Dien Bien Phu puppy

Dien Bien Phu, French Indochina (Vietnam), December 1953
Photo by: Howard Sochurek/Life
Relax

Me l’ha inviata un lettore poco fa (thanks Mark). Non so null’altro oltre al fatto che e’ stata scattata in Vietnam.
Raindrops Keep Fallin’ on My Head

A US soldier from 8th Regiment, riding atop a 9th Division M113 ACAV, shelters beneath a pink umbrella in Saigon during the mini-Tet offensive, Vietnam, 1969. Helmets were often used to express feelings and this soldier has written the word “HIPPIE” on his, in large letters. (Pic by Tim Page – Source)

U.S. Army Soldiers from Delta Company, 1st Battalion, 501st Infantry Regiment, 4th Brigade, 25th Infantry Division provide security for a route clearance patrol through the Sabari District of Afghanistan, Jan. 28, 2010. (US Army photo)
E, la vita la vita
e la vita l’è bella, l’è bella
basta avere un’ombrella, l’ombrella…
Corazzati e controinsurrezione

Oltre un anno fa avevo brevemente discusso del ruolo dell’arma corazzata nell’ambito delle operazioni COIN, citando, fra le altre cose, un numero speciale di Armor Magazine (set-ott 2008) dedicato esclusivamente a questo argomento. Alcuni lettori mi fanno sapere che il sito ufficiale della rivista non permette loro di scaricare il numero in oggetto. In effetti, il download dei back issues dal 2001 ad oggi e’ possibile esclusivamente attraverso un account e una password che solo militari e dipendenti del DoD possono ottenere. Tutto perduto? Neanche per idea. Infatti ho scoperto che i ragazzi che gestiscono il Combined Arms Center Blog sono riusciti ad ottenere una copia in Pdf liberamente scaricabile. Se siete, dunque, ancora interessati, cliccate su QUESTO LINK.
Il numero e’ composto da un 80ina di pagina e pesa approssimativamente 7 mb.
Buona lettura!
[Storie] “Ce La Possiamo Fare”
In missione con lo SPAD in Vietnam. Purtroppo non sono riuscito a reperire la fonte in quanto il foglio svulazzava solitario all’interno di un vecchio scatolone.
XM7 & M27 Subsystems
Con questo post ritorno a parlare dei sistemi d’arma per elicotteri.
Questa volta mi occupero’ delle mitragliatrici degli elicotteri leggeri da osservazione della seconda generazione.
Brevi cenni generali: gli elicotteri leggeri da osservazione fra gli anni 60 e 70
Da un punto di vista prettamente dottrinale gli elicotteri da osservazione (detti anche aero-scout) non dovrebbero ingaggiare direttamente il nemico. Tuttavia la guerra del Vietnam dimostro’ che, una volta localizzate le forze nemiche, il fattore tempo diventava cruciale, specie contro un avversario sfuggente.
Fra la localizzazione del nemico e l’arrivo degli elementi d’attacco potevano passare pochi minuti, come mezz’ora e piu’ (va comunque fatto presente che gli aero-scout operavano solitamente entro un raggio di 50 miglia dalle truppe amiche). Per queste ragioni divenne essenziale dotare gli elicotteri da osservazione di un leggero armamento, sia in funzioni di autodifesa che di contenimento delle forze nemiche.

La prima generazione di elicotteri leggeri da osservazione (LOH) era armata principalmente con una coppia di mitragliatrici tipo Browning M37C o M60C, entrambe calibro 7,62. Queste armi, montate rispettivamente su sottosistemi XM1 e M2, si trovavano a bordo dei Bell OH-13 Sioux e Hiller OH-23 Raven.
L’arrivo del LOacH
XM7 Subsystem
Con l’introduzione del piu’ avanzato Hughes OH-6A “LOacH”, avvenuta sul finire degli anni sessanta, l’US Army ritenne opportuno adottare un nuovo sistema d’arma.
Scartato per questioni di peso il sottosistema XM21 (impiegato sull’UH-1), l’Aviazione dell’Esercito opto’ per installazioni concepite appositamente per i mezzi scout. Il primo modello preso in considerazione fu l’XM7, una sorta di gunpod posto sul lato sinistro dell’elicottero dotato di due mitragliatrici M60C sistemate in posizione capovolta.


