Come ti nascondo la fabbrichetta di aeroplani del Papi
Ottobre 3, 2007 at 10:47 pm | In aviazione, foto, guerra, ww2 | No CommentsBenche’ virtualmente invulnerabili agli attacchi aerei dell’Asse, gli Stati Uniti durante la 2a GM decisero, a scopo precauzionale, di mimetizzare alcuni grossi impianti di produzione bellica siti nella Costa Occidentale. Le foto qui pubblicate si riferiscono ai lavori di dissimulazione effettuati dall’Army Corps of Engineers negli stabilimenti Lockheed di Burbank, California.

Prima…

Dopo.


Ahhh, niente di meglio del countryside californiano… peccato sia tutto un fake

Hollywood parte II

Il parcheggio destinato ai dipendenti della Lockheed

Un grosso quadrimotore celato sotto i teloni mimetici

The Truman Show?

Credit: Ovian Library Digital Image Collection
Project Name: San Fernando Valley History Digital Library
Publisher: California State University, Northridge. University Library.
Matt Taibbi (e le armate dei galli chiesaioli)
Settembre 3, 2007 at 10:41 am | In guerra, iraq, matt taibbi, war | No Comments
A volte lo amo, a volte lo odio, ma e’ sempre lui, Matt Taibbi, ovvero quello che i vari Giulietto Chiesa e Riso Gallo Blondet vorrebbero essere.
Iraq, Ce$pugli, Contractor$ e $perperi a$$ortiti. Un articolo, sponsorizzato dalla O$ram, piu’ Illuminante di un bengala lanciato nel pieno della notte.
http://www.rollingstone.com/politics/story/16076312/the_great_iraq_swindle
Buona lettura.
“Operation Iraqi Freedom, it turns out, was never a war against Saddam Hussein’s Iraq. It was an invasion of the federal budget, and no occupying force in history has ever been this efficient.”
[Photos] Octofoil - Cantando il blues nel Delta del Mekong
Giugno 12, 2007 at 8:02 pm | In 9th infantry division, foto, guerra, old reliables, vietnam, war | 10 CommentsOctofoil era la rivista ufficiale della 9a Divisione di Fanteria in Vietnam. La pubblicazione era corredata di splendide fotografie, molte delle quali a colori, e reports dalla zona di combattimento. Qui una selezione di immagini tratte da alcuni numeri pubblicati fra il 1967 e il 1969.
La citazione del Blues deriva dal fatto che la 9a Divisione, durante la permanenza in Vietnam, tendeva a reclutare gli uomini fra gli stati meridionali caratterizzati da ampie zone paludose come le Everglades della Florida o il Delta del Mississippi, ambienti simili agli acquitrini del Mekong, dove operava la III Brigata. Per tale ragione la presenza di truppe afroamericane era sensibilmente piu’ elevata rispetto ad altre unita’. Mentre i bianchi erano tradizionalmente legati a Country e Honky Tonk, i neri preferivano ascoltare Blues e Soul. Il Rock and Roll comunque metteva tutti d’accordo
Quelli della 9a in Vietnam erano anche chiamati i Marines dell’Esercito.



Combat tracker con il suo fedele amico a quattro zampe. Le unita’ speciali erano in genere armate con le versioni compatte dell’M16, come questa Colt XM177E2 Commando (clicca x ingrandire)

La 9a operava con la III Brigata nel Delta del Mekong

Combat trackers in avanscoperta


Combat tracker e cane erano compagni inseparabili


Il Bob Hope Show era l’evento piu’ atteso dai GIs in Vietnam


Belle ragazze, musica e umorismo erano i principali ingredienti del Bob Hope Show. Bob Hope, di origine inglese, e’ stato probabilmente il personaggio piu’ amato dalle truppe americane. La sua totale devozione al soldato medio, lontana da politica ed ideologia, lo aveva reso immediatamente celebre e popolare in tutti i servizi delle Forze Armate. Intrattenne i soldati americani in ben quattro guerre: 2a Guerra Mondiale, Corea, Vietnam e Desert Storm (quasi noventenne!). Hope e’ morto in pace e serenita’ nel 2003, pochi mesi dopo aver compiuto 100 anni. Gli americani, in segno di riconoscimento gli dedicarono una nave, la USS Bob Hope e un aeroporto, quello di Burbank, in California.

