Washington, verra’ trasferito al Museo del Corpo dei Marines.

Note: Dovrebbe essere l’ultimo CH-46E rimasto operativo nella West Coast. Altre info QUI.


New meets Old – l’arrivo degli UH-1E in Vietnam

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Hi ol’ chap! – Un vecchio Douglas R4D del MALS-12 (Marine Aviation Logistics Squadron 12) “incontra” una coppia di UH-1E del VMO-6 (Marine Observation Squadron 6) nuovi fiammanti. Siamo nella base aerea di Chu Lai, nel Settembre 1965. All’epoca la pista era ancora in costruzione, e di conseguenza aerei come gli A-4 Skyhawk dovevano usare i razzi JATO per decollare. Gli elicotteri, che necessitavano di una semplice piazzola di terra rossa, invece se ne sciacquavano le palle 🙂  (Photo credit: Marine Attack Squadron (VMA) 225).

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Ecco qua parte della linea di volo del VMO-6, che era uno storico reparto che durante la Guerra di Corea aveva barattato gli aerei da osservazione con gli elicotteri per andare in giro su e giu’ in cerca di guai (semi-cit.). L’UH-1E fu la prima variante dello Huey allestita specificatamente per il Corpo dei Marines. Questi ultimi lo impiegarono come gunship, scorta elicotteri, nell’evacuazione sanitaria, C&C, ricognizione visuale, osservazione e anche per marcare bersagli con razzi al fosforo bianco. Per le missioni di trasporto truppe  continuarono per un certo periodo di tempo ad usare l’UH-34 Sea Horse con motore radiale, modello che invece l’U.S. Army decise di non portare con se in Vietnam. O Huey o niente. Go Hard or Go Home.

Notare la pista ad elementi, denominata SATS, o Short Airfield for Tactical Support. Sullo sfondo, a sinistra, si possono vedere anche dei graziosi A-4 Skyhawk, modello che i Marines usarono ampiamente nel Close Air Support. (Photo credit: Marine Attack Squadron (VMA) 225).

Tornando all’UH-1E, ecco un paio di immagini provenienti dall’archivio della Bell Helicopter. Guardate che gioiello, con le insegne ad alta visibilita’. La matricola 151267 lo identifica come secondo UH-1E uscito dagli impianti della Bell di Fort Worth.

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L’UH-1E fu selezionato dal Corpo dei Marines nel 1962 per sostituire due aeromobili da osservazione: l’aeroplano Cessna O-1 Bird Dog (ex OE-1/2) e l’elicottero a rotori intersecanti Kaman OH-43D (ex HOK-1). Una scelta assai singolare agli occhi di molti, in primis dall’esercito, che proprio all’epoca stava cercando un sostituto per gli anziani OH-13 Sioux e OH-23 Raven (vedere programma LOH).

L’UH-1E volo’ per la prima volta il 7 Ottobre 1963. I Marines ne richiesero complessivamente 192 esemplari, costruiti partendo da due versioni dello Huey nate in origine per l’esercito: l’UH-1B e l’UH-1C.

I primi 34 esemplari di UH-1E erano UH-1B modificati con fusoliera anticorrosione interamente in alluminio, sistemi radio compatibili con le frequenze dei Marines, freno rotore, nuova sonda anemometrica e verricello esterno fisso sul lato destro del tetto (non sempre montato in fabbrica). Questi esemplari conservavano la stessa trasmissione e lo stesso motore del “Bravo” delle ultime produzioni, ossia un turboalbero Lycoming T-53-L11 da 1.100 Shp (l’originale UH-1B nacque con un L5 da appena 960 Shp, che nel clima tropicale del Vietnam si rivelo’ insufficiente).

I successivi 158 erano invece basati sull’UH-1C, versione interim gunship allestita per l’esercito in attesa degli elicotteri d’attacco specializzati AH-1G Cobra. Questa presentava un nuovo stabilizzatore verticale di coda, turbina L11 standard, e un nuovo rotore a corda larga Bell 540 da 690mm.

