Chi era il soldato Jimmy Lee Dykes? (was: stereotipi stereotipati)

JimmyLeeDykes

Premessa: questo post lo avevo scritto il mese scorso, ma per non so quale ragione mi ritrovo a pubblicarlo soltanto oggi.

“Dopo cinque anni di Vietnam anche io diventerei pazzo”

“Il Karma lo ha ripagato per aver ucciso innocenti vietnamiti”

“Ecco come ci si riduce ad arruolarsi”

“Dykes, pluridecorato combattente in Vietnam…”

“Reduce dal Vietnam con molte onorificenze, ma bacato per sempre nella testa. E’ così che si riducono i baldi guerrieri e non per loro colpa.”

“Guardate il film Platone e poi capirete”

Potrei continuare ancora per ore a postare commenti di questo tenore, ma preferisco fermarmi qui. Quel “Platone” (refuso da “Platoon”, il film di Oliver Stone) e’ pero’ spettacolare, bisogna ammetterlo.

Come avrete intuito, sto parlando di  Jimmy Lee Dykes, il 66enne ex camionista e veterano del Vietnam residente in Alabama che lo scorso febbraio aveva rapito e preso in ostaggio un bambino di cinque anni, affetto da sindrome di Asperger, tenendolo rinchiuso in un piccolo bunker sotterraneo per sette giorni. Dopo lunghe e infruttuose trattative, alla fine la squadra speciale dell’FBI e’ intervenuta e nel corso del blitz Dykes e’ stato ferito a morte dagli agenti. Il bimbo fortunatamente e’ rimasto illeso ed ora si trova di nuovo a casa con la sua famiglia.

Dykes non era certamente un uomo sano di mente. Un uomo sano di mente non ucciderebbe un cane a sprangate per violazione di proprieta’ (!), ne’ punterebbe abitualmente il proprio fucile contro vicini e passanti. Del passato e dei trascorsi militari di Dykes nessuno sapeva niente di certo, eppure e’ stato immediatamente definito come “un ex combattente che dopo aver ucciso ed essersi sporcato le mani di sangue in Vietnam si e’ trovato a fare i conti con il passato e in ultimo ha perso completamente la brocca, blablabla“.

OK, legittimo. Di esempi di veterani di guerra impazziti a seguito di traumi ne abbiamo un’infinita’.

Il problema e’ che Jimmy Lee Dykes era si un reduce, ma non un combattente o, passatemi il termine, un “guerriero”. Jimmy Lee Dykes era in realta’ un marinaio che si occupava di gestire le attivita’ di manutenzione degli aeromobili della US Navy, la Marina Militare Statunitense. E, francamente parlando, mi viene difficile pensare ad un marinaio con compiti amministrativi e gestionali mentre si inoltra nella giungla vietnamita bramoso di fare fuori i Charlie con un M16.

Per la precisione Jimmy Lee Dykes era un AZ3, ossia un Aviation Maintenance Administrationman Third Class. Un “colletto bianco” assegnato ai reparti di volo.

Quali sono le mansioni principali di questo particolare Rating? Eccovene alcune:

– Pianificare e coordinare le attivita’ di manutenzione e ispezione degli aeromobili
– Elaborare statistiche sull’affidabilita’ degli aeromobili
– Organizzare e tenere in ordine le biblioteche con le pubblicazioni tecniche sugli aeromobili (manuali, bollettini etc)
– Preparare i rapporti e la corrispondenza
– Gestire l’archivio del personale
– Tenere aggiornati i libretti di volo sulle attivita’ di manutenzione e sullo stato dei propulsori

Attivita’, come tutti sappiamo, che trasformano un innocuo marinaio in un Rambo assetato di sangue🙂

Ecco cosa scrive Rod Powers su USMilitary.about.com circa il ruolo dell’AZ3:

Aviation maintenance administrationmen usually work in a clean, comfortable office environment. Places of work vary depending on whether they are assigned to sea or shore duty. The tasks they perform are mostly mental and require close cooperation with fellow workers. AZs may be assigned to an aircraft or helicopter squadron that may deploy on Navy ships. Opportunities also exist to work in squadrons based at overseas sites or within the continental United States

Per questa ragione ho qualche dubbio che la malattia mentale di Dykes fosse collegata al servizio svolto sotto le armi nella seconda meta’ degli anni sessanta.

