Articoli con tag “vietnam

Pedro

Un Kaman HH-43 “Pedro” a rotori intersecanti sorvola una imbarcazione da pattugliamento fluviale PBR Mk II in navigazione sul fiume Bassac.  Repubblica del Vietnam, primavera 1966.


Contrasti


Airborne artillery


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Vung Tau, RVN – Un CH-54 della 1st Cavalry Division (Airmobile) solleva la bocca da fuoco da 175mm (M113)  di un semovente d’artiglieria M107. (photo: US Army)


B-52 a Guam


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- (USAF photo)

Andersen AFB durante l’operazione Linebacker II.


[Photos+Video] Octofoil – Cantando il blues nel Delta del Mekong – UPDATE!

UPDATE!

Ieri ho caricato un bel documentario a colori dedicato alla 9th ID in Vietnam. (produzione: Army Pictorial Center, 1968).

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Octofoil era la rivista ufficiale della 9a Divisione di Fanteria in Vietnam. La pubblicazione era corredata di splendide fotografie, molte delle quali a colori, e reports dalla zona di combattimento. Qui una selezione di immagini tratte da alcuni numeri pubblicati fra il 1967 e il 1969.

La citazione del Blues deriva dal fatto che la 9a Divisione, durante la permanenza in Vietnam, tendeva a reclutare gli uomini fra gli stati del profondo Sud caratterizzati da ampie zone paludose come il Delta del Mississippi e le Everglades della Florida meridionale, ambienti per molti versi simili agli acquitrini del Mekong, dove la III Brigata operava quale forza terrestre nell’ambito della Mobile Riverine Force (MRF), una task force costituita da elementi dell’US Army e della US Navy. Per le ragioni sopra esposte, la presenza di truppe afroamericane era sensibilmente piu’ elevata rispetto ad altre unita’. Mentre i bianchi erano tradizionalmente legati a Country e Honky Tonk, i neri preferivano ascoltare Blues e Soul. Il Rock and Roll comunque metteva tutti d’accordo ;-)

Quelli della 9a in Vietnam erano talvolta chiamati i marines dell’esercito.

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Intermezzo musicale :-)

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Combat tracker con il suo fedele amico a quattro zampe. Le unita’ speciali erano in genere armate con le versioni compatte dell’M16, come questa Colt XM177E2 Commando (clicca x ingrandire)


La 9a operava con la III Brigata nel Delta del Mekong


Combat trackers in avanscoperta


Combat tracker e cane erano compagni inseparabili


ATC (Armored Troop Carrier) pronti a far sbarcare i fanti della III Brigata (US Army photo)

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Intermezzo musicale #2


Il Bob Hope Show era l’evento piu’ atteso dai GIs in Vietnam


Belle ragazze, musica e umorismo erano i principali ingredienti del Bob Hope Show. Bob Hope, di origine inglese, e’ stato probabilmente il personaggio piu’ amato dalle truppe americane. La sua totale devozione al soldato medio, lontana da politica ed ideologia, lo aveva reso immediatamente popolare presso tutti i servizi delle Forze Armate. Intrattenne i soldati americani in ben quattro guerre: 2a Guerra Mondiale, Corea, Vietnam e Desert Storm (quasi noventenne!). Hope mori’ in pace e serenita’ nel luglio del 2003, pochi mesi dopo aver oltrepassato la boa dei cento anni. In segno di riconoscimento gli furono dedicati una nave, la USS Bob Hope ed un aeroporto, quello di Burbank, in California.

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Intermezzo musicale #3

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Pattuglia al tramonto nell’acquitrinio del Mekong


Nonostante gli orrori della guerra, la spiritualita’ fra le truppe americane non era mai trascurata come dimostra questa immagine.


Il comandante in capo delle forze USA in Vietnam, Generale William C. Westmoreland, mentre imbraccia un fucile di precisione Mosin-Nagant catturato ai Vietcong dalla 9a Divisione


Il fango era una costante per i fanti della III brigata


La 9a Divisione di Fanteria era equipaggiata con mezzi all’avanguardia come elicotteri, hovercraft e pesanti imbarcazioni da assalto fluviale. Qualche volta pero’ gli uomini dovevano spostarsi attraverso rudimentali canoe e sampan, esattamente come il nemico


Dannati canali!