I Marines designarono entrambi i tipi come “UH-1E”, a dispetto delle differenze menzionate sopra. Successivamente molti esemplari ricevettero la turbina L13 dell’UH-1M, che sviluppava ben 1.400 Shp.

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Vista del lato destro con ben in vista il verricello fisso sul tetto.

Come gia’ detto queste macchine furono in origine utilizzate in gran parte come gunship. L’armamento montato dai Marines era simile, ma non identico a quello in uso negli Huey dell’U.S. Army. Sempre presenti erano i lanciarazzi da 70mm a sette e diciannove colpi, accoppiati alle M60, sia per i door gunner, sia puntate in caccia per azioni offensive. Queste ultime erano parte del TK-2 (Temporary Kit 2), un sottosistema d’arma simile al TK-1 degli UH-34, ma dotato di piloni per montare lanciarazzi, pod per minigun M18 o altre armi. Il TK-2 era l’equivalente dell’M16 dell’U.S. Army.

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Come potete vedere, nel TK-2 le M60 sono posizionate all’interno dei supporti, invece che alle estremita’ come nel caso dell’M16.

Un’altra peculiarita’ degli UH-1E gunship dei Marines era la presenza di una torretta binata sotto il muso, conosciuta come TAT-101E (gemella della 101D, offerta all’esercito ma mai adottata). Queste torrette, esattamente come la TAT-102 e la TAT-141 del Cobra, erano prodotte dalla Emerson Electric di St. Louis (Missouri), autentica pioniera del settore e che produsse anche il modello per il Sioux Scout, il progenitore del moderno elicottero d’attacco.

La TAT-101E – equipaggiata con due M60C calibro 7,62 NATO – aveva un angolo di depressione ed elevazione rispettivamente di -45° e +15°, e un angolo di brandeggio di 173°. La capacita’ munizioni era invece pari a 500 colpi. I Marines acquistarono circa 94 kit da montare in altrettanti Huey a partire dalla primavera del 1967. Il primo reparto a riceverle fu il VMO-3. Sfortunatamente la TAT-101E sul piano pratico si rivelo’ molto poco soddisfacente: non solo era di costruzione fragile, ma anche poco affidabile e fin troppo sensibile alla sporcizia. TAT, per la cronaca, sta per Tactical Armament Turret.

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In alto: due immagini della TAT-101E. Una installazione simile, denominata TAT-103 e fornita di due MG1, venne successivamente testata anche dall’esercito della Repubblica Federale Tedesca. Nemmeno gli amici crucchi ne furono impressionati, e dopo un periodo di test abbandonarono ogni proposito di acquisto.

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I Marines, similmente ai colleghi dell’esercito, si cimentarono in lanci di bombe a caduta libera a bordo di elicotteri. In questo caso, al pilone sinistro di questo Huey vediamo una CBU-55 da 225 kg, che era un potente ordigno FAE (Fuel Air Explosive) con paracadute ritardante contenente tre submunizioni BLU-97 da circa 45 kg riempite con un mix composto per il 72% da ossido d’etilene. Tale mix veniva poi rilasciato sottoforma di aerosol incendiario con effetti devastanti. Ecco uno stralcio tratto da un articolo apparso sulla rivista New Scientist del 1 Maggio 1975 in cui ne viene brevemente descritto l’uso da parte dell’Aeronautica Sudvietnamita durante la disperata battaglia di Xuan Loc contro regolari dell’esercito Nordvietnamita (inclusa un’azione che inceneri’ letteralmente il posto di comando della 341a Divisione):

“The dramatic reports from Vietnam last week were of hundreds of corpses which bore no marks, but with their mouth wide open and clutching their throats as if gasping for breath. An Associated Press report from Phnom Penh (Los Angeles Times, 2 March) said that “soldiers in field say that the aerosol could get into bunkers and when it is detonated the explosive sucks out the oxygen”

Non e’ un caso che la CBU-55 fosse chiamata anche “bomba asfissiante”. Questo genere di arma – sviluppata dalla Honeywell in collaborazione con il Naval Weapons Center di China Lake – venne impiegata contro formazioni di truppe, bunker, fortificazioni, trincee e per “ripulire” Landing Zone da eventuali mine e trappole esplosive. L’elicottero e’ un UH-1E seconda serie (notare lo stabilizzatore verticale “tozzo” del Charlie) dell’HML-167. Foto del Dicembre 1970 tratta dal libro Air War over Southeast Asia.

Altri armamenti specifici usati dai Marines su questo modello di elicottero non ce ne sono. Ho sentito “voci” in merito all’impiego di TOW e Maverick, ma sono fondamentalemente balle messe in giro da chissa’ chi 🙂

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Qui vediamo un UH-1E scortato da un AH-1J SeaCobra, la prima versione del Cobra espressamente realizzata per l’U.S. Marine Corps. Le differenze principali con l’originale AH-1G riguardavano l’adozione di un apparato propulsivo costituito da un PT6T Twin-Pac con due turboalberi e una nuova torretta con cannone gatling M197 da 20mm (in uso anche sui nostri Mangusta). Questo UH-1E fa parte del secondo lotto, quello basato sull’UH-1C (notare lo stabilizzatore verticale maggiorato).


Harrier, il fabbricavedove

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Ormai le operazioni in Afghanistan si avviano verso le battute finali, e cosi’ in questi giorni ho (lentamente, data la mia cronica pigrizia) iniziato a fare il punto su 13 anni di operazioni aeree, partendo da quel famigerato 2001. E proprio mentre mi documentavo sulle prime fasi dell’Operazione Enduring Freedom (OEF), mi e’ capitato di rileggere un vecchio dossier del quotidiano californiano Los Angeles Times dedicato all’aereo V/STOL Harrier. Il dossier in oggetto, suddiviso in sette capitoli, fu pubblicato a puntate nel Dicembre 2002, innescando polemiche su polemiche all’interno dell’US Marine Corps, ma non solo.

Motivo? Semplice: l’innovativo Harrier ci fa una magra, quando non pessima, figura e sotto molteplici aspetti: efficienza, efficacia bellica, vulnerabilita’, costi e, sopratutto, sicurezza. Comparato a tradizionali jet da combattimento, l’Harrier e’ emerso in generale come un aereo decisamente meno sicuro, persino in situazioni delicate come la procedura di eiezione. Un aereo che dal 1971 al 2001 ha provocato la morte di 45 abili ed esperti piloti del Corpo dei Marines. Tutte avvenute lontano dal campo di battaglia. La colpa e’ interamente attribuibile all’aereo? Non proprio, ma lascio a voi il piacere di scoprire i retroscena di questa storia dai risvolti egualmente tragici e interessanti.

Ho sempre avuto un debole per questa famiglia di aerei, e quando all’epoca lessi questa serie di articoli, ammetto di esserci rimasto male, pur conoscendo parte dei fatti esposti dagli autori.

Anyway, qui trovate il dossier dell’LA Times:

http://www.pulitzer.org/works/2003-National-Reporting

Come potete dedurre dall’URL, vinse addirittura un Pulitzer nella categoria National Reporting. Meritatamente, IMO.

Nel frattempo beccatevi questa tabella

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Note a margine: nel libro “Harrier II: validating the V/STOL” (2006), l’autore Lon O. Nordeen fa notare:

The Harrier suffered criticism for its high accident rate. When the facts were reviewed, the combine loss rate for U.S. Marine Corps and RAF Harriers (50 at 213.000 flight hours) was lower than the rate of other single-engine strike aircraft such as the A-4 (64) and A-7 (73) and slightly more than the rate of the USN/USMC twin engine F-4 (44) esperienced at 213.000 total flight hours.


