[ARTICLE] Deep Strike e Apache: le origini di un audace ma controverso concetto

saintriders

Dopo le minchiate dei giorni scorsi, torno a parlare di cose un po’ piu’ serie. Questa volta vi propongo un articolo tratto dalla rivista Military Review del Luglio 1988 che prende in esame l’impiego dell’elicottero d’attacco AH-64 Apache nell’inedito ruolo di Deep Strike, ossia in operazioni di attacco in profondita’ ben oltre le distanze d’impiego tipiche degli elicotteri dell’aviazione dell’esercito. Tutto inserito nell’ambito della ben nota dottrina AirLand Battle.

ANTEFATTI

Dopo un letargo durato 13 anni, il giorno 16 Luglio 1986 l’esercito USA decide di riattivare un’unita’ ben nota tanto alla US Army Aviation, quanto alla US Cavalry: il 3rd Squadron del 6th Cavalry (Fighting Sixth). Non si puo’ infatti non menzionare che all’epoca dello scioglimento (1973), il 3-6 era fresco di un lungo turno di servizio in Vietnam, dove si mise in luce per le performance ben al di sopra della media. Soprannominato “Heavy Cav“, il 3° era, fra le altre cose, l’unico squadrone dell’esercito equipaggiato interamente con elicotteri d’attacco AH-1G Cobra.

L’euforia, comunque, duro’ ben poco, visto che appena quattro giorni dopo la riattivazione, il 3-6 venne ridesignato 7th Squadron, 17th Cavalry (Ruthless Riders) ed equipaggiato con i nuovi AH-64A Apache. Ma poco importava, visto che si trattava del primo reparto di volo combat (FUE – First Unit Equipped) a ricevere l’avanzato elicottero concepito e sviluppato dalla Hughes Helicopter (nel frattempo passata al colosso McDonnell Douglas).

Il “reflagging” e il battesimo della nuova unita’ avvennero presso la grande base di Fort Hood, in Texas, che era poi anche il quartiergenerale del 7-17.

THE HELLISH SAINT

Il Tenente Generale Crosbie E. Saint, all’epoca comandante del III Corps (anch’esso acquartierato a Fort Hood), fu fra i generali che meglio compresero le potenzialita’ dell’Apache. In particolare Saint fu colpito dalle capacita’ del sistema TADS/PNVS (Target acquisition and Designator Sight, collimatore di acquisizione e designazione dei bersagli, e Pilot’s Night Vision Sensor, sensore per la visione notturna del pilota). Il sistema in oggetto raggruppava nel muso dell’AH-64 una serie di sensori che in quel periodo era difficile trovare a bordo in gran parte dei jet da combattimento dell’Air Force e della Navy. Fra i sensori dell’Apache vanno annoverati FLIR (Forward-Looking InfraRed), camera termica, designatore e telemetro laser e un telescopio da 3.5 a 16 ingrandimenti.

Questa dotazione, unita ad una robusta cellula con sistemi ridondanti, un’apparato propulsivo biturbina e un potente armamento, facevano dell’Apache una macchina estremamente piu’ capace dei Cobra monoturbina in termini di prestazioni e potenza di fuoco, nonche’ di capacita’ ognitempo e di acquisizione bersagli.

Il Generale Saint, assieme all’allora Colonnello Walter H. Yates, comandante della rivoluzionaria 6th Cavalry Brigade (Air Combat), concepirono un inedito impiego per gli elicotteri d’attacco, attuando nel contempo una serie di realistiche manovre in cui per la prima volta l’ala rotante diventava un elemento con capacita’ di Deep Strike, e per di piu’ a disposizione diretta dei comandanti di Corpo/Divisione. Ci si pose poi la questione se l’Apache potesse o meno svolgere le funzioni di “apripista” nel corso di eventuali incursioni aeree con elementi d’attacco misti ala fissa e rotante, anche in missioni SEAD (Suppression of Enemy Air Defenses aka Wild Weasel).

In questo senso, le distanze d’impiego prese in esame da Saint e Yates passarono improvvisamente dalle poche decine di chilometri fino a 100-150 km.

Niente male per dei frullatori, vero?

Bene. Ora, prima di lasciarvi alle scansioni dell’articolo citato all’inizio del post, vorrei spendere due parole sul buon Crosbie Saint. Si parla sempre dei soliti grandi nomi di generali, antichi e moderni, ma spesso ci dimentichiamo che e’ grazie soprattutto a comandanti come Saint che, nel quasi anonimato e lontani dai riflettori, permettono agli eserciti di essere strumenti efficienti ed efficaci.

REFORGER '91

Classe 1936, Saint e’ un ex generale di truppe corazzate uscito dall’Accademia di West Point nel 1958. Dando un rapido sguardo al suo curriculum, la prima cosa a colpire sono i due turni in Vietnam e i cinque in Europa Centrale durante la Guerra Fredda.