“Mud, fuckin’mud”


Gli uomini della III brigata conducevano sovente operazioni di sbarco fluviale a bordo di mezzi LCM6 modificati


Cavalleggeri mentre ispezionano un lotto di armi catturate. Notare la massiccia presenza di fucili a ripetizione manuale tipo Mosin-Nagant. A dispetto delle credenze, l’AK-47 non era molto diffuso fra i partigiani, almeno durante i primi anni di guerra


L’airboat era una delle imbarcazioni piu’ atipiche che s’incontravano nel Delta. Il pescaggio assai ridotto ne consentiva l’impiego nei fondali piu’ bassi


Questa immagine dimostra in quali condizioni gli uomini della Nona dovevano operare…


…ammollo, dalla mattina alla sera.

Il PACV (Patrol Air Cushion Vehicle) era un veicolo a cuscino d’aria prodotto dalla Bell durante gli anni sessanta. Era in dotazione in via sperimentale nella US Navy e nella 9^ Divisione di Fanteria, dove serviva nel 39° Plotone Cavalleria in compiti di esplorazione, trasporto truppe e supporto di fuoco, spesso in congiunzione con elicannoniere Huey ed elicotteri da osservazione LOacH. A quanto risulta dalla storiografia, fu il primo e unico impiego dell’hovercraft in operazioni belliche offensive. L’armamento – nella versione d’assalto dell’Esercito – comprendeva mitragliatrici calibro .50 Browning, lanciagranate automatici da 40mm e mitragliatrici da 7,62 tipo M60


SCREWED AND RAPED

Occhio agli acronimi! ;-)


:: click to enlarge ::

Tratto da Grunt, numero di maggio del 1971. Grunt era una pubblicazione underground molto popolare fra i GIs in Vietnam.

La copertina del numero 1 (1968)


Dien Bien Phu puppy

Dien Bien Phu, French Indochina (Vietnam), December 1953
Photo by: Howard Sochurek/Life


Relax

Me l’ha inviata un lettore poco fa (thanks Mark). Non so null’altro oltre al fatto che e’ stata scattata in Vietnam.


Raindrops Keep Fallin’ on My Head


A US soldier from 8th Regiment, riding atop a 9th Division M113 ACAV, shelters beneath a pink umbrella in Saigon during the mini-Tet offensive, Vietnam, 1969. Helmets were often used to express feelings and this soldier has written the word “HIPPIE” on his, in large letters. (Pic by Tim Page – Source)


U.S. Army Soldiers from Delta Company, 1st Battalion, 501st Infantry Regiment, 4th Brigade, 25th Infantry Division provide security for a route clearance patrol through the Sabari District of Afghanistan, Jan. 28, 2010. (US Army photo)

E, la vita la vita
e la vita l’è bella, l’è bella
basta avere un’ombrella, l’ombrella…


Corazzati e controinsurrezione

Oltre un anno fa avevo brevemente discusso del ruolo dell’arma corazzata nell’ambito delle operazioni COIN, citando, fra le altre cose, un numero speciale di Armor Magazine (set-ott 2008) dedicato esclusivamente a questo argomento. Alcuni lettori mi fanno sapere che il sito ufficiale della rivista non permette loro di scaricare il numero in oggetto. In effetti, il download dei back issues dal 2001 ad oggi e’ possibile esclusivamente attraverso un account e una password che solo militari e dipendenti del DoD possono ottenere. Tutto perduto? Neanche per idea. Infatti ho scoperto che i ragazzi che gestiscono il Combined Arms Center Blog sono riusciti ad ottenere una copia in Pdf liberamente scaricabile. Se siete, dunque, ancora interessati, cliccate su QUESTO LINK.

Il numero e’ composto da un 80ina di pagina e pesa approssimativamente 7 mb.

Buona lettura!


[Storie] “Ce La Possiamo Fare”

In missione con lo SPAD in Vietnam. Purtroppo non sono riuscito a reperire la fonte in quanto il foglio svulazzava solitario all’interno di un vecchio scatolone.


XM7 & M27 Subsystems

Con questo post ritorno a parlare dei sistemi d’arma per elicotteri.

Questa volta mi occupero’ delle mitragliatrici degli elicotteri leggeri da osservazione della seconda generazione.