Benche’ nel complesso soddisfacente, in termini di volume di fuoco l’XM7 non rappresentava alcun reale progresso rispetto ai predecessori e nel 1969 l’US Army pose definitivamente fine ai test.

Dettaglio dell’XM7 privo di carenatura aerodinamica (click to enlarge)

Caratteristiche dell’XM7:
Armamento: 2 mitragliatrici M60C calibro 7,62x51mm
Cadenza di tiro: 600 c/min. per arma (1200 c/min. complessivi)
Peso (senza munizioni): 49,5 kg
Peso (con munizioni): 92,5 kg
Capacita’ munizioni: 1500 colpi
Elevazione/Depressione: +10° / -24°
Voltaggio: 24V
Da segnalare che l’XM7 era compatibile anche con armi di fabbricazione straniera come la Mag 58 belga e la Type 62 giapponese, entrambe coeve alla M60 americana.
*********************************************************************************************************
M27 Subsystem
L’M27, nato dalle ceneri dell’XM7, era un sottosistema basato sulla mitragliatrice General Electric M134 Minigun calibro 7,62 NATO, un’arma a sei canne rotanti capace di erogare un volume di fuoco fino a 4000 colpi al minuto: un netto passo avanti rispetto ai 550-600 c/min. dei modelli che andava a sostituire. Con la Minigun era inoltre possibile “battere” aree decisamente piu’ ampie rispetto alle mitragliatrici tradizionali e nel contempo ottenere una superiore concentrazione di fuoco.

L’installazione, molto simile per impostazione all’XM7, comprendeva:
- Una M134 (GAU-2/A)
- braccio ove montare la M134
- delinking feeder tipo MAU-201/A o MAU-56
- sistema di mira con collimatore a reticolo XM70E1
- contenitore portamunizioni con 2000 colpi
- pod carenato (facoltativo)


La mitragliatrice era azionata dal pilota attraverso la barra di comando. Due erano le cadenze di tiro disponibili: 2000 (low) e 4000 colpi al minuto (high). La mira avveniva attraverso un collimatore meccanico a reticolo reflex tipo XM70E1 (immagine sottostante).


Dettaglio del collimatore XM70E1 – click to enlarge (US Army photo)

Altro dettaglio dell’XM70E1 (US Army photo)

Al fine di ridurre la resistenza aerodinamica, il sistema fu provvisto di apposita carenatura, tuttavia furono in molti a rinunciarvi, sia per risparmiare peso, che per facilitare la manutenzione a terra.
D’altro canto va sottolineato che gli equipaggi volavano spesso con i quattro portelloni smontati, per cui la carenatura sopra citata avrebbe apportato benefici assai trascurabili (per non dire nulli).

M27 subsystem con carenatura aerodinamica (US Army photo)


M27 privo di carenatura aerodinamica. Photo courtesy of Steve Shepard

Dettaglio del braccio dell’XM27

Dettaglio del sottosistema XM27. Notare l’assenza della Minigun e del contenitore delle munizioni cal. 7,62 (US Army photo)

Questa foto mostra gli angoli massimi di depressione ed elevazione dell’M27 (US Army photo)


Un brevissimo filmato tratto dal video TF 46-3885 The OH-6 Helicopter Part I Characteristics and Basic Maneuvers (1967)
OH-58 Kiowa
Nel 1969 l’US Army introdusse in servizio un secondo nuovo elicottero da osservazione, il Bell OH-58A Kiowa. Questo mezzo, nonostante fosse considerato sotto certi aspetti inferiore all’OH-6, in breve tempo riscosse un successo planetario. Il sottosistema M27 fu l’armamento primario di questa graziosa ed elegante macchina monoturbina.


