Quando lo Huey faceva paura all’Air Force

“The helicopter is aerodynamically unsound… and no matter what the Army says, I know that it does not need any.”
Risposta del Director of requirements dell’U.S. Air Force al Maggiore Generale dell’US Army James Gavin alla richiesta di quest’ultimo di ottenere piu’ elicotteri.

Siamo nell’estate del 1964 e i protagonisti del seguente aneddoto sono nientemeno che il Generale Curtis E. LeMay, padre del SAC, nonche’ Chief of Staff dell’USAF e il Generale Harold K. Johnson, che proprio in quei giorni aveva ottenuto la promozione a Chief of Staff dell’US Army.

Due ufficiali che, per indole e forma mentis, erano agli antipodi. Al brillante e aggressivo “falco” LeMay (classe 1906) si contrapponeva Johnson (classe 1912), un uomo mite e serafico, noto per la sua straordinaria integrita’ e per il suo scetticismo nei confronti dell’uso della forza militare senza una chiara visione strategica politico-militare. Due individui, insomma, che si compensavano a vicenda.

Ma veniamo all’aneddoto.

L’Aeronautica USA non solo considerava il supporto aerotattico un’attivita’ di serie B (tendente al C), ma era anche nevroticamente ossessionata dai progressi compiuti dall’Esercito con l’aeromobilita’ e gli elicotteri armati. Tale ossessione era tipica delle alte sfere dell’Air Force, che vedevano tutto cio’ come un’intrusione in quelle che ritenevano loro competenze.  Oltre a questo, con la rapida espansione della flotta aerea dell’Esercito, l’aviazione temeva un dirottamento dei fondi federali nelle casse dell’U.S. Army (i costi d’acquisto e d’esercizio degli elicotteri sono, come sapete, tremendamente elevati).

In un simile scenario, i dibattiti fra le due forze armate diventarono sempre piu’ accesi e  frequenti. Il seguente bizzarro episodio accadde durante uno dei tanti incontri fra i capi di stato maggiore:

Sfortunatamente nessuno era li con una cinepresa a documentare l’evento😀

By the way, il suddetto passo e’ tratto dal libro The 25-Year War: America’s Military Role in Vietnam, del Generale Bruce Palmer, Jr.

Ho trovato particolarmente divertente l’uso dell’espressione “illegal poaching” (letteralmente bracconaggio, caccia illegale), che riflette piuttosto accuratamente il pensiero dell’USAF ogniqualvolta si tirava in ballo dell’espansione dell’U.S. Army Aviation.

Insomma, per farla breve l’aviazione aveva le palle girate e quando il portavoce di tale giramento e’ una personcina come LeMay, c’era da andarci cauti.

L’episodio di cui sopra si inserisce nel lungo e a tratti surreale braccio di ferro fra USAF e US Army in merito alle competenze in materia di gestione delle risorse aeree da parte di quest’ultimo. Come alcuni di voi sapranno, l’U.S. Air Force, sin dalla sua costituzione quale servizio separato (1947), si oppose ripetutamente e a gran voce a gran parte delle iniziative atte ad incrementare la mobilita’ e la letalita’ dell’U.S. Army attraverso l’impiego di aerei ed elicotteri.

Fra alti e bassi, gli attriti fra le due forze armate si protrassero per alcuni decenni, raggiungendo l’apice fra la seconda meta’ degli anni cinquanta e gli anni settanta, ossia durante il periodo che segui’ la fine delle guerre di Corea e Vietnam. L’aviazione dell’esercito, grazie all’avanzamento tecnologico (Huey, Chinook, Cobra etc) e al coinvolgimento di alcuni brillanti e influenti ufficiali (su tutti Gavin, Vanderpool e Howze) fra gli anni cinquanta e sessanta cambio’ completamente di fisionomia.

Un tempo composta sopratutto da piccoli aerei leggeri da osservazione ed elicotteri a pistoni, l’US Army Aviation attorno alla meta’ degli anni sessanta era diventata una modernissima forza aerea equipaggiata con migliaia di aeromobili ad ala fissa e rotante. Praticamente ogni branca dell’US Army beneficio’ dell’elicottero: dalla fanteria (airmobile infantry) alla cavalleria (Air Cav), passando per logistica e sanita’ (Medevac), l’elicottero si stava dimostrando un mezzo eccezionalmente duttile e versatile.

Oltre a questo, il ventaglio delle missioni si faceva via via sempre piu’ ampio, arrivando a comprendere il supporto tattico ravvicinato (CAS), la controguerriglia (COIN) e la lotta controcarro (grazie a missili come l’SS.11 e il piu’ avanzato e potente TOW). In questo senso l’elicottero poteva rivelarsi utile tanto nei conflitti a bassa densita’, quanto in uno scontro fra forze convenzionali, magari in Europa Centrale.

L’Air Force osservava i progressi dell’esercito con sempre maggiore apprensione e non manco’ mai di far sentire la propria voce, invocando ripetutamente il famigerato Accordo di Key West (1948), che fra le altre cose aveva la funzione di delineare la divisione degli asset aerei tra le quattro forze armate.

Fu uno scontro all’ultimo sangue e senza esclusioni di colpi, tanto che ad un certo punto fu necessario l’intervento diretto del Segretario alla Difesa Robert McNamara per porre parzialmente fine all’annosa disputa fra le due forze armate e dare carta bianca all’esercito (si veda a questo proposito l’esperimento della 11a Divisione di Assalto Aereo e la conseguente nascita della rivoluzionaria ed iconica 1a Divisione di Cavalleria Aeromobile).

Ma la battaglia fra le due forze armate non era ancora terminata, con l’Air Force sempre pronta a marcare l’avversario con impressionante solerzia, come nel caso della disputa sul controllo della flotta di bimotori da trasporto CV-2 Caribou (Johnson-McConnell Agreement, 1966).

Per quanto riguarda LeMay, beh, era indubbialmente un ufficiale assai capace e competente, anche se – a mio parere – credo che avesse qualche rotella fuoriposto (si veda il suo ruolo durante la Crisi di Cuba). Ovviamente non gli potevano andare a genio gli elicotteri, che considerava poco piu’ che giocattoli.

Il tempo pero’, si sa, e’ galantuomo. Oggi LeMay e Johnson riposano entrambi ad Arlington, l’F-105 e’ da decenni un pezzo da museo, cosi’  come  praticamente tutti i caccia di quell’era. Lo Huey invece, in una forma o nell’altra, e’ sempre li  sulla breccia (come il BUFF, ma questa e’ un’altra storia🙂

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