Brevi cenni generali: gli elicotteri leggeri da osservazione fra gli anni 60 e 70

Da un punto di vista prettamente dottrinale gli elicotteri da osservazione (detti anche aero-scout) non dovrebbero ingaggiare direttamente il nemico. Tuttavia la guerra del Vietnam dimostro’ che, una volta localizzate le forze nemiche, il fattore tempo diventava cruciale, specie contro un avversario sfuggente.

Fra la localizzazione del nemico e l’arrivo degli elementi d’attacco potevano passare pochi minuti, come mezz’ora e piu’ (va comunque fatto presente che gli aero-scout operavano solitamente  entro un raggio di 50 miglia dalle truppe amiche). Per queste ragioni divenne essenziale dotare gli elicotteri da osservazione di un leggero armamento, sia in funzioni di autodifesa che di contenimento delle forze nemiche.

La prima generazione di elicotteri leggeri da osservazione (LOH) era armata principalmente con una coppia di mitragliatrici tipo Browning M37C o M60C, entrambe calibro 7,62. Queste armi, montate rispettivamente su sottosistemi XM1 e M2, si trovavano a bordo dei Bell OH-13 Sioux e Hiller OH-23 Raven.

L’arrivo del LOacH

XM7 Subsystem

Con l’introduzione del piu’ avanzato Hughes OH-6A “LOacH”, avvenuta sul finire degli anni sessanta, l’US Army ritenne opportuno adottare un nuovo sistema d’arma.

Scartato per questioni di peso il sottosistema XM21 (impiegato sull’UH-1),  l’Aviazione dell’Esercito opto’ per installazioni concepite appositamente per i mezzi scout. Il primo modello preso in considerazione fu l’XM7, una sorta di gunpod posto sul lato sinistro dell’elicottero dotato di  due mitragliatrici M60C sistemate in posizione capovolta.

Benche’ nel complesso soddisfacente, in termini di volume di fuoco l’XM7 non rappresentava alcun reale progresso rispetto ai predecessori e nel 1969 l’US Army pose definitivamente fine ai test.


Dettaglio dell’XM7 privo di carenatura aerodinamica (click to enlarge)
(Photo: US Army)

Caratteristiche dell’XM7:

Armamento: 2 mitragliatrici M60C calibro 7,62x51mm
Cadenza di tiro:
600 c/min. per arma (1200 c/min. complessivi)
Peso (senza munizioni):
49,5 kg
Peso (con munizioni): 92,5 kg
Capacita’ munizioni: 1500 colpi
Elevazione/Depressione: +10° / -24°
Voltaggio: 24V

Da segnalare che l’XM7 era compatibile anche con armi di fabbricazione straniera come la Mag 58 belga e la Type 62 giapponese, entrambe coeve alla M60 americana.

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M27 Subsystem

L’M27, nato dalle ceneri dell’XM7, era un sottosistema basato sulla mitragliatrice General Electric M134 Minigun calibro 7,62 NATO,  un’arma a sei canne rotanti capace di erogare un volume di fuoco fino a 4000 colpi al minuto: un netto passo avanti rispetto ai 550-600 c/min. dei modelli che andava a sostituire. Con la Minigun era inoltre possibile “battere” aree decisamente piu’ ampie rispetto alle mitragliatrici  tradizionali e nel contempo ottenere una superiore concentrazione di fuoco.

L’installazione, molto simile per impostazione all’XM7, comprendeva:

- Una M134 (GAU-2/A)
- braccio ove montare la M134
- delinking feeder tipo MAU-201/A o MAU-56
- sistema di mira con collimatore a reticolo XM70E1
- contenitore portamunizioni con 2000 colpi
- pod carenato (facoltativo)

La mitragliatrice era azionata dal pilota attraverso la barra di comando. Due erano le cadenze di tiro disponibili: 2000 (low) e 4000 colpi al minuto (high). La mira avveniva attraverso un collimatore meccanico a reticolo reflex tipo  XM70E1 (immagine sottostante).


Dettaglio del collimatore XM70E1 – click to enlarge
(US Army photo)

Altro dettaglio dell’XM70E1
(US Army photo)

Al fine di ridurre la resistenza aerodinamica,  il sistema fu provvisto di apposita carenatura, tuttavia furono in molti a rinunciarvi, sia per risparmiare peso, che per facilitare la manutenzione a terra.