OH-58A con M27

Bell OH-58A Kiowa armato con l’M27 subsystem (US Army photo)

Dettaglio dell’XM/M27 (US Army photo)


Sottosistema M27E1 a bordo di un AB 206 dell’Aviazione dell’Esercito italiano

OH-58C con M27 – click to enlarge (US Army photo)


OH-58 austriaco ripreso durante la manifestazione Airpower 2009. Photo by Riccardo Zanzottera (www.zanzo.it)
Dettaglio di una Minigun montata su un OH-58 austriaco. (photo: http://www.doppeladler.com)
Per dare un’occhiata al prototipo dell’XM27 visitate questa pagina:
http://sobchak.wordpress.com/2009/01/17/xm27-subsystem-prototype/
[Docs] T6A Infrared Driving Binocular (FSN 6650-051-3673)
Mesi fa in un post avevo accennato al primo moderno “lightweight set” per il combattimento notturno dedicato alla fanteria. Durante la guerra del Vietnam l’Army Concept Team valuto’, tuttavia, altri apparati di visione e puntamento notturni. Fra questi vanno segnalati: il Small Starlight Scope (SSS o AN/PVS-1/2/3), abbinato sopratutto ai fucili M14 e M16; il Night Observation Device (NOD o AN/TVS-4), concepito come apparato su treppiede per postazioni fisse (ma come sappiamo impiegato anche a bordo di aeromobili) ed infine l’oggetto di questo post: il T6A Infrared Driving Binocular (IDB), destinato ai conducenti di automezzi.
Ecco l’IDB in tutto il suo splendore

La cosa sorprendente dell’IDB e’ data, in primis, dalla eccezionale somiglianza con i moderni sistemi NVG usati oggigiorno dagli eserciti piu’ evoluti. Dobbiamo infatti tenere presente che questo dispositivo fu spedito – in quantita’ limitate – alle truppe in Vietnam gia’ nel 1967.
Da notare che il predecessore dell’IDB fu presentato ufficialmente per la prima volta al meeting dell’AUSA (Association of the US Army) del 1959 nell’ambito di un progetto di ricerca sugli equipaggiamenti avanzati del soldato del futuro. Il sistema di allora – sviluppato dall’US Army Combat Development Experimentation Center (CDEC) di Fort Ord – era allestito per il fuciliere e comprendeva un illuminatore IR simile a quello montato sulle carabine Winchester “Snooper Scope” viste nella 2a Guerra Mondiale e in Corea (vedere Science News Letter del 15 Agosto 1959).
Sempre in quel periodo l’IDB fu sperimentato anche a bordo di elicotteri (cfr. “Development of an Aviator’s Night Vision Imaging System (ANVIS),” di Albert Efkeman e Donald Jenkins, presentato allo SPIE symposium del 1980 a San Diego, California)

Naturalmente, essendo un visore di generazione zero, non puo’ assolutamente competere con i modelli attuali in termini di qualita’ d’immagine. Cio’ che pero’ colpisce e’ l’aspetto moderno e la straordinaria compattezza, superiore, tanto per fare un esempio, al successivo SU50.


Tuttavia, è necessario aggiungere che l’IDB era un sistema privo di illuminatore, ovvero dipendeva da una sorgente esterna di luce IR per il suo corretto funzionamento. Fortunatamente molti veicoli statunitensi erano gia’ forniti con fari infrarossi da accoppiare al periscopio destinato al conducente (in genere del tipo M19).
Il modello piu’ comune di faro IR durante l’epoca del Vietnam era il tipo illustrato nella foto sottostante. La portata utile massima si aggirava attorno ai 40-50 metri.

Fari di questo tipo, oltre ad essere presenti su praticamente ogni tipo di veicolo corazzato, potevano essere facilmente applicati a qualunque altro mezzo, anche se non predisposto. Tutto quello che occorreva era qualche metro di cavo elettrico e un paio d’interruttori di accensione.

L’IDB poteva inoltre essere accoppiato anche a sorgenti di potenza maggiore, come i proiettori di ricerca allo Xenon installati sui carri M48, M60 e M551 (AN/VSS-1 da 2.2 kW e AN/VSS-3 da 1 kW) o su jeep M151 (AN/VSS-1) che permettevano l”impiego dell’IDB a distanze superiori. Gli apparati AN/VSS potevano proiettare sia normale luce bianca, che infrarossa.