Per la cronaca, Dykes si arruolo’ l’8 Ottobre 1964, congedandosi cinque anni piu’ tardi, il 16 Ottobre 1969. Le sue principali basi a terra furono Naval Station Treasure Island, vicino San Francisco (California) e Atsugi, in Giappone, presso il Fleet Reconnaissance Squadron (VQ) 1, non distante da Tokyo e Yokohama. Niente male come destinazioni.

Era pluridecorato come sostengono in tanti?

Beh, non esattamente. Dykes ebbe alcune medaglie ed onoreficienze, certo, ma solo perche’ fece il proprio dovere e/o perche’ gli spettavano di diritto a prescindere da tutto, come nel caso della Navy Unit Commendation e della Meritorius Unit Commendation. Queste ultime, fra l’altro, non sono delle decorazioni legate a meriti personali, bensi’ onoreficienze “collettive” che vengono assegnate per distinzione a navi o unita’ e che appunto spettano di diritto a uomini e donne che hanno servito nella nave o nell’unita’ decorata. Fra le medaglie vere e proprie che Dykes ricevette abbiamo invece la Good Conduct Medal, assegnata a tutti quei militari che abbiano completato almeno tre anni di servizio (quattro all’epoca del Vietnam) senza essere incappati in infrazioni disciplinari, punizioni non giudiziali o nella corte marziale. E’ una delle decorazioni piu’ diffuse e viene conferita ai militari che hanno svolto il proprio dovere e servito con onore. Poi c’e’ la National Defense Service Medal, conferita ai militari in servizio attivo che hanno prestato servizio nelle forze armate statunitensi durante periodi di emergenza nazionale (leggasi guerre). Anche in questo caso si tratta di una decorazione assai diffusa.

Maggior approfondimento merita invece la Vietnam Service Medal. Data la mansione di Dykes, la VSM e’ infatti piuttosto inusuale. Non era pilota, ne’ un Seal o un Seabee e nemmeno operava nelle unita’ fluviali. Una spiegazione pero’ ci sarebbe: la Marina USA non ha rilasciato dettagli specifici, ma e’ probabile che Dykes fosse imbarcato a bordo di portaerei durante il suo tour of duty in Vietnam (esempio nel Golfo del Tonchino). Fra i marinai imbarcati della US Navy, la VSM veniva infatti concessa solo a coloro che avevano servito in navi e imbarcazioni operanti in acque vietnamite a diretto supporto delle operazioni di combattimento. E l’unico posto (che io sappia) dove un Aviation Maintenance Administrationman avrebbe potuto guadagnarsi la VSM era a bordo di una portaerei.

medalsdykes

Quindi, senza nulla togliere al defunto Dykes, si tratta di un medagliere tutt’altro che eccezionale. Direi ben entro la norma e perfettamente compatibile con cio’ che faceva Dykes nella Marina per guadagnarsi da vivere. Sicuramente sara’ stato un bravo marinaio, ma da qui a definirlo “eroe” come hanno fatto certi giornali e tv (vero Fox News?) ce ne corre!

Considerazioni finali

Alla fine sono sempre le stesse: non e’ detto che un reduce di guerra sia stato per forza un combattente, anzi: vale l’esatto contrario. Negli eserciti moderni coloro che ricoprono ruoli combat sono una cospicua minoranza, per non parlare di quelli che usano un’arma da fuoco come principale “ferro del mestiere” (es. i fanti). L’idea che *tutti* i reduci del Vietnam siano dei pseudo Rambo impazziti e’ semplicemente ridicola ed e’ piu’ ascrivibile all’immaginario hollywoodiano che alla realta’.

Ovvieta’? Forse, ma a giudicare da cosa si legge in giro non mi sembra affatto cosi’. Anche i giornalisti, spesso, peccano di superficialita’ in questo senso. E’ anche vero che oggi, con il proliferare dei conflitti asimmettrici, non esiste piu’ un vera e propria “prima linea” e a conseguenza di cio’ abbiamo molti piu’ soldati esposti ai pericoli della guerra rispetto al passato. Tuttavia, restano enormi differenze fra coloro che servono in reparti da combattimento e coloro che invece svolgono il proprio dovere in basi, accampamenti o installazioni militari in generale.

War is hell, but there are many different levels of hell

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