D’altro canto va sottolineato che gli equipaggi volavano spesso con i quattro portelloni smontati, per cui la carenatura sopra citata avrebbe apportato benefici assai trascurabili (per non dire nulli).

M27 subsystem con carenatura aerodinamica
(US Army photo)

M27 privo di carenatura aerodinamica.
Photo courtesy of Steve Shepard

Dettaglio del braccio dell’XM27

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Dettaglio del sottosistema XM27. Notare l’assenza della Minigun e del contenitore delle munizioni cal. 7,62
(US Army photo)

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M27 scomposto nelle parti principali
(US Army photo)

Questa foto mostra gli angoli massimi di depressione ed elevazione dell’M27
(US Army photo)

OH-58 Kiowa

Nel 1969 l’US Army introdusse in servizio un secondo nuovo elicottero da osservazione, il Bell OH-58A Kiowa. Questo mezzo, nonostante fosse considerato sotto certi aspetti inferiore all’OH-6,  in breve tempo riscosse un successo planetario. Il sottosistema M27 fu l’armamento primario di questa graziosa ed elegante macchina monoturbina.

OH-58A con M27

Bell OH-58A Kiowa armato con l’M27 subsystem (US Army photo)

Dettaglio dell’XM/M27
(US Army photo)

Sottosistema M27E1 a bordo di un AB 206 dell’Aviazione dell’Esercito italiano

OH-58C con M27 – click to enlarge
(US Army photo)

OH-58 austriaco ripreso durante la manifestazione Airpower 2009.
Photo by Riccardo Zanzottera (www.zanzo.it)

Dettaglio di una Minigun montata su un OH-58 austriaco.
(photo: http://www.doppeladler.com)

Per dare un’occhiata al prototipo dell’XM27 visitate questa pagina:
http://sobchak.wordpress.com/2009/01/17/xm27-subsystem-prototype/


[Docs] T6A Infrared Driving Binocular (FSN 6650-051-3673)

Mesi fa in un post avevo accennato al primo moderno “lightweight set” per il combattimento notturno dedicato alla fanteria. Durante la guerra del Vietnam l’Army Concept Team valuto’, tuttavia, altri apparati per la visione notturna. Fra questi vanno segnalati: il Small Starlight Scope (SSS o AN/PVS-1/2/3), abbinato sopratutto ai fucili M14 e M16; il Night Observation Device (NOD o AN/TVS-4), concepito come apparato su treppiede per postazioni fisse (ma come sappiamo impiegato anche a bordo di aeromobili) ed infine l’oggetto di questo post: il T6A Infrared Driving Binocular (IDB), destinato ai conducenti di automezzi.

Ecco l’IDB in tutto il suo splendore

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La cosa sorprendente dell’IDB e’ data, in primis, dalla eccezionale somiglianza con i moderni sistemi NVG usati oggigiorno dagli eserciti piu’ evoluti. Dobbiamo infatti tenere presente che questo dispositivo fu spedito – in quantita’ limitate – alle truppe in Vietnam gia’ nel 1967.

Da notare che il predecessore dell’IDB fu presentato ufficialmente per la prima volta al meeting dell’AUSA (Association  of the US Army) del 1959 nell’ambito di un progetto di ricerca sugli equipaggiamenti avanzati del soldato del futuro. Il sistema di allora – sviluppato dall’US Army Combat Development Experimentation Center (CDEC) di Fort Ord – era allestito per il fuciliere e comprendeva un illuminatore IR simile a quello montato sulle carabine Winchester “Snooper Scope” viste nella 2a Guerra Mondiale e in Corea (vedere Science News Letter del 15 Agosto 1959).

Sempre in quel periodo l’IDB fu sperimentato anche a bordo di elicotteri (cfr. “Development of an Aviator’s Night Vision Imaging System (ANVIS),” di Albert Efkeman e Donald Jenkins, presentato allo SPIE  symposium del 1980 a San Diego, California)

Naturalmente, essendo un visore di generazione zero, non puo’ assolutamente competere con i modelli attuali in termini di qualita’ d’immagine. Cio’ che pero’ colpisce e’  l’aspetto moderno e la straordinaria compattezza, superiore, tanto per fare un esempio, al successivo SU50.

