Ustica e la restituzione dei rottami del MiG-23 ai libici

Per la serie @ Sheep 4 Libya – a 90 per la Libia – un piccolo ma significativo esempio di asservimento ai voleri del Coglionello di Tripoli e del suo chilometrico entourage.

Il testo seguente proviene dalla Sentenza-Ordinanza sulla Strage di Ustica del Giudice Istruttore Rosario Priore e fa riferimento ai giorni che precedettero la restituzione  alle autorita’ libiche dei rottami del MiG-23 Flogger, schiantatosi nei pressi di Castelsilano (Catanzaro) e ufficialmente rivenuto venti giorni dopo il disastro aereo del 27 giugno 1980 che coinvolse il DC-9 Itavia matricola I-TIGI (aka Itavia 870).

La sentenza-ordinanza la potete scaricare in .PDF a QUESTO indirizzo. Il passaggio seguente lo trovate invece nel PDF intitolato “Il Mig libico rinvenuto a Castelsilano” da pagina 4233 a 4235.

3. La restituzione del relitto

Dopo la restituzione della salma la restituzione dei rottami dell’aereo.

Questa operazione prende le mosse da una nota verbale datata 4 agosto 80 dell’ufficio Popolare della Jamahirija Araba Libica Popolare e Socialista di Roma al Ministero degli Affari Esteri. In tale nota esplicitamente si dichiara che da parte loro è “intendimento procedere al recupero dei rottami… tuttora giacenti nella zona dell’incidente e dei suoi pezzi raccolti nell’aeroporto di Ciampino”. I libici ad appena diciassette giorni dal rinvenimento già sanno – o hanno buona immaginazione – che delle parti del velivolo sono state portate a Roma.

Nello scritto si chiede poi di informare le autorità competenti per ottenere la necessaria autorizzazione, specificando un dettagliato programma di operazioni a partire dal 6 sino al 9 successivo.

Il piano merita di essere riportato integralmente:

“Mercoledì mattina 6/8/1980:

Il trasferimento dell’elicottero libico, che attualmente si trova a Vergiate ed è del tipo Shyanuwuk [1], numero di riconoscimento CH20, pilotato dal cap. pilota Mustafa Krazah, con a bordo otto tecnici libici, all’aeroporto di Crotone, con un atterraggio a Frosinone per le forniture di carburante (già richiesto con nostra nota n.14/6/493).

– Un auto di trasporto si muove da Roma, con sei persone, tre della delegazione libica e tre dell’ufficio Popolare libico a Roma.

Mercoledì sera: una ricognizione della zona da parte dell’equipaggio dell’elicottero libico.

– Giovedì, venerdì, il 6-7 agosto 1980: lo svolgimento delle operazioni nella zona dell’incidente.

In relazione al piano suddetto ed al desiderio delle autorità militari italiane di accelerare le operazioni di recupero dei rottami dell’aereo libico, si prega l’urgente intervento di codesto Ministero al fine dei seguenti atti richiesti:

1) l’autorizzazione al suddetto elicottero libico di trasferirsi a Crotone e di muoversi tra Crotone e Casalsilano. (leggasi Castelsilano nde)

2) Il permesso a 14 persone di muoversi nella zona dell’incidente.

3) Nell’eventualità che le operazioni di recupero richiedessero il taglio di due o tre alberi dalla foresta per permettere l’atterraggio dell’elicottero.

4) Il permesso di fotografare le operazioni di recupero con una nostra cinepresa.

5) Il soggiorno del gruppo di recupero sarà a Crotone o Stella.

Durante i due giorni 7 e 8 agosto, tutti i pezzi ed i rottami del nostro aereo saranno portati all’aeroporto di Crotone.

Venerdì 9/8/1980:

1) Un C130 dell’Aeronautica libica arriverà a Crotone proveniente da Tripoli, per il trasporto dei rottami dell’aereo precipitato nella zona di Casalsilano (leggasi Castelsilano, nde), da Crotone fino a Benghazi.

Il C130 lascerà l’aeroporto di Crotone nella stessa giornata con a bordo tutti i rottami dell’aereo raccolti nell’aeroporto di Crotone (per il C130 verrà presentata una specifica richiesta di sorvolo ed atterraggio.

2) Il ritorno dell’elicottero da Crotone a Vergiate via Frosinone con a bordo tutti i membri del suo equipaggio ed i tecnici.(v. nota 04.08.80 – documenti inviati dallo SMA con nota SMA-0/4031/0.2 datata 08.11.90).

Il contenuto del piano dimostra una capacità di muovere mezzi militari – un elicottero pilotato da un capitano, già stanziato in Italia, un C130 e un veicolo per 6 persone, – militari e tecnici, sull’ordine della quindicina -, una possibilità di impegnare aeroporti ed aerovie; così come il tenore della richiesta dimostra una certezza di ottenere a tamburo battente risposte solo affermative.

Note: [1] per “Shyanuwuk” ovviamente s’intendeva l’elicottero Chinook CH-47.

L’esemplare di Vergiate citato da Priore (“numero di riconoscimento CH20“) e’ uno dei venti CH-47C prodotti per le forze armate libiche.

Interessante far notare che su Airliners.net sono presenti un paio di immagini di un CH-47C fotografato a Vergiate proprio nel 1980. Non troppo sorprendentemente il codice d’identificazione riporta proprio il numero “20” (LC-020) come l’esemplare citato nella sentenza di Priore.


I Chinook libici furono costruiti in Italia dalla Elicotteri Meridionali, una societa’ che l’Agusta creo’ negli anni sessanta e con sede a Frosinone. Come scritto poco piu’ sopra il governo libico acquisto’ venti di queste macchine: 6 per l’esercito e 14 per l’aeronautica militare.

Attualmente dovrebbero essercene rimaste otto in servizio, visto che nel 2003 la Libia trasferi’ ben 12 esemplari agli Emirati Arabi Uniti  [ VEDERE QUI ].

2 Risposte

  1. G. Merino

    Interessantissimo. Stavo cercando fotografie dell’autopsia del pilota libico caduto in Calabria. Ne avresti in formato digitale?

    febbraio 15, 2012 alle 11:47 am

    • Aleks

      Curiosa questa richiesta. Cosa ti fa pensare che io abbia quelle foto? Foto peraltro sparite e mai ritrovate?🙂

      Cito dalla sentenza-ordinanza del Dott Rosario Priore, pagina 4084 e 4085:

      “Durante l’autopsia furono scattate numerose fotografie. Dell’intera salma come di singoli organi. Con il flash e l’ausilio di attrezzatura tecnica. Queste fotografie non sono state mai più rinvenute. Di certo non sono state scattate dai Carabinieri, nè di Crotone nè di Catanzaro, come emergerà dalle loro testimonianze. Gli operatori fotografici non sono stati riconosciuti dai periti, i quali ben conoscevano i Carabinieri che in genere li seguivano nelle ispezioni e nelle autopsie. Nessuno dei partecipi all’autopsia, almeno quelli di cui si è a conoscenza, ha saputo dire chi fossero i fotografi. La presenza del S.I.S.MI non è provata; è perciò probabile che si trattasse di uomini del Servizio dell’AM. Sta di fatto che l’occultamento o la distruzione di queste riprese fotografiche ha sottratto all’inchiesta una prova preziosa, se non l’unica, del reale stato di quel cadavere, che avrebbe impedito le polemiche e le incertezze che sono seguite a quell’autopsia.”

      Forse ti conviene domandare altrove😉

      Cya
      A.

      febbraio 15, 2012 alle 1:09 pm

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