Volete saperne di piu’ sull’Infrared Driving Binocular? Non vi resta che scaricare il rapporto originale dell’Army Concept Team in Vietnam. All’interno di esso troverete dettagli tecnici, valutazioni sul campo, disegni e altro ancora.
Il documento in pdf e’ composto da 34 pagine e’ pesa circa 2,5 mb
[ DOWNLOAD ]
Combat Rescue
Quattro assaltatori Douglas A-1E/H Skyraider (call sign “Sandy“) precedono un Lockheed HC-130N/P (call sign “Crown“) e un Sikorsky HH-3 Jolly Green Giant (call sign “Jolly Green“). Questo era il tipico “pacchetto” Combat SAR dell’USAF verso la fine degli anni sessanta. L’HC-130N/P era una variante a lungo raggio del cargo C-130 Hercules sviluppata per l’appoggio alle operazioni CSAR. Questo aeromobile fungeva sia da aerorifornitore per i Jolly Green, sia da posto di comando volante. Gli equipaggi dei reparti Combat Search and Rescue avevano il rischioso compito di recuperare i piloti abbattuti in territorio nemico, ivi compresi quelli colpiti nei poco salubri cieli del Vietnam del Nord – U.S. Air Force photo
RIP Walter Cronkite

“excellence, integrity, accuracy, fairness, objectivity“
che la terra ti sia lieve
Anita Michelle
Douglas A-1H Skyraider “Anita Michelle”, 56th Special Operations Wing (Merrit/Holmberg/Morgan Collection)
Il 63-08808 torna finalmente a casa

Dato il mio viscerale interesse per gli elicotteri e la guerra del Vietnam, non potevo esimermi dal postare questa (per me) interessante storia.
#63-08808 era il tail number di un UH-1D del 229th Battaglione d’Aviazione della 1a Divisione di Cavalleria Aerea. Quarantatre anni orsono questo esemplare di Huey scomparve improvvisamente nei cieli del Vietnam con il suo equipaggio di quattro uomini. Nonostante le accurate ricerche e il vivo interesse dimostrato dagli ufficiali, l’elicottero non fu mai ritrovato, quasi fosse stato inghiottito dalla giungla. Ufficialmente le ricerche durarono quattro giorni e quattro notti. In realta’ i singoli equipaggi del 229th continuarono a perlustrare dall’aria la zona del presunto crash site per molti mesi nel tentativo di individuare qualcosa. Sfortunatamente i loro sforzi non furono premiati. Qualche anno piu’ tardi il First Team rimpatrio’ dal Vietnam, lasciandosi alle spalle innumerevoli caduti, ma emergendo anche come divisione con il piu’ elevato numero di Medal of Honor assegnate.
Dopo innumerevoli difficolta’ e un’attesa durata oltre quattro decenni, la scorsa settimana una squadra di ricerca guidata da un ufficiale del Dipartimento della Difesa e’ finalmente riuscita a localizzare e portare alla luce i resti dell’808 e dei quattro militari a bordo.
Qui l’articolo tratto dal quotidiano Star Telegram firmato da Joe Galloway, unico reporter presente durante la battaglia di Ia Drang e co-autore del bestseller “We Were Soldiers Once… and Young”:
A 43-year search for a lost helicopter in Vietnam ends
As with so much in life and in death, there was news last week that was joyous and sad and bittersweet for the small community of the Vietnam War’s band of brothers of the Ia Drang Valley.
Early Dec. 28, 1965, an Army Huey helicopter, tail number 63-08808, lifted off from the huge grassy airfield at the 1st Cavalry Division (Airmobile) base at An Khe in the Central Highlands of South Vietnam.
Two experienced pilots, Chief Warrant Officer Jesse Phelps of Boise, Idaho, and Chief Warrant Officer Kenneth Stancel of Chattanooga, Tenn., were at the controls. Behind them in the doors were crew chief Don Grella of Laurel, Neb., and door gunner Jim Rice of Spartanburg, S.C.
All four were veterans of the fiercest air assault battle of the war, fought the previous month in the Ia Drang.
Huey 808 was one of 10 birds in a platoon of A Company, 229th Assault Helicopter Battalion, led by Capt. Ed “Too Tall to Fly” Freeman.
Normally, all missions were flown by at least two helicopters, but this one was so brief and so routine and along a route so well-known and marked by the center white line of a familiar highway that Freeman and his boss, Maj. Bruce “Ol’ Snake” Crandall, already at the Landing Zone with the rest of A Company’s 20 helicopters, agreed to waive that requirement and let 808 fly alone.
With that, 808 flew off the face of the Earth. It disappeared without a word on the radio of distress or trouble.
For weeks, searchers and Huey pilots combed the rugged jungle hills on both sides of the road and the mountain pass. Choppers hovered over every break in the tree cover, peering down or sending crewmen to look.
They found nothing.
The families of the crewmen joined the ranks of those waiting for news, for hope, for some closure of an open wound. More than 1,600 American servicemen are still missing in action in Vietnam.
Last week, the Department of Defense liaison officers who work with MIA families called Ol’ Snake Crandall and surviving family members of the four missing crewmen to confirm that after 43 years, search teams following one of thousands of leads had found and positively identified the wreckage of Huey 808.
In what amounts to almost an archaeological dig, the Joint Task Force — Missing in Action team assigned to this lead also recovered dog tags, other personal artifacts and some human remains.
The remains will be flown to the Central Identification Library in Hawaii.
“They told us it could take several months to complete that process,” said Shirley Haase of Omaha, Neb., the sister of Grella. “I only wish my mother was here for this news. She waited for so long.”
The men of Huey 808 will be coming home at last.
Grieving mothers and fathers have died waiting for news that never came.
Siblings have grown old.
Their buddies have never forgotten and never rested in pressing for a resolution to this case.
Too Tall Ed Freeman and Ol’ Snake Crandall, his wingman and boss, never missed an opportunity to ask questions or get a little pushy with a government official, even a president of the United States or a North Vietnamese army general, in seeking an answer to the mystery.
Too Tall Ed died last summer in a Boise hospital. In their final farewell visit, he and Crandall, both Medal of Honor recipients, talked about Huey 808, and Bruce promised Ed that he’d keep pushing the search as long as he lived.
Joseph L. Galloway is a military columnist for McClatchy Newspapers. jlgalloway2@cs.com
Long An, RVN