Pattuglia al tramonto nell’acquitrinio del Mekong

Nonostante gli orrori della guerra, la spiritualita’ fra le truppe americane non era mai trascurata come dimostra questa immagine

Il comandante in capo delle forze USA in Vietnam, Generale William C. Westmoreland, mentre imbraccia un fucile di precisione Mosin-Nagant catturato ai Vietcong dalla 9a Divisione


Il fango era una costante per i fanti della III brigata

La 9a Divisione di Fanteria era equipaggiata con mezzi all’avanguardia come elicotteri, hovercraft e pesanti imbarcazioni da assalto fluviale. Qualche volta pero’ gli uomini dovevano spostarsi attraverso rudimentali canoe e sampan, esattamente come il nemico


Dannati canali!

“Mud, fuckin’mud”

Gli uomini della III brigata conducevano sovente operazioni di sbarco fluviale a bordo di mezzi LCM6 modificati

Cavalleggeri mentre ispezionano un lotto di armi catturate. Notare la massiccia presenza di fucili a ripetizione manuale tipo Mosin-Nagant. A dispetto delle credenze, l’AK-47 non era molto diffuso fra i partigiani, almeno durante i primi anni di guerra



L’airboat era una delle imbarcazioni piu’ atipiche che s’incontravano nel Delta. Il pescaggio assai ridotto ne consentiva l’impiego nei fondali piu’ bassi

Questa immagine dimostra in quali condizioni gli uomini della Nona dovevano operare…

…ammollo, dalla mattina alla sera.



Il PACV (Patrol Air Cushion Vehicle) era un veicolo a cuscino d’aria prodotto dalla Bell durante gli anni sessanta. Era in dotazione in via sperimentale nella US Navy e nella 9^ Divisione di Fanteria, dove serviva nel 39° Plotone Cavalleria in compiti di esplorazione e supporto di fuoco, spesso in congiunzione con elicannoniere Huey ed elicotteri da osservazione LOacH. A quanto risulta dalla storiografia, fu il primo e unico impiego dell’hovercraft in operazioni belliche offensive. L’armamento - nella versione dell’Esercito - comprendeva mitragliatrici calibro .50 Browning, lanciagranate automatici da 40mm e mitragliatrici da 7,62 tipo M60
Scandalo!
Aprile 1, 2007 at 9:49 pm | In afghanistan, apache, elicotteri, guerra, mangusta, olanda, spena, war | 1 CommentL’Olanda, la civile e liberale Olanda, ha sei, dico SEI elicotteri d’attacco AH-64 Apache in Afghanistan! E prima li aveva inviati anche in Iraq, Djibouti e Bosnia! Yeah, IFOR/SFOR! Mi piacerebbe sapere cosa ne pensano Spena e soci, ammesso che ne siano al corrente.
Di che parlo? Ma di questa recente uscita del signor Russo Spena:
“Al ministro Parisi diciamo chiaramente che avvertiamo il governo: non cerchi di ciurlare nel manico, se accedera’ alle richieste dei militari di inviare in Afghanistan gli elicotteri Mangusta, che sono senza dubbio armi offensive e non di difesa, noi diremo seccamente no, nel rispetto del decreto e degli ordini del giorno che abbiamo approvato”.
Tralasciando i patetici distinguo fra armi “d’attacco” e da “difesa”, stavo pensando, ma non sono da poco stati spesi fiori di quattrini per aggiornare i Mangusta? Per renderli meglio idonei ad operare negli scenari attuali? Probabilmente questi signori preferiscono lasciarli a prendere ruggine a Miramare di Rimini.
I Mangusta non sono nuovi alle operazioni all’estero, li abbiamo visti recentemente in Albania, Macedonia, Kosovo e Iraq, ma il loro debutto avvenne durante la missione UNOSOM Ibis in Somalia. Sissignori, durante un’operazione di “pace”.
Checkpoint Pasta? Do you remember? Ok, vi rinfresco la memoria con questo estratto:
“Un gruppo di somali, intanto, riesce ad impossessarsi di un VM. Una decina, forse più, salgono a bordo del gippone, esultano, fuggono via con il loro bottino. Vengono immediatamente individuati da un elicottero Mangusta; il puntatore li inquadra e chiede l’autorizzazione a sparare. “Negativo” Rispondono alla radio dal Comando. Le imprecazioni riecheggiano nell’interfono, adesso il gippone sparisce nel dedalo di viuzze del quartiere. Ma il pilota dell’elicottero non ci sta, non molla la preda. Vola radente sfiorando i tetti delle case, sapendo che le armi leggere dei somali possono poco contro la blindatura del velivolo. Poco dopo riavvista il mezzo e l’A-129 s’inclina, inquadra il bersaglio, chiede di nuovo l’autorizzazione al fuoco. Questa volta I’ “Okay” arriva subito. Non tanto però da anticipare il missile TOW che ha già colpito il bersaglio, distruggendolo con tutti gli occupanti.”
Era il 2 Luglio 1993.
P.S: il VM catturato era armato di calibro .50
P.S.2: in una situazione analoga il pilota oggi avrebbe usato la 20mm di bordo, purtroppo all’epoca il Mangusta ne era privo (indovinate un po’ perche’)
Ritornando al discorso iniziale, quando un governo proroga una missione all’estero, deve fare quanto in suo potere per fornire agli uomini i mezzi e gli equipaggiamenti necessari, affinche’ essi possano espletare i loro compiti nel migliore dei modi (poi ci sarebbe il discorso delle RoE, ma questa e’ un’altra storia). In conclusione, voler negare una manciata di elicotteri per ipocrite questioni etico/politiche e’ da farsa, completa farsa. Il guaio e’ che qualcuno proprio non ci arriva.
Riguardo a Spena, dovrebbe fare una visitina a questo sito e schiarirsi le idee.

