Shopping in Chad: Operazione Mount Hope III

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Nel Giugno 1988, il 160th Special Operation Aviation Group (Airborne) (SOAG-A) di Fort Campbell (Kentucky) ricevette un immediato ordine di mobilitazione per una missione clandestina piuttosto atipica: il recupero di un elicottero d’attacco di fabbricazione Sovietica Hind da una remota localita’ in Chad (Africa).

PREMESSA

Il Chad, ex colonia francese divenuta indipendente nel 1960, era reduce da quindici anni di sporadici conflitti con la Libia di Mu’ammar Gheddafi. Quest’ultimo nei primi anni settanta ordino’ alle sue truppe di occupare manu militari la parte settentrionale del paese, e in particolare la Striscia di Aozou, un’area larga 100 km e lunga 1000, ricca di giacimenti di petrolio e uranio.  Proprio a causa dei giacimenti sorse una violenta disputa per il controllo di quest’area, che portò appunto alla guerra tra i due paesi. Dopo anni di combattimenti, nell’Agosto del 1987 i Libici furono ricacciati oltre i confini chadiani, grazie anche al costante e puntuale supporto dei militari Francesi.

Fra i numerosi equipaggiamenti abbandonati dai libici durante la ritirata, figurava anche un solitario Mi-25 Hind, versione da esportazione del Mi-24 in dotazione all’Armata Rossa. L’Hind libico venne catturato dalle Forces Armees Nationales Chadiennes (FANT) nell’Aprile 1987. Ecco una foto scattata al momento della cattura, con l’armamento completo ancora a bordo:

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Fino agli anni ottanta era estremamente complicato, se non impossibile per gli USA e i paesi NATO venire in possesso dei piu’ avanzati sistemi d’arma Sovietici e per tale ragione l’acquisizione di questi ultimi era considerata un’attivita’ altamente prioritaria. Entrato in servizio nel corso degli settanta, il potente Hind era infatti uno dei pezzi piu’ ambiti dall’intelligence statunitense, che da anni cercava di mettere le mani su un esemplare integro. Va da se che non si sarebbero per nulla al mondo fatti sfuggire un’occasione simile. Il problema e’ che il suddetto Hind si trovava nel deserto e per di piu’ in una zona adiacente al confine con la Libia.

Ad ogni modo l’operazione Mount Hope III aveva anche un secondo importante scopo: quello di verificare le capacita’ del 160th SOAR di agire al di fuori dei confini nazionali in condizioni proibitive e con assistenza e appoggio limitati.

Contattato preventivamente dal Dipartimento di Stato USA, il Governo del Chad acconsenti’ alle richieste degli americani solo dopo lunghe trattative, senza tuttavia garantire alcun tipo di appoggio. Anzi, gli yankee avrebbero dovuto condurre tutta l’operazione unicamente con i propri mezzi e in assoluta segretezza. Comprensibilmente, i governanti chadiani – al pari dei colleghi statunitensi – non desideravano alcun tipo di pubblicita’.

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TRAIN HARD, LOOT EASY

Nell’Aprile 1988, dopo una metodica e accurata pianificazione a tutti i livelli, un C-5 Galaxy dell’USAF con a bordo due CH-47D SOA (Special Operations Aircraft) dell’US Army e 75 uomini fra equipaggi e personale di supporto, parti’ alla volta del White Sands Missile Range (New Mexico) per prepararsi alla missione. Per chi non lo sapesse, White Sands e’ uno sconfinato poligono missilistico che si estende per oltre 8300 kmq (come la regione Umbria): un luogo quindi perfetto per condurre attivita’ addestrative a largo raggio lontano da occhi indiscreti.

Nel New Mexico gli uomini del SOAG si addestrarono meticolosamente su ogni aspetto della missione. Per simulare il peso dell’Hind furono impiegati sei serbatoi collassabili da 500 galloni pieni di acqua appesi ai ganci esterni del Chinook. In seguito il gruppo si servi’ di un vero e proprio elicottero configurato per replicare quanto piu’ fedelmente possibile il peso e le dimensioni del Mi-25. Durante l’addestramento l’equipaggio dovette naturalmente coprire le medesime distanze previste per la missione, volando solo durante le ore serali e notturne (dalle 6 PM in poi) con l’ausilio degli NVG.

Sconosciuto ai piu’, il CH-47D SOA fu il primissimo Chinook allestito per le operazioni speciali e poteva contare su equipaggiamenti supplementari come FLIR (Forward Looking Infrared), lanciatori di chaff e flares, apparati di comunicazioni extra e cockpit NVG compatibile (una rarita’ per gli elicotteri dell’epoca). Questo modello era privo di sonda per il rifornimento in volo, introdotta solo a partire dal successivo MH-47D.

Dopo alcuni mesi di negoziazioni e carteggi politici con il Chad,  il 21 Maggio il Presidente Ronald Reagan firmava l’Ordine Esecutivo che dava il via libera all’Operazione Mount Hope III. Qualcuno si chiedera’ di quel “III”… beh, in quel periodo reparti americani erano gia’ intervenuti in Chad in altre due occasioni, anche se non mi sono ancora del tutto chiare le ragioni dei due precedenti interventi.

IL MONTE DELLA SPERANZA

Nei giorni successivi, una piccola avanguardia guidata dal CW4 Juergen Stark parti’ alla volta della Germania Occidentale e infine del Chad, dove si preoccupo’ di preparare il terreno prima dell’arrivo del main body. Un paio di settimane piu’ tardi, due Chinook della E Company, 160th SOAG (Lead e Chalk 2) e 76 uomini furono aerotrasportati a bordo di un C-5 fino all’aeroporto Internazionale di N’Djamena, che fra le altre cose ospitava anche un contingente francese e alcuni caccia Mirage F1 schierati nell’ambito dell’Operazione Épervier. Nelle foto in basso: l’arrivo del C-5 e dei CH-47 a N’Djamena.

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Attorno alla mezzanotte dell’11 Giugno 1988, i due CH-47 decollarono per effettuare una penetrazione in profondita’ di circa 800 km (490 miglia) in territorio chadiano senza alcun ausilio esterno per la navigazione.

Ora, per un aviogetto tipo Boeing o Il-76, 800 km sono oggettivamente uno scherzo, ma per un elicottero da trasporto che in condizioni ideali supera a malapena i 160 nodi, distanze di quel tipo rappresentano una sfida notevole per gli equipaggi, sopratutto quando si e’ costretti a volare di notte, in pieno deserto, con temperature elevate e con un pesante carico esterno in grado di penalizzare seriamente le prestazioni dell’aeromobile.

Qui sotto potete vedere la mappa che riproduce la rotta eseguita dai due Chinook, comprensiva delle due soste ai FARP

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Come confermato dagli ultimi rapporti dell’intelligence, il prezioso Hind si trovava ancora parcheggiato presso Ouadi Doum, una piccola localita’ nella parte settentrionale del paese che ospitava una base aerea libica abbandonata l’anno prima. Gli uomini non registrarono alcun segno di attivita’ ostile nei paraggi, tant’e’ che i piloti del primo Chinook atterrarono placidamente in prossimita’ dell’Hind come se si trovassero fra le ben piu’ familiari pianure del Kentucky. La tensione, tuttavia, rimase sempre alta, se non altro perche’  l’esercito libico era appostato appena oltre la striscia di Aozou, a poco piu’ di 100 km di distanza. In quelle condizioni, anche un piccolo addestratore armato come l’L-39 Albatros poteva costituire una seria minaccia per qualunque elicottero.

Dalla rampa posteriore sbarcarono rapidamente alcuni uomini incaricati di preparare il Mi-25 per il trasporto. Nel frattempo, il secondo CH-47 attendeva in hovering l’aggancio al baricentrico.

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Faccio presente che l’Hind e’ un figlio di puttana bello grosso. Parliamo di un elicottero lungo ben 17 metri e mezzo (come un caccia F-22) e con un peso a vuoto di oltre 8 tonnellate. All’epoca solo tre, forse quattro elicotteri occidentali potevano compiere operazioni di questo tipo.

Una volta agganciato e assicurato il carico, i due Chinook si diressero verso l’aerodromo abbandonato di Faya-Largeau, dove l’USAF aveva precedentemente inviato un C-130 per allestire un FARP (Forward Arming and Refueling Point) con l’incarico di rifornire di carburante i due CH-47. Una volta riempiti i serbatoi, Lead e Chalk 2 ripartirono per un lungo tragitto che li avrebbe condotti a un secondo FARP, questa volta allestito presso  Moussora, a nord est dell’aeroporto di N’Djamena.

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Foto 1: Membri dell’equipaggio dei due Chinook posano di fronte al Mi-25 Hind poco prima della partenza dall’aerodromo di Ouadi Doum (HI-RES photo). Foto 2: Chinook decolla da Ouadi Doum (HI-RES photo) (US Army/SOCOM/DoD)

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Sfortunatamente durante il rientro, i Nighstalkers (soprannome del 160th SOAG) furono sorpresi da una persistente tempesta di sabbia che si presentava piu’ o meno come una sconfinata nube alta 3000 piedi. Questo imprevisto costrinse i piloti dei due CH-47 a separarsi onde evitare possibili collisioni e a rallentare a velocita’ inferiori a 80 km/h. Una volta atterrati a N’Djamena, una seconda tempesta di sabbia ritardo’ ulteriormente le operazioni di carico a bordo del C-5. Le due immagini in basso non hanno bisogno di ulteriori commenti.

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Ma, a parte le due tempeste di sabbia, tutto il resto filo’ liscio come l’olio. 67 ore dopo l’arrivo del Galaxy in Chad, i protagonisti dell’Operazione Mount Hope III si stavano accigendo al rientro in patria in compagnia dell’agognato bottino. In totale i due Chinook volarono per 1600 km (994 miglia) con temperature massime che toccavano i 54 gradi centigradi.

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Come si dice in questi casi: mission accomplished…. e birra per tutti🙂

(Photos: US Army/SOCOM/DoD)

3 Risposte

  1. Ingraman

    Al solito grazie per la gran bella storia! Certo che alla bestiola stare per qualche mese al sole con tempeste di sabbia non avrà fatto bene… basti guardare alla verniciatura originale che si vede in corrispondenza dell’attacco della semiala. Pensare poi all’elettronica! Poi mi sorprende che i locali non avessero già smontato tutto l’elicottero.
    L’elicottero è per caso stato conservato (e/o esposto)?

    luglio 5, 2013 alle 3:28 pm

  2. clark

    eh i locali avran avuto buoni motivi per non saccheggiare,magari il DoD fece un discorso chiaro..

    febbraio 15, 2015 alle 4:42 pm

  3. Sapevo che gli USA usavano un Hind per l’addestramento…forse era questo?
    La storia comunque ricalca moltissimo la prima parte del romanzo “Winterhawk” scritto appunto nel 1987 da Grag Thomas e con protagonista il maggiore Mitchell “Firefox” Gant🙂

    gennaio 14, 2016 alle 1:14 pm

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