Brantly YHO-3 BR – il paparino del LOacH

Chi mi conosce sa della mia predilezione per l’Hughes OH-6 (Model 369) e per tutti i piccoli elicotteri maneggevoli e con elevata visibilita’. Oggi vi presento un modello pressoche’ sconosciuto, ma che io personalmente ho sempre apprezzato: l’YHO-3 BR. Questo elicottero – pochi lo sanno – fu testato dall’US Army negli anni ’50 durante la prima fase del concorso LOH (Light Observation Helicopter), poi vinto nel decennio successivo dal gia’ citato OH-6.

L’YHO-3 BR era un prototipo di elicottero da osservazione e addestramento basato sul Brantly B-2, un turismo/utility ultraleggero biposto che volo’ per la prima volta il 21 Febbraio 1953. Ai comandi c’era l’allora Capitano Frank A. Erickson, pioniere dell’utilizzo dell’ala rotante, nonche’ primo uomo della US Coast Guard ad ottenere il brevetto di pilota di elicotteri (nel 1943!).

La prima cosa che balzava all’occhio erano le dimensioni e i pesi  estremamente ridotti: 6.6 metri di lunghezza per meno di mezza tonnellata a vuoto. Di costruzione metallica, la struttura era in semi-monoscocca, con la parte anteriore a sezione circolare e quella posteriore di forma conica. La visibilita’, eccellente, era dovuta ad un’ampia canopy trasparente in perspex con due cupole semi-ovali nella parte superiore. L’equipaggio (pilota e osservatore oppure istruttore e studente) prendeva posto in due seggiolini regolabili affiancati. L’accesso alla cabina avveniva attraverso due portelli laterali che si aprivano verso l’alto, anche se nell’ YHO-3 BR non vennero praticamente mai montati (vedere prima foto in alto).

La propulsione era affidata a un motore a pistoni Lycoming IVO-360-A1A a 4 cilindri da 180 hp di potenza, che muoveva un rotore principale tripala articolato da poco piu’ di 7 metri di diametro e un piccolo rotore anticoppia bipala. Una delle caratteristiche piu’ inusuali era data dal posizionamento verticale del motore, soluzione adottata dal progettista per risparmiare spazio. Il raffreddamento dell’apparato propulsivo era garantito da due metodi: attraverso classiche prese d’aria (2) poste sui lati della fusoliera e da un allora inedito sistema che in pratica utilizzava la velocita’ dei gas di scarico attraverso i collettori per creare una depressione che forzava l’aria a passare attraverso la testa dei cilindri. Per il raffreddamento dell’olio era invece presente un piu’ tradizionale radiatore, mentre il serbatoio del carburante poteva contenere fino a 117 litri. Il carrello era costituto da due robusti pattini forniti di quattro ammortizzatori oleopneumatici e di due ruote per facilitare i movimenti a terra. In alternativa era possibile montare galleggianti per le operazioni da superfici d’acqua.

Come gia’ detto, l’interesse primario dell’US Army era l’osservazione. L’esercito in particolare fu attratto dalla semplicita’, compattezza e pulizia della cellula, cosi’ come dalle ottime caratteristiche di visibilita’ e agilita’. Per questi motivi nel 1957 chiese e ottenne dalla Brantly (allora basata in Oklahoma) cinque macchine, tutte con insegne e matricole militari (s/n da #58-1492 a #58-1496, c/n 59-63).  Sfortunatamente le dimensioni eccessivamente ridotte si rivelarono un handicap inaccettabile per i militari. Esso inoltre mancava di adeguata autonomia e capacita’ di trasporto e di conseguenza l’US Army lo elimino’ dal concorso LOH prima della conclusione dei test.


Per la cronaca, i principali concorrenti dell’YHO-3 erano il francese YHO-1 DJ (Sud-Ouest Djinn) e l’americano YOH-2 HU (Hughes 269). I severi test di selezione si svolsero fra le basi di Fort Rucker (Alabama) e Naval Air Test Center di Patuxant River (Maryland). Alla fine prevalse l’YOH-2 HU, sebbene di stretto margine. Tuttavia, alla pari dei modelli scartati, la macchina della Hughes non fu comunque giudicata idonea a sostituire il venerabile Bell OH-13 nei ruoli combat, tanto che l’esercito decise di passare alla seconda fase del programma LOH, che prevedeva una radicale revisione delle specifiche iniziali.

Insomma, non ci fu alcun reale vincitore, anche se va detto che nel 1964 l’Hughes 269 fu ripescato, ridesignato TH-55A e infine adottato dall’US Army quale nuovo basic trainer in luogo dell’OH-23 Raven della Hiller (1948).

Ritornando all’YHO-3 BR, l’esercito al termine delle valutazioni riconsegno’ tutti gli esemplari al costruttore, ad eccezione di uno, il #58-1496 (oggi conservato all’US Army Aviation Museum a Enterprise, Alabama). La Brently, dopo quella breve ma eccitante esperienza, non prese piu’ parte a gare indette dalle forze armate, preferendo concentrarsi nel settore civile e commerciale, dove peraltro ottenne successi di vendita piuttosto modesti. In totale furono costruiti circa 500 B-2/YHO-3BR, in gran parte venduti negli Stati Uniti, Europa e Australia. Di questi, solo 20-30 al massimo sono attualmente in condizioni di volo.

Fra i “sopravvissuti”, vorrei segnalarne uno in particolare. Si tratta di un B-2B di seconda mano acquistato nel 1999 da un privato – tal Bryan Cobb – che restauro’ fedelmente con i colori e le insegne dell’US Army. Ecco un paio di immagini scattate dallo stesso Cobb e reperite su rotaryforum.com:

Dopo averci volato per circa 300 ore, Mr. Cobb lo rivendette nel 2006 ad un altro privato per 56 mila dollari (Cobb in origine spese 25 mila per l’heli + 12 mila per messa a punto e restauro). Oggi questo esemplare continua a volare, come e’ possibile vedere in questo filmato del 2012:

:: CONCLUSIONI E AGGIORNAMENTI ::

Vale la pena di ricordare che la Brantly Helicopter fu una delle prime aziende ad aver operato nel campo dell’ala rotante e ad aver intuito il potenziale di questi straordinari mezzi. Essa nacque a Philadelphia (Pennsylvania) nel 1945 per mano dell’ingegnere, inventore e imprenditore Newby O. Brantly    (1905-1993). Societa’ dall’esistenza travagliata, la Brently passo’ continuamente di proprietario in proprietario cambiando piu’ volte nome. Fino a poco tempo fa operava a Vernon (Texas) come Brantly International, sussidiaria della cinese Qingdao Haili Helicopters, ma a quanto ho capito hanno da poco spostato parte o tutta la produzione in Cina. Inoltre i nuovi padroni hanno deciso di riproporre l’originale B-2 del 1953 anche in versione UAV. Si tratta di un progetto piuttosto ambizioso visto che parliamo del primo elicottero UAV  full-size Made in China. Ecco una immagine recente:

Come riporta il sito Unmanned.co.uk, il nuovo mezzo, battezzato V750, ha ottenuto tutte le certificazioni tanto che ha preso di recente servizio nella provincia di Shandong.

Ad ogni modo non si tratta del primo caso di B-2 a controllo remoto. Infatti in pochi ricordano che a partire dal 1986 l’US Army opero’ per un certo periodo di tempo con un numero imprecisato di droni telecomandati denominati H-5T. Questi erano sostanzialmente dei B-2 modificati per assumere le (vaghe) sembianze dell’elicottero da attacco Mi-24 Hind! In pratica la parte anteriore del B-2 venne completamente asportata e sostituita da un muso in fibra di vetro molto simile a quello dell’Hind. L’esercito americano acquisto’ gli H-5T per l’addestramento degli artiglieri della contraerea, anche se a quanto pare questo proto-UAV poteva tornare utile anche come mezzo da osservazione/ricognizione. Gli H-5T erano costruiti dalla Brantly-Hynes, una societa’ fondata nel 1975 da Michael K. Hynes, imprenditore che aveva acquisito la licenza di produzione del B-2 e del Model 305. In basso una foto dell’H-5T. Notare la colorazione pseudo-aggressor🙂

:: CARATTERISTICHE GENERALI DEL BRANTLY B-2/YHO-3 ::

Equipaggio: 1 o 2 (per missioni scout, pilota + un osservatore)
Apparato propulsivo: 1 x Avco Lycoming IVO-360-A1A a pistoni da 180 hp  (134kW)
Diametro rotore: 7.24 metri
Lunghezza fusoliera: 6.63 metri
Altezza: 2.06 metri
Peso a vuoto: 464 kg
Peso al decollo: 757 kg
Velocita’ massima: 161 km/h
Velocita’ di crociera: 145 Km/h
Tangenza: 3290 metri
Autonomia con massimo di carburante: 402-480 km

Una Risposta

  1. Pingback: Produzione del V750 a regime | SOBCHAK SECURITY - est. 2005

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