Un Apache olandese ritratto a Kandahar nel 2006 (Source: NATO)

Il Mangusta della discordia.
Stan Goff, l’antimperialista
Febbraio 17, 2007 at 3:09 pm | In USA, democrazia, forze armate, guerra | No Comments
Chi si interessa di antimperialismo, politica estera e Forze Armate USA non puo’ non conoscere Stan Goff.
Ma chi e’ costui? Ufficialmente e’ uno scrittore, un’attivista politico (di estrema sinistra) devoto oltre ogni immaginazione alla causa dell’antimperialismo. Oltre a questo, Mr. Goff e’ ben conosciuto nel mondo dell’informazione alternativa e nei movimenti contro la guerra come un feroce critico della politica e (almeno parzialmente) del way of life statunitense.
Tuttavia, la cosa che piu’ sorprende di questo individuo e’ il background militare, o meglio il lungo e tortuoso percorso attraverso i migliori reparti dell’US Army.
Vediamo un po’…
Nasce nel 1951 a San Diego, California.
Nel 1969 ottiene il diploma di scuola superiore.
Si arruola volontario nell’US Army nel gennaio del 1970.
Frequenta l’Airborne School e diventa Paracadutista.
Dal 1970 al 1971 serve come fuciliere in Vietnam nella 173a Brigata Paracadutisti.
Dopo aver contratto la malaria viene rimpatriato e riassegnato alla 82a Divisione Paracadutisti
Si congeda con onore nel Gennaio 1973 con il grado di Sergente.
Si arruola nuovamente nel 1977. Nello stesso anno viene assegnato alla 4a Divisione di Fanteria Meccanizzata di Fort Carson, Colorado con il grado di Soldato di Prima Classe (Private First Class). Nella grande unita’ serve in un reparto di scout della Cavalleria.
Riguadagna le striscie da Sergente nel 1979.
Frequenta la Ranger School, supera il corso e viene assegnato al 2° Battaglione Ranger a Fort Lewis, Washington
Nel 1981 viene promosso a Staff Sergeant e riassegnato al Jungle Operations Training Center (JOTC) a Panama. Per un certo periodo di tempo fa l’istruttore di piccole unita’.
Mentre e’ in servizio al JOTC, fa domanda per entrare nella Delta Force. Supera brillantamente il corso prestando servizio per circa quattro anni come assaltore e sniper. In seno al reparto partecipa ad operazioni classificate a El Salvador e in Guatemala e all’operazione “Urgent Fury” a Grenada (1983).
In qualita’ di ex-istruttore, si occupa dell’addestramento dell’Hostage Rescue Team dell’FBI (creato proprio in quegli anni) e del reparto speciale antiterrorismo Sudcoreano, il 707th Special Forces.
Piccola nota: il suo caposquadra all’epoca era Eric Haney, autore di “Inside Delta Force” (nel libro Goff viene citato come Stan Johnson).
Nel Dicembre del 1986 viene coinvolto in uno scandalo ed espulso per fatti accaduti quando era in servizio ