Harrier, il fabbricavedove

av8bmarines

Ormai le operazioni in Afghanistan si avviano verso le battute finali, e cosi’ in questi giorni ho (lentamente, data la mia cronica pigrizia) iniziato a fare il punto su 13 anni di operazioni aeree, partendo da quel famigerato 2001. E proprio mentre mi documentavo sulle prime fasi dell’Operazione Enduring Freedom (OEF), mi e’ capitato di rileggere un vecchio dossier del quotidiano californiano Los Angeles Times dedicato all’aereo V/STOL Harrier. Il dossier in oggetto, suddiviso in sette capitoli, fu pubblicato a puntate nel Dicembre 2002, innescando polemiche su polemiche all’interno dell’US Marine Corps, ma non solo.

Motivo? Semplice: l’innovativo Harrier ci fa una magra, quando non pessima, figura e sotto molteplici aspetti: efficienza, efficacia bellica, vulnerabilita’, costi e, sopratutto, sicurezza. Comparato a tradizionali jet da combattimento, l’Harrier e’ emerso in generale come un aereo decisamente meno sicuro, persino in situazioni delicate come la procedura di eiezione. Un aereo che dal 1971 al 2001 ha provocato la morte di 45 abili ed esperti piloti del Corpo dei Marines. Tutte avvenute lontano dal campo di battaglia. La colpa e’ interamente attribuibile all’aereo? Non proprio, ma lascio a voi il piacere di scoprire i retroscena di questa storia dai risvolti egualmente tragici e interessanti.

Ho sempre avuto un debole per questa famiglia di aerei, e quando all’epoca lessi questa serie di articoli, ammetto di esserci rimasto male, pur conoscendo parte dei fatti esposti dagli autori.

Anyway, qui trovate il dossier dell’LA Times:

http://www.pulitzer.org/works/2003-National-Reporting

Come potete dedurre dall’URL, vinse addirittura un Pulitzer nella categoria National Reporting. Meritatamente, IMO.

Nel frattempo beccatevi questa tabella

tabellaharrier

Note a margine: nel libro “Harrier II: validating the V/STOL” (2006), l’autore Lon O. Nordeen fa notare:

The Harrier suffered criticism for its high accident rate. When the facts were reviewed, the combine loss rate for U.S. Marine Corps and RAF Harriers (50 at 213.000 flight hours) was lower than the rate of other single-engine strike aircraft such as the A-4 (64) and A-7 (73) and slightly more than the rate of the USN/USMC twin engine F-4 (44) esperienced at 213.000 total flight hours.

4 Risposte

  1. Gianluca

    Articoli interessantissimi!

    Complimenti

    febbraio 10, 2014 alle 11:22 am

  2. ShadowRider

    Molto interessante, ho dato una scorsa rapida all’articolo e mi sembra ben fatto, spero stasera di riuscire a leggerlo con calma.

    Se ricordo bene l’Harrier è una delle “alternative” di cui urlano i grillini anti-F35. Nei commenti a certi articoli del Fatto (di solito a firma di tale Toni De Marchi, uno che si accalora molto sulla questione F-35…) salta fuori spesso qualcosa come “la Marina Militare invece degli F-35 deve prendere i Super Harrier [progetto che da quel che so è stato cassato da anni, ma fa niente], costan meno e vanno meglio, bellissimi affidabilissimi bla bla bla” (se non altro non dicono che sono “italiani”…). Immagino quindi che secondo loro questo articolo sarà falso e tendenzioso, scritto direttamente dall’ufficio stampa di Lockheed Martin. Vabbe’…

    febbraio 10, 2014 alle 11:37 am

  3. Yossarian

    Stupendo. Anch’io ho sempre avuto un debole per quella “famiglia”, ma il dossier e’ assolutamente fattuale e credo quasi inattaccabile.

    @ShadowRider

    I grillini sono patetici normalmente, figurarsi quando si avventurano nel campo della Difesa.

    febbraio 10, 2014 alle 3:45 pm

  4. ShadowRider

    @Yoss: anche a me è sempre piaciuto tantissimo l’Harrier e i suoi derivati, ma mi sembra che il dossier sia inequivocabile. Fa male al cuore, ma i fatti son fatti. D’altra parte parliamo di un velivolo il cui primo progetto risale (se ricordo bene) agli anni ’60. Certo, è stato modificato, aggiornato, quel che vuoi, ma certi limiti sono difficili da superare.

    Riguardo ai grillini, diciamo che a volte è divertente vederli provare a parlare di cose delle quali evidentemente non sanno nulla. Per un po’. Poi cominciano a darmi noia.

    Più che altro ero curioso riguardo a questo De Marchi, che non perde mai occasione di scrivere articoli contro l’F-35 e in generale contro qualsiasi spesa (solo che per lui non sono mai ‘spese’, sono invariabilmente ‘sprechi’) militare. I suoi fan spesso dicono che anni fa lavorava per Jane’s, io ho cercato tracce in rete ma non ho trovato nulla. Gli unici collegamenti che trovo sono i suoi articoli sul Fatto Quotidiano e un libro del 2007 intitolato “Dossier Basi”. Magari il padrone di casa sa qualcosa di più.

    febbraio 11, 2014 alle 9:28 am

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