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Tuttavia, è necessario aggiungere che l’IDB era un sistema privo di illuminatore, ovvero dipendeva da una sorgente esterna di luce IR per il suo corretto funzionamento. Fortunatamente molti veicoli statunitensi erano gia’ forniti con piccoli fari infrarossi da accoppiare al periscopio destinato al conducente (in genere del tipo M19).

Il modello piu’ comune di faro IR durante l’epoca del Vietnam era del tipo illustrato nella foto sottostante. La portata utile massima si aggirava  attorno ai 40-50 metri.

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Fari di questo tipo, oltre ad essere presenti su praticamente ogni tipo di veicolo corazzato, potevano essere facilmente applicati a qualunque altro mezzo, anche se non predisposto. Tutto quello che occorreva era qualche metro di cavo elettrico e un paio d’interruttori di accensione.

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L’IDB poteva inoltre essere accoppiato anche a sorgenti di potenza maggiore, come i proiettori di ricerca allo Xenon installati sui carri M48, M60 e M551 (AN/VSS-1 da 2.2 kW e AN/VSS-3 da 1 kW) o su jeep M151 (AN/VSS-1) che permettevano l”impiego dell’IDB a distanze superiori. Gli apparati AN/VSS potevano proiettare sia normale luce bianca, che infrarossa.

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Volete saperne di piu’ sull’Infrared Driving Binocular? Non vi resta che scaricare il rapporto originale dell’Army Concept Team in Vietnam. All’interno di esso troverete dettagli tecnici, valutazioni sul campo, disegni e altro ancora.

Il documento in pdf e’ composto da 34 pagine e’ pesa circa 2,5 mb

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[ DOWNLOAD ]


Combat Rescue

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Quattro assaltatori Douglas A-1E/H Skyraider (call sign “Sandy“) precedono un Lockheed HC-130N/P (call sign “Crown“) e un Sikorsky HH-3 Jolly Green Giant (call sign “Jolly Green“). Questo era il tipico “pacchetto” Combat SAR dell’USAF verso la fine degli anni sessanta. L’HC-130N/P era una variante a lungo raggio del cargo C-130 Hercules sviluppata per l’appoggio alle operazioni CSAR. Questo aeromobile  fungeva sia da aerorifornitore per i Jolly Green, sia da posto di comando volante. Gli equipaggi dei reparti Combat Search and Rescue avevano il rischioso compito di recuperare i piloti abbattuti in territorio nemico, ivi compresi quelli colpiti nei poco salubri cieli del Vietnam del Nord – U.S. Air Force photo


RIP Walter Cronkite

2458090

excellence, integrity, accuracy, fairness, objectivity

che la terra ti sia lieve


Anita Michelle

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Douglas A-1H Skyraider “Anita Michelle”, 56th Special Operations Wing (Merrit/Holmberg/Morgan Collection)


Il 63-08808 torna finalmente a casa

jk

Dato il mio viscerale interesse per gli elicotteri e la guerra del Vietnam, non potevo esimermi dal postare questa (per me) interessante storia.

#63-08808 era il tail number di un UH-1D del 229th Battaglione d’Aviazione della 1a Divisione di Cavalleria Aerea. Quarantatre anni orsono questo esemplare di Huey scomparve improvvisamente nei cieli del Vietnam con il suo equipaggio di quattro uomini. Nonostante le accurate ricerche e il vivo interesse dimostrato dagli ufficiali, l’elicottero non fu mai ritrovato, quasi fosse stato inghiottito dalla giungla. Ufficialmente le ricerche durarono quattro giorni e quattro notti. In realta’ i singoli equipaggi del 229th  continuarono a perlustrare dall’aria la zona del presunto crash site per molti mesi nel tentativo di individuare qualcosa. Sfortunatamente i loro sforzi non furono premiati. Qualche anno piu’ tardi il First Team rimpatrio’ dal Vietnam, lasciandosi alle spalle innumerevoli caduti, ma emergendo anche come divisione con il piu’ elevato numero di Medal of Honor assegnate.

Dopo innumerevoli difficolta’ e un’attesa durata oltre quattro decenni, la scorsa settimana una squadra di ricerca guidata da un ufficiale del Dipartimento della Difesa e’ finalmente riuscita a localizzare e portare alla luce i resti dell’808 e dei quattro militari a bordo.