In termini strettamente operativi, Saint ha iniziato la carriera come comandante di piccole unita’ di cavalleria operanti al confine fra le due Germanie, incluso un periodo di tre anni nel 3-14 CAV.  Quando i Sovietici stavano costruendo il Muro a Berlino, il giovane Tenente Saint era al confine col suo plotone carri. Colpo in canna e cuore in gola (come tutti del resto).

Attorno alla meta’ degli anni sessanta Saint finisce in Vietnam, dove gli viene affidato il comando di uno squadrone di cavalleria inquadrato nella TF Oregon (8th CAV, aka Blue Ghosts) e in seguito di tutte le unita’ di CAV della 23rd Americal Division (fra le poche decenti di una divisione che fu oggettivamente la peggiore USA in quel teatro) e infine promosso vice G-3 della gia’ detta Americal. Fu proprio durante la sua permanenza nel Sud Est Asiatico che apprese il valore degli elicotteri, iniziando a studiarli per poterli integrare al meglio con le tradizionali “combat arms” (fanteria, cavalleria, artiglieria  e forze corazzate).

In seguito fu promosso a comandante del prestigioso 11th ACR al Fulda, della 1st Armored Division e infine, nell’ordine, del III Corps a Fort Hood e dell’US Army Europe (USAREUR) dove, fra il 1988 e il 1991, si trova a comandare qualcosa come mezzo milione di uomini in Germania, Italia, Regno Unito, Grecia e Turchia. Furono lui e il suo staff ad organizzare i piani di dispiegamento di uomini e mezzi del Big Army dall’Europa al Golfo durante l’operazione Desert Shield (1990). L’apparato organizzativo di Saint permise di dispiegare un intero corps di 700 carri e tre battaglioni di elicotteri nel giro di appena 30 giorni.

Il congedo per il “Santo di West Point” arrivo’ poco dopo il termine della Guerra del Golfo, nel Settembre 1992. All’attivo aveva 34 anni di servizio.

Questo e’ quanto.

Poco piu’ di un anno dopo la pubblicazione del suddetto articolo, gli Apache esordirono per la prima volta in combattimento nel corso dell’Operazione Just Cause, a Panama. Ma per questo discusso elicottero la reale prova del fuoco arrivo’ con l’Operazione Desert Storm (17 Gennaio-28 Febbraio 1991), nel corso della quale reparti come la 11th Aviation Brigade distrussero, grazie appunto agli Apache, centinaia di veicoli nemici senza subire alcuna perdita. Le polemiche sui costi e l’efficacia non si placarono naturalmente, ma i detrattori dovettero in qualche modo prendere atto delle capacita’ di questa macchina (in maniera non tanto dissimile a quanto accadde con l’A-10 Thunderbolt II, altro protagonista di ODS).

Desert Storm convalido’ anche le teorie in merito all’impiego dell’Apache come “apripista”: nel corso delle prime ore del 17 Gennaio 1991, otto AH-64A della 101st Airborne Division (TF Normandy) inquadrati in due team (“Red” e “White“) di quattro aeromobili. Ciascun team era guidato da due MH-53J del 20th SOS dell’USAF (dotati di TFR e GPS). Quegli otto Apache passarono alla storia per aver sparato i primi colpi della guerra contro l’esercito di Saddam Hussein. La missione essenzialmente consisteva nella distruzione di due importanti installazioni di preallarme radar in territorio iracheno che controllavano quattro basi di caccia. Il tutto ovviamente collegato alla rete di comunicazione della difesa aerea che portava al comando di Baghdad. I due siti radar, soprannonimati Oklahoma e Nebraska, si trovavano rispettivamente a 23 e 37 km all’interno del territorio iracheno, non distanti dal villaggio saudita di Judayyidat Ar’ar. L’episodio avvenne appossimativamente alle 2 e 38 del mattino. Entrambe le postazioni radar vennero completamente annientate in meno di cinque minuti principalmente con missili HellFire e razzi da 70mm. Gli attacchi degli Apache continuarono ancora per molte ore e consentirono di aprire un corridoio aereo largo oltre 30 km che portava dritto verso Baghdad. Le azioni di quel piccolo gruppo di AH-64 permisero ai jet della coalizione di attaccare la capitale irachena. Alla fine di quel 17 gennaio, circa 900 aerei erano passati attraverso quell’enorme varco.

A dispetto di cio’, nei due decenni successivi il ruolo dell’elicottero d’attacco e’ stato nuovamente messo in discussione in piu’ occasioni, specialmente dopo lo sfortunato Deep Strike di Karbala, avvenuto durante le prime fasi dell’Operazione Iraqi Freedom. Questa pero’, come si dice, e’ un’altra storia.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...