Propaganda at its finest

Ecco come fino a poco fa si presentava il sito di reclutamento del Corpo dei Marines degli Stati Uniti (www.marines.com e non .mil, che e’ un altro portale)

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Courtesy of Siryan Electronic Army. O forse di qualche bontempone repubblicano anti-Obama. O forse di entrambi, o… LOL 🙂

Qui gatta ci cova. Andro’ a domandare a Guido Prussia.


Stallion Ride

Slingload di un Humvee da parte di un CH-53 Super Stallion dell’US Marine Corps durante esercitazioni tenute alla Joint Base di McGuire-Dix-Lakehurst (New Jersey) il 10 Maggio 2012 (US Air Force photo).


Quattro coglioni (was: Accadde in Afghanistan)

Rieccoci di nuovo. Un altro strumento di propaganda per reclutare altri Talebani, e l’ennesimo PR nightmare per Marines, Pentagono e governo USA. Ecco cosa accade quando si ignorano completamente le conseguenze dei propri atti.

Si dice spesso che nei ranghi dell’US Marine Corps vi sia una maggiore comprensione delle problematiche COIN rispetto a quanto accade nell’esercito (intendo l’US Army). Beh, queste quattro teste di cazzo non devono aver imparato molto bene la lezione, sopratutto il furbissimo marine che – per farsi figo – ha avuto la brillante idea di caricare e condividere su YouTube il video che vedete sopra (per poi cancellarlo, assieme all’account, ma il danno ormai era fatto…). I quattro militi non sono “comuni” fucilieri dell’USMC (0300 Infantry), bensi’ Scout Snipers, ovvero un elite nell’elite. Insomma parliamo di gente selezionata, con un livello di preparazione e disciplina superiore alla media. Forse, ma la furbizia non e’ certamente fra le loro virtu’ 🙂

Siamo nel 2012, non nel 2002;  certe stronzate dovrebbero essere evitate molto accuratamente. Mi domandavo poi una cosa: l’NCO che faceva? Se la rideva anche lui o era nel gruppo dei pisciatori solitari?

Evitero’ di comportarmi da finto indignato perche’, francamente parlando, nel contesto afghano questa e’ probabilmente una delle cose piu’ soft viste da dieci anni a questa parte. Un atto esecrabile, certo, ma non il peggiore. Si, lo so, si suppone che gli occidentali debbano dare l’esempio, blablabla, OK, d’accordo, ma l’Afghanistan non e’ il Regno del Mago di Oz e certi comportamenti non dovrebbero stupire piu’ di tanto (anzi…). Come del resto scriveva il Sergente dei Marines Alex Lemons sul Time:

Maybe it was also the kind of fighting, insurgency, that produced experiences like this. You fight ghosts (IEDs, booby traps, snipers, potshots, loudspeaker recordings) and when you finally get one enemy grunt who isn’t even in a uniform you choose to take out all the frustrations of fighting an invisible enemy on a lifeless but symbolic corpse.

Che pero’ ammonisce:

— War is not a moral agent. “War is hell, shit happens and trophies get taken,” is a copout from an irresponsible person. War doesn’t make anyone do anything because it is not a living thing.

People make war and they make choices in war. Most of these choices are made along the lines of rules of engagement, other war conventions, and training.

The Marine Corps doesn’t teach anyone to do this.

Choices were made and they were not good ones. This is what maintains our moral high ground. It doesn’t matter if the Taliban cut heads off and videotape them. (See pictures of the battle against the Taliban.)

The whole point, as I was told since 2001, was not to become like them, or to be comparable to them.

E adesso godiamoci il fallout (sperando che i Talebani non se la prendano con qualche contingente piu’ debole…).


[Videos] Mary Lou, Mary Lou, oh my darling I love youuuu!

Un po’ di test con Minigun, .50 cal e 2,75″.