click to enlarge (credits: Larry Burrows)
ACH-47A Guns-A-Go-Go – Weapon Systems
A quasi 45 anni dal primo volo, il Boeing ACH-47A detiene ancora il primato di elicottero d’attacco piu’ grande e pesante mai costruito, anche se sarebbe piu’ corretto definirlo “cannoniera volante” o AC-130 con i rotori
Questo speciale modello di Chinook, inizialmente conosciuto come A/ACH-47A (Armed/Armored), venne specificatamente costruito dalla Boeing per conto dell’US Army nel 1965. La casa di Seattle si occupo’ della conversione di quattro esemplari del modello “Alpha” da trasporto:
- 64-13145, soprannominato “Co$t of Living”
- 64-13149, soprannominato “Easy Money”
- 64-13151, soprannominato “Stump Jumper”
- 64-13154, soprannominato “Birth Control”
Tutti e quattro presero parte alla guerra del Vietnam, ma solo uno di essi (l’Easy Money) fece ritorno in patria.
La scheda in oggetto e’ dedicata ai sistemi d’arma di questo singolare mezzo da combattimento.

Boeing ACH-47A “Guns-A-Go-Go” (Photo: private collection of Shelby Stanton)
ACH-47 in “assetto da combattimento”:
- 5 mitragliatrici calibro .50
- 2 cannoni da 20mm
- 2 lanciarazzi con 38 razzi da 70mm
- 1 lanciagranate automatico da 40mm
(photo: US Army)



I particolari seggiolini corazzati erano costruiti in uno speciale acciaio ad alta resistenza sviluppato dalla Aeronautronics Division of Philco Corporation ed erano forniti di “cintura” a protezione del torso.