Qui l’articolo tratto dal quotidiano Star Telegram firmato da Joe Galloway, unico reporter presente durante la battaglia di Ia Drang e co-autore del bestseller “We Were Soldiers Once… and Young”:

A 43-year search for a lost helicopter in Vietnam ends

As with so much in life and in death, there was news last week that was joyous and sad and bittersweet for the small community of the Vietnam War’s band of brothers of the Ia Drang Valley.

Early Dec. 28, 1965, an Army Huey helicopter, tail number 63-08808, lifted off from the huge grassy airfield at the 1st Cavalry Division (Airmobile) base at An Khe in the Central Highlands of South Vietnam.

Two experienced pilots, Chief Warrant Officer Jesse Phelps of Boise, Idaho, and Chief Warrant Officer Kenneth Stancel of Chattanooga, Tenn., were at the controls. Behind them in the doors were crew chief Don Grella of Laurel, Neb., and door gunner Jim Rice of Spartanburg, S.C.

All four were veterans of the fiercest air assault battle of the war, fought the previous month in the Ia Drang.

Huey 808 was one of 10 birds in a platoon of A Company, 229th Assault Helicopter Battalion, led by Capt. Ed “Too Tall to Fly” Freeman.

Normally, all missions were flown by at least two helicopters, but this one was so brief and so routine and along a route so well-known and marked by the center white line of a familiar highway that Freeman and his boss, Maj. Bruce “Ol’ Snake” Crandall, already at the Landing Zone with the rest of A Company’s 20 helicopters, agreed to waive that requirement and let 808 fly alone.

With that, 808 flew off the face of the Earth. It disappeared without a word on the radio of distress or trouble.

For weeks, searchers and Huey pilots combed the rugged jungle hills on both sides of the road and the mountain pass. Choppers hovered over every break in the tree cover, peering down or sending crewmen to look.

They found nothing.

The families of the crewmen joined the ranks of those waiting for news, for hope, for some closure of an open wound. More than 1,600 American servicemen are still missing in action in Vietnam.

Last week, the Department of Defense liaison officers who work with MIA families called Ol’ Snake Crandall and surviving family members of the four missing crewmen to confirm that after 43 years, search teams following one of thousands of leads had found and positively identified the wreckage of Huey 808.

In what amounts to almost an archaeological dig, the Joint Task Force — Missing in Action team assigned to this lead also recovered dog tags, other personal artifacts and some human remains.

The remains will be flown to the Central Identification Library in Hawaii.

“They told us it could take several months to complete that process,” said Shirley Haase of Omaha, Neb., the sister of Grella. “I only wish my mother was here for this news. She waited for so long.”

The men of Huey 808 will be coming home at last.

Grieving mothers and fathers have died waiting for news that never came.

Siblings have grown old.

Their buddies have never forgotten and never rested in pressing for a resolution to this case.

Too Tall Ed Freeman and Ol’ Snake Crandall, his wingman and boss, never missed an opportunity to ask questions or get a little pushy with a government official, even a president of the United States or a North Vietnamese army general, in seeking an answer to the mystery.

Too Tall Ed died last summer in a Boise hospital. In their final farewell visit, he and Crandall, both Medal of Honor recipients, talked about Huey 808, and Bruce promised Ed that he’d keep pushing the search as long as he lived.

Joseph L. Galloway is a military columnist for McClatchy Newspapers. jlgalloway2@cs.com
(Art by Joe Kline)

Long An, RVN

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(credits: Larry Burrows)


ACH-47A Guns-A-Go-Go – Weapon Systems

A quasi 45 anni dal primo volo, il Boeing ACH-47A detiene ancora il primato di elicottero d’attacco piu’ grande e pesante mai costruito, anche se sarebbe piu’ corretto definirlo “cannoniera volante” o AC-130 con i rotori :-)

Questo speciale modello di Chinook, inizialmente conosciuto come A/ACH-47A (Armed/Armored), venne specificatamente costruito dalla Boeing per conto dell’US Army nel 1965. La casa di Seattle si occupo’ della conversione di quattro esemplari del modello “Alpha” da trasporto:

- 64-13145, soprannominato “Co$t of Living”
- 64-13149, soprannominato “Easy Money”
- 64-13151, soprannominato “Stump Jumper”
- 64-13154, soprannominato “Birth Control”

Tutti e quattro presero parte alla guerra del Vietnam (inquadrati nel 53rd Aviation Detachment Field Evaluation (Provisional)) , ma solo uno di essi (l’Easy Money) fece ritorno in patria.

La scheda in oggetto e’ dedicata ai sistemi d’arma di questo singolare mezzo da combattimento.

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Boeing ACH-47A “Guns-A-Go-Go” (Photo: private collection of Shelby Stanton)

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ACH-47 in “assetto da combattimento”:

- 5 mitragliatrici calibro .50
- 2 cannoni da 20mm
- 2 lanciarazzi con 38 razzi da 70mm
- 1 lanciagranate automatico da 40mm

(photo: US Army)

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I particolari seggiolini corazzati erano costruiti in uno speciale acciaio ad alta resistenza sviluppato dalla Aeronautronics Division of Philco Corporation ed erano forniti di “cintura” a protezione del torso.

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Una delle postazioni armate con mitragliatrice AN/M2 calibro .50. Il contenitore a imbuto fornito di sacco aveva lo scopo di raccogliere i bossoli (Photo: Boeing Helicopters)

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Postazione con mitragliatrice brandeggiabile M60D calibro 7,62 NATO (Photo: Boeing Helicopters)

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Una delle mitragliatrici calibro 50 si trovava nella rampa. Il mitragliere di questa postazione aveva il compito di fornire copertura nell’arco posteriore. Notare i due contenitori portamunizioni da 100 colpi cadauno (Photo: Boeing Helicopters)

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Ancora una foto della rampa con 0.50

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Postazioni calibro 50 viste dall’esterno dell’elicottero (Photo: Boeing Helicopters)

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Pilone sinistro dotato di cannone da 20mm M24A1 e lanciarazzi XM159 a 19 celle da 70mm (2,75 pollici)
(Photo: US Army – Boeing Helicopters)

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Pilone destro: qui vediamo che il lanciarazzi e’ stato sostituito da un pod M18E1 contenente una mitragliatrice gatling M134 Minigun a 6 canne rotanti da 7,62mm (US Army photo)

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Altra immagine del pilone destro (Photo: Boeing Helicopters)

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La torretta M5 di prua contenente un lanciagranate automatico da 40mm tipo M75 (Photo: Boeing Helicopters)

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Con i mitraglieri vigili e pronti a far fuoco, l”interno dell’ACH-47 non era molto dissimile da quello dei bombardieri pesanti della 2a Guerra Mondiale (Photo: Boeing Helicopters)


Mitragliere di coda con cal. 50 (photo: US Army)

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In questa foto si puo’ notare la “armor belt” che protegge la parte inferiore dell’abitacolo (US Army photo)

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The smile you hope you’d never see - L’Easy Money” oggi, perfettamente restaurato ed esposto al Redstone Arsenal, in Alabama (photo: Will Nickelson via Flickr)

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Di nuovo l’Easy Money restaurato (photo: Will Nickelson via Flickr)

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Altra vista del Easy Money. Per una visuale via satellite clicca QUI (photo: Will Nickelson via Flickr)

VIDEO


LRRP – Refresh Yourself!

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No, non e’ Dan Peterson da giovane in Vietnam:

Great idea Dan!


Dolcetto o scherzetto?

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US Army, 11th ACR, RVN.


Le fauci del Cobra

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USMC, HML-367, RVN


Il riposo del guerriero

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Settembre 1971, Vietnam del Sud. Perfettamente incuneato fra due autoblindo M706 (Cadillac Gage V-100), questo meccanico appartenente alla Compagnia C del 720° Battaglione di Polizia Militare doveva proprio essere a pezzi quando e’ stato immortalato nella foto soprastante (Picture taken by SP/4 Charles D. Spruell, C Company, 720th MP Battalion, March 1971 to January 1972 – source)

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Profilo di un M706 leggermente “upgunned” :-)


[Video] Copperhead Road

Reduci del Vietnam, moonshiners, auto truccate, federali alle calcagna, retate… sai, le solite cose…

By Steve Earle, 1988


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