Il Generale McDonald, il Colonnello Sanders e la battaglia dei frigoriferi

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Addaveni’ Baffone.

Leggere nel 2014 di giornalisti in Russia che continuano a fare l’elogio del missile balistico intercontinentale fa davvero sorridere. Del resto, e’ davvero difficile non sorridere di fronte a coloro che affermano che l’ICBM avrebbe dato lustro all’Unione Sovietica e contribuito alla causa. Quale causa non mi e’ dato a sapere, visto che a conti fatti il Blocco Comunista e’ collassato su se stesso e (fortunatamente) senza nukes o spargimenti di sangue.

Veramente carini questi neo-stalinisti fuori tempi massimo.

L’amara verita’ e’ che il Comunismo e l’URSS sono stati sconfitti da due improbabili condottieri: il Generale McDonalds e il suo vice, Colonnello Sanders.

No, non sono pluridecorati ufficiali usciti da Sandhurst o West Point, ma i simboli di due fra le piu’ grandi catene di fast food del pianeta (McDonalds e KFC, appunto).

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In poche parole un clown ha sconfitto l’Armata Rossa attraverso una strategia di guerra asimmetrica a base di junk food per white trash. Ovvero mirare alla panza. Lasciate perdere le divisioni corazzate, i sottomarini nucleari e i bombardieri pesanti. A prevalere e’ stato il fottuto Big Mac, nella forma di panino e indice.

Quindi, cari vecchi generali gallonati che venerano megafalli nucleari, di che cazzo stiamo parlando?

Ve lo dico io: da un giorno all’altro i Russi sono passati dal fare la fila per procacciarsi pane, latte e sazizza, a stare in coda per addentare un dozzinale cheeseburger. Ecco qua com’era la situazione nel 1990:

Qualche furbone – ignaro del potere del panozzo con polpetta – allora disse: “eh, gli passera’, la novita’, blablabla”.  E infatti il Mc di Piazza Pushkin, a Mosca e’ stato per lungo tempo il piu’ trafficato al mondo (attorno ai 40 mila clienti al giorno).

Ma, hey hey, gli ICBM hanno contribuito alla causa!

Andrebbe anche detto che gli ultimi anni di vita del Comunismo in Unione Sovietica furono qualcosa di devastante. Uno dei simboli dello sfacelo in URSS erano i supermercati e i negozi di generi alimentari: quasi completamente sguarniti, pieni di alimenti vicino alla data di scadenza o addirittura scaduti. Non che le cose prima andassero molto meglio, ma almeno c’era meno sciatteria:

Se non tocchi il cuore delle massaie, non puoi vincere alcuna guerra, come quella degli elettrodomestici,

Ecco, i Soviet furono incapaci di produrre frigoriferi e lavatrici degni di questo nome. Non parliamo tanto di design (peraltro ampiamente scopiazzato), ma di affidabilita’ e dell’assemblaggio. L’MTBF degli elettrodomestici Sovietici faceva pena e di conseguenza si guastavano con una frequenza impressionante.

Nel segmento medio-alto poi e’ meglio stendere un velo pietoso. Non c’era niente di paragonabile alle padovana Lofra (che qualche anno fa abbiamo – ahinoi – venduto agli Sloveni) o alla mitica serie Custom Imperial della Frigidaire del 1963 o ai massicci Kelvinator Foodorama a due ante del 1955.

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Questa era potenza di fuoco per entrare nel cuore delle massaie e dunque delle famiglie di tutto mondo!

Minsk, Atlas, Siberia, Reglita, Dnepr…. nessuna delle marche proposte dall’URSS poteva competere con i Kelvinator ei suoi foodarama!

Caro amico, tutte le strade portano al frigorifero, e perdere la cosiddetta “fridge battle” e’ stata uno dei motivi della caduta del Comunismo, come abilmente rilevava Frank Scotton, agente USIS sotto copertura negli anni ’60 e ’70. Il buon Scotton sosteneva che alla popolazione dei paesi in via di sviluppo, dove si scontravano USA e URSS, non gliene fotteva una beata mazza della “space race“. L’uomo della strada e delle campagne voleva dei fottuti frigo, delle fottute lavatrici e quattro fottute ruote e un sedile.

E parlando di auto, beh, quelle che i Sovietici inviarono a Cuba nei decenni dopo la rivoluzione duravano qualche anno e poi erano da buttare via. Insomma un controllo di qualita’ indegno. Domandati come mai hanno girato fino ad ora su auto americane anni ’50 rattoppate.

E ora che ho finio il 4° white russian, me ne vado in branda.

BURP a tutti!

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