Una delle postazioni armate con mitragliatrice AN/M2 calibro .50. Il contenitore a imbuto fornito di sacco aveva lo scopo di raccogliere i bossoli (Photo: Boeing Helicopters)

Postazione con mitragliatrice brandeggiabile M60D calibro 7,62 NATO (Photo: Boeing Helicopters)

Una delle mitragliatrici calibro 50 si trovava nella rampa. Il mitragliere di questa postazione aveva il compito di fornire copertura nell’arco posteriore. Notare i due contenitori portamunizioni da 100 colpi cadauno (Photo: Boeing Helicopters)

Ancora una foto della rampa con 0.50

Postazioni calibro 50 viste dall’esterno dell’elicottero (Photo: Boeing Helicopters)

CLICK TO ENLARGE – Pilone sinistro dotato di cannone da 20mm M24A1 e lanciarazzi XM159 a 19 celle da 70mm (2,75 pollici) (Photo: US Army – Boeing Helicopters)
Pilone destro: qui vediamo che il lanciarazzi e’ stato sostituito da un pod M18E1 contenente una mitragliatrice gatling M134 Minigun a 6 canne rotanti da 7,62mm (US Army photo)
-
Altra immagine del pilone destro (Photo: Boeing Helicopters)


La torretta M5 di prua contenente un lanciagranate automatico da 40mm tipo M75 (Photo: Boeing Helicopters)

Con i mitraglieri vigili e pronti a far fuoco, l”interno dell’ACH-47 non era molto dissimile da quello dei bombardieri pesanti della 2a Guerra Mondiale (Photo: Boeing Helicopters)

Mitragliere di coda con cal. 50 (photo: US Army)


In questa foto si puo’ notare la “armor belt” che protegge la parte inferiore dell’abitacolo (US Army photo)

The smile you hope you’d never see - L’Easy Money” oggi, perfettamente restaurato ed esposto al Redstone Arsenal, in Alabama (photo: Will Nickelson via Flickr)

Di nuovo l’Easy Money restaurato (photo: Will Nickelson via Flickr)

Altra vista del Easy Money. Per una visuale via satellite clicca QUI (photo: Will Nickelson via Flickr)
VIDEO
Il riposo del guerriero

Settembre 1971, Vietnam del Sud. Perfettamente incuneato fra due autoblindo M706 (Cadillac Gage V-100), questo meccanico appartenente alla Compagnia C del 720° Battaglione di Polizia Militare doveva proprio essere a pezzi quando e’ stato immortalato nella foto soprastante (Picture taken by SP/4 Charles D. Spruell, C Company, 720th MP Battalion, March 1971 to January 1972 – source)

Profilo di un M706 leggermente “upgunned”
[Video] Copperhead Road
Reduci del Vietnam, moonshiners, auto truccate, federali alle calcagna, retate… sai, le solite cose…
By Steve Earle, 1988
[Video] Huey Ride
Allacciate le cinture.
Well, my temperature’s rising and my feet hit the floor
Twenty people knocking ’cause they’re wanting some more
Let me in, baby, I don’t know what you’ve got
But you’d better take it easy, ’cause this place is hot
So glad we made it, so glad we made it
You got to gimme some lovin’, gimme some lovin’
Gimme some lovin’ every day…
USMC tankers in Vietnam
Tank track repair
Urban combat, Tet Offensive, 1968
After battle – immediate medical attention and first aid
Source: US Marine Corps Crewman Tank Creman 1965-70 (Vietnam), 2004, Osprey Publishing
[Video] Armare il Bell HueyCobra
Questo breve video dimostrativo mostra le procedure di armamento del Bell AH-1G HueyCobra. Le sequenze video, girate dall’US Army e dalla Bell Helicopter circa quarant’anni fa, provengono dal mio archivio personale.
Nota: assicuratevi di avere il pulsantino HQ attivato… la compressione non perdona!
Se desiderate scaricare il filmato, cliccate QUI (WMV – 640×480 – 30 fps – stereo – 44 mb)
XM35 Subsystem

