20 anni fa gli ultimi soldati Russi lasciavano la Germania

Abzug der russischen Truppen aus Deutschland

Quasi 800 caserme ed installazioni disseminate in 276 localita’, 47 aeroporti e campi di aviazione, 116 poligoni e aree addestrative, 338.000 militari, 208.000 familiari ed impiegati civili, 4200 carri, 8200 veicoli corazzati, 3600 pezzi d’artiglieria, 106.000 veicoli di vario di tipo, 690 aerei e 680 elicotteri. Questa era l’impressionante forza schierata nel 1991 dalla Группа советских войск в Германии, ossia le Forze Russe (Western Group of Forces) dislocate nei territori della ex-Germania Orientale. Meno di tre anni dopo, di quell’ imponente dispositivo non c’era rimasta piu’ traccia, salvo per le numerose infrastrutture abbandonate, ovviamente.

Le Russian Ground Forces lasciarono Berlino il 25 Giugno 1994 con una parata d’addio della prestigiosa 6th Guards Motor Rifle Brigade (6-я гвардейская отдельная мотострелковая бригада) cola’ stanziata.

La presenza delle truppe di Mosca termino’ invece in modo definitivo solo fra il 31 Agosto ed il 1 Settembre dello stesso anno, con la partenza degli ultimi convogli ferroviari straripanti di soldati. Si concludeva cosi’ un’occupazione durata quasi  mezzo secolo. Un addio dolceamaro per i militari Russi, carico di malinconia, ma soprattutto di profonda incertezza per il futuro.

Qui di seguito un articolo di Alfredo Venturi tratto dal Corriere della Sera del 31 Agosto 1994:

Gli ultimi soldati russi lasciano Berlino
l’ Armata se ne va addio senza lacrime ai “liberatori” russi

Gli ultimi soldati russi lasciano il suolo tedesco, e anche se l’ espressione e’ da qualche tempo piuttosto logora bisogna dire che l’ evento chiude un pezzo di storia. Il treno che domani lascera’ Berlino, con i 2.200 uomini dell’ ultima brigata, seppellisce definitivamente il dopoguerra. Oggi a Berlino il cancelliere Helmut Kohl riceve il presidente Boris Eltsin: suggelleranno insieme quella che sara’ ricordata come una delle piu’ complesse operazioni militari dei tempi di pace. Ancora nel settembre 1990, quando il trattato “due piu’ quattro” (sottoscritto dalle due Germanie di allora e dalle potenze vincitrici della guerra) precedette di pochi giorni la riunificazione tedesca, 550 mila fra militari e personale civile occupavano 2.500 chilometri quadrati di territorio della moribonda Repubblica Democratica: caserme, basi aeree, terreni da esercitazione.

Un accordo fra Bonn e Mosca fisso’ un calendario di ritiri che avrebbe dovuto concludersi alla fine di quest’ anno: poi la scadenza fu anticipata di quattro mesi. In quattro anni, dunque, le divisioni di elite dell’ Armata Rossa, poi diventata Gruppo occidentale delle forze russe, hanno preso la via di casa. Centinaia di migliaia di soldati, migliaia di aerei, carri armati, missili, pezzi d’ artiglieria e blindati da trasporto hanno lasciato quello che e’ stato per decenni il fronte piu’ caldo del pianeta. Il ripiegamento e’ avvenuto per aria, terra, mare. I costi, a carico del bilancio tedesco, sono imponenti: oltre otto miliardi di marchi per la costruzione in Russia, Ucraina e Bielorussia di alloggi per due milioni di metri quadrati, circa 45 mila abitazioni destinate ad altrettante famiglie di reduci, in pratica una intera citta’ . Poi tre miliardi di crediti senza interesse e un miliardo di contributo alle spese di trasporto. Totale: oltre 12 mila miliardi in lire. Ci sono poi altri costi, di cui le tappe del ritiro hanno gradatamente rivelato l’ enorme dimensione: certo dell’ ordine di svariati miliardi di marchi. Nel suo ripiegamento pacifico, l’ esercito di Eltsin si lascia alle spalle un desolante panorama di terra bruciata.

Negli oltre mille immobili restituiti alla Germania, edifici e terreni, sono necessari e urgenti complessi interventi di risanamento. Le prime ispezioni hanno denunciato da tempo la gravita’ del disastro: suoli fortemente compromessi da ogni genere di inquinanti chimici, falde acquifere avvelenate, ordigni inesplosi, edifici fatiscenti che in molti casi non lasciano alternative all’ abbattimento. Da un lato il demanio tedesco si arricchisce di un patrimonio sterminato, che in qualche caso servira’ per la creazione di infrastrutture, per esempio aeroporti civili o parchi per il tempo libero, dall’ altro le casse federali si caricano di un impegno finanziario altrettanto gigantesco. Parlando all’ agenzia Interfax, il cancelliere ha detto che la fine della presenza militare di Mosca in Germania non cambiera’ nulla nei rapporti fra i due Paesi, all’ insegna ormai dell’ amicizia. Parole rassicuranti anche da Eltsin: Russia e Germania, ha detto, non sono piu’ nemiche e nemmeno avversarie.

E Andrei Kozyrev, il suo ministro degli Esteri: l’ amicizia russo tedesca e’ la precondizione di qualsiasi politica stabilizzante in Europa. Si sottolinea poi un dato concreto: l’ importanza dei grandi mercati orientali, a cominciare dal russo, per l’ apparato produttivo germanico. Ma nessun interesse oggettivo, nessuna affermazione di amicizia possono cancellare le cicatrici della storia: la semisecolare presenza sovietica e’ un’ esperienza che i tedeschi vorrebbero dimenticare in fretta. Proprio il peso dei ricordi ha provocato, le scorse settimane, qualche attrito fra Bonn e Mosca. Il governo federale ha tenuto separate le cerimonie di congedo delle truppe alleate da Berlino e delle forze russe.

I contingenti occidentali e quelli sovietici hanno storie troppo diverse: il soldato Ivan e’ sempre stato percepito come occupante. Inoltre l’ avanzata sovietica fu si’ decisiva per la sconfitta del nazismo, ma fu anche accompagnata da troppe brutalita’ . Non a caso le truppe russe sono sempre vissute nel piu’ ermetico isolamento dalla societa’ tedesca orientale, nonostante tutte le chiacchiere a proposito di internazionalismo proletario. Mosca e’ oggi una capitale amica, ma questo non toglie che Bonn abbia realizzato, con tutti quei miliardi, una vecchia massima popolare: ponti d’ oro al nemico che fugge

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