Italia: prove tecniche di Air Cavalry

Su di un vecchio floppy disk del 1999 ho trovato questo interessante articolo tratto da Rivista di Cavalleria a firma Generale Luigi Caligaris. Buona lettura.

Operazioni generali dell’US Army Aviation nell’ambito della propria riforma l’Esercito ha deciso di dare vita a una sua Cavalleria dell’Aria sulla scia dell’Air Cavalry americana che ha avuto il suo battesimo di fuoco in Vietnam ed è stata ulteriormente collaudata con successo nella guerra del Golfo. E’ probabilmente una buona idea ma non è per l’esercito italiano un idea nuova. Infatti, fra il 1971 e il 1972, il Comando dell’allora V Corpo d’Armata, su sollecitazione dello Stato Maggiore dell’Esercito, incaricò l’allora Gruppo Squadroni Guide di sperimentare il modello Air Cavalry in previsione della sua possibile adozione in chiave permanente. L’esperimento fu impostato sulla base della Regolamentazione americana e interessò tutto il Gr. Sqd e il V REUG (Reparto Elicotteri Uso Generale del V Corpo d’Armata) con l’occasionale concorso del IV REUG del IV Corpo d’Armata alpino. Alle Guide fu data carta bianca, restando fermo l’obbligo di partecipare anche alle altre attività addestrative divisionali.

Carta bianca volle anche dire, istruzioni zero, soldi zero, indennità zero, equipaggiamento speciale zero; indennità di missione, zero. Tanto per fare un esempio, il maglione a collo alto degli alpini indispensabile per le esercitazioni invernali continuative condotte anche in montagna fu consegnato a esperimento pressochè concluso, il materiale da roccia fu concesso per simpatia dalla Julia, e così via. L’arte dell’arrangiarsi tipica degli italiani tornò molto comoda. Tutto inoltre venne fatto a rischio e pericolo delle Guide. Sempre d’iniziativa fu inventata una struttura ad hoc per l’esperimento costituendo uno squadrone, il San Giusto (nome preso dall’omonimo squadrone delle Guide su carri L prima della II Guerra Mondiale) come eliesplorante ossia come reparto incaricato di operare con più affiatamento e continuità con il V REUG.

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Non erano anni facili, le dure contestazioni (all’interno e all’esterno delle caserme) e le marce pacifiste erano all’ordine del giorno ciononostante con personale soprattutto di leva, l’esperimento diede i suoi frutti. Si sperimentarono per la prima volta: la sorveglianza dal cielo e l’appoggio tattico da parte degli elicotteri a favore delle formazioni corazzate, il volo tattico in formazione e con reparti a bordo anche in condizioni di oscurità, l’impiego a notevole distanza, su allarme, e in terreni difficili di formazioni miste su elicotteri e su corazzati; la cooperazione fra elicotteri, Guide, e aerei da combattimento (alcune volte anche Phantom americani da Aviano). E, naturalmente, si dovettero copiare o inventare di sana pianta accorgimenti tecnici e procedure per disporre degli indispensabili automatismi nell’impiego. Furono condotte più esercitazioni continuative (anche 3 giorni) su larga parte del Friuli, quindi molto a di fuori dei poligoni, con impiego di tutto il gruppo e sostegno continuativo dall’aria, ivi inclusi i rifornimenti di carburante.

L’esperimento che durò circa tredici mesi superò con facilità il vaglio di molte ispezioni tecniche e operative, anche da parte delle AC: ivi comprese quelle dall’Ispettore dell’ALE (Aviazione Leggera dell’Esercito) e da suoi tecnici. Si chiuse quindi in sordina con il solo grazie reciproco fra Guide e piloti, con consegna di diplomi confezionati in casa e in economia, distribuiti ai solo partecipanti. Dati, documentazioni e ammaestramenti raccolti nel corso della sperimentazione furono inviati, come dovuto, allo Stato Maggiore dell’Esercito che mantenne un silenzio di tomba, evitando anche di prendere atto di un esperimento di tale difficoltà e portata. Unica eccezione, un anno dopo, a esperimento più che concluso, giunsero alle Guide sia l’apprezzamento del Capo del III Reparto dello SME sia una sessantina di maglioni.

Quanto sopra, solo per completare la storia delle Guide e dell’esercito. Se è vero che le tradizioni contano, e contano solo se basate su fatti realmente avvenuti, ciò che può essere vanto di un Corpo come dimostraziione di dedizione e professionalità non va dimenticato.

Una Risposta

  1. Marco

    Sei il migliore, G-R-A-Z-I-E!

    agosto 11, 2008 alle 8:02 am

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