L’XM35 era un sottosistema d’arma basato sul cannoncino gatling General Electric XM195 a 6 canne rotanti da 20mm, basilarmente una versione alleggerita ed accorciata del paricalibro M61A1 Vulcan.
Quest’arma, concepita per l’elicottero d’attacco Bell AH-1G HueyCobra, sparava la munizione 20x102mm e poteva raggiungere una cadenza di tiro massima pari a 750 colpi al minuto, decisamente ridotta se comparata ad altre armi della stessa categoria, ma piu’ che sufficiente se consideriamo l’impiego contro bersagli terrestri.
L’XM35 era installato nel pilone interno dell’aletta sinistra (stub wing), mentre il puntamento avveniva attraverso un mirino a riflesso (reflex sight) tipo M73 posto sopra il cockpit (foto in basso).

Dato l’esiguo spazio disponibile all’interno del snello Cobra, le munizioni erano stivate all’interno di un paio di contenitori aderenti applicati ai lati della fusoliera, immediatamente sopra i pattini d’atterraggio. La riserva munizioni ammontava ad un totale di 950 colpi (475×2).
L’XM195 fu il primo cannoncino progettato appositamente per un elicottero ad essere distribuito a reparti operativi in quantitativi apprezzabili.
*******************************************************************************************************************

*******************************************************************************************************************
La Nascita dell’XM35
Fino ai primi anni settanta era piuttosto insolito incontrare armi di calibro superiore al 12,7 a bordo di elicotteri. A farla da padrone erano sopratutto le mitragliatrici calibro 30 (7,62), che andavano dalle vecchie Browning, sino alle piu’ moderne e leggere M60 e FN MAG a recupero gas.
Le forze armate Francesi furono le prime a saggiare l’efficacia dell’elicottero in ruoli offensivi e dunque a fare uso di munizionamenti “generosi”. Durante la Guerra d’Algeria (1954-62), sia l’Armee de Terre, che la Marine Nationale sperimentarono con un certo successo armi da 20mm installate a bordo dei vari Workhorse, H-34 e Alouette.
Il piu’ efficace di questi si rivelo’ essere il Sikorsky H-34 “Pirate”, armato con un cannoncino Mauser MG151/20 da 20mm e due Browning calibro 50, a cui si aggiunsero razzi balistici aria-superficie.


*******************************************************************************************************************
Gli USA in Vietnam
Gli americani nel Sud Est Asiatico inizialmente seguirono lo stesso percorso battuto dai francesi, benche’ attraverso mezzi piu’ moderni come le cannoniere Huey e ACH-47A.
I cannoncini piu’ diffusi a bordo degli elicotteri statunitensi erano gli M24A1, ancora una voltacalibro 20mm. Nonostante l’entusiasmo che aleggiava fra i reparti di volo, in verita’ si trattava di poco piu’ che esperimenti dal seguito operativo estremamente limitato.


*******************************************************************************************************************
Il Cobra
Con l’arrivo del Cobra in Vietnam (agosto 1967) le capacita’ offensive dell’US Army Aviation migliorarono drammaticamente. Per la prima volta gli americani potevano disporre di una vera e propria piattaforma dedicata all’attacco e alla scorta elicotteri.
Tuttavia, a dispetto del gran numero di innovazioni introdotte, il Cobra non disponeva ancora di un vero cannoncino di derivazione aeronautica. Infatti, se togliamo il lanciagranate da 40mm (che fa categoria a se), l’unica arma automatica disponibile sugli AH-1G era la mitragliatrice gatling General Electric M134 Miniguncalibro 7,62 NATO. Questa era installata in una torretta M28 o in un pod esterno tipo M18 (nell’USAF noti come SUU-11/A).
Molto apprezzata dagli equipaggi, la Minigun tuttavia sparava una munizione di potenza e gittata in taluni casi insufficiente. Cio’ diveniva ancor piu’ evidente quando era necessario ingaggiare e colpire bersagli attraverso la fitta vegetazione del Sud Est Asiatico.

Gli obiqui razzi da 70mm, al contrario, erano armi decisamente potenti e con una buona gittata utile, ma erano armi di area quindi inadatte contro singoli bersagli, specie se puntiformi.
Queste, in apparenza, furono le ragioni che portarono alla nascita del cannone XM195, che arrivo’ in Vietnam nel Dicembre del 1969.
Tuttavia, il motivo reale dell’adozione di quest’arma va ricercato altrove: l’Aviazione dell’Esercito, sempre piu’ sensibile alle perdite aeree, stava cercando qualcosa di efficace per contrastare a distanza di sicurezza le postazioni con mitragliatrici pesanti contraeree tipo DShK calibro 12,7×108, vero e proprio spauracchio dei piloti di elicotteri.
Questi ultimi si resero presto conto che mettere a tacere queste armi stava diventando una faccenda pericolosa a causa della portata di tiro che surclassava quella delle armi montate a bordo del Cobra (con l’eccezione dei razzi balistici).
Per neutralizzare le postazioni di DShK, i piloti degli AH-1 dovevano avvicinarsi a distanze in cui la munizione della mitragliatrice sovietica esprimeva il meglio in termini balistici. Il compito primario dei Cobra armati con l’XM35 fu dunque quello di eliminare i nidi di DsHK e proteggere da questi ultimi le formazioni composte dei piu’ lenti elicotteri da trasporto (“Slick”).


*******************************************************************************************************************
I vantaggi derivanti dall’adozione di quest’arma furono immediati, sia sul piano pratico, che su quello psicologico. Gli equipagggi dei Cobra impararono rapidamente a sfruttare le potenti munizioni da 20mm, che erano disponibili anche con testata esplosivi.
L’XM35 ebbe anche il merito di alleggerire, per certi versi, il carico di lavoro e la tensione degli equipaggi, che si rifletteva in una riduzione dello stress da volo e combattimento,


Post-Vietnam
Benche’ efficace, il sottosistema XM35 non rimase a lungo in servizio. Alcuni anni dopo la fine del conflitto in Vietnam, venne infatti sostituito dal cannoncino gatling GE M197 a tre canne da 20mm, montato in una torretta a comando elettrico posta sotto il muso. Questa soluzione si rivelo’ di gran lunga superiore rispetto all’installazione fissa, tanto che i Cobra oggi in servizio continuano a farne uso.
La produzione totale ammonto’ a 377 esemplari (Standard B).
*******************************************************************************************************************

Armieri della 12nd Aviation Company, 1st Aviation Brigade caricano nastri di munizioni da 20mm a bordo di un AH-1G stanziato a Bien Hoa, Vietnam (U.S. Army photo)
*******************************************************************************************************************
IMMAGINI IN ALTA RISOLUZIONE
*******************************************************************************************************************
*******************************************************************************************************************
XM35 weapon subsystem. Disegni tratti dal manuale TM55-1520-221-10 dell’AH-1G del 19 Giugno 1971.
*******************************************************************************************************************
vista dell’XM35. Si noti il grosso serbatoio aderente portamunizioni sopra il pattino sinistro. (US Army photo)
*******************************************************************************************************************
Vista posteriore con il nastro delle munizioni da 20mm ben in evidenza. (US Army photo)
*******************************************************************************************************************
Dettaglio del cannone XM195. (US Army photo)
*******************************************************************************************************************

Il cannone XM195 nudo e crudo. (US Army photo)
*******************************************************************************************************************
Maggio 1973 – AH-1G dell’US Army ripreso un attimo prima del decollo. Si notino la torretta M28 priva di armi; i pannelli protettivi addizionali; il cannone XM195\ e il serbatoio delle munizioni sopra il pattino. (US Army photo)
*******************************************************************************************************************
AH-1G HueyCobra con XM35 montato. (US Army photo)
*******************************************************************************************************************

La 20×102 (a dx) comparata per dimensioni alle tre munizioni militari piu’ diffuse: 12,7×99 (.50); 7,62×51 (.308) e 5,56×45 (.223)
Charley’s Worry

Obice semovente M110 da 8 pollici (203mm). Fire Support Base Sally, Long Khan province, III CTZ, marzo 1970. Notare la colorazione olive drab quasi immacolata, cosa molto rara in Vietnam.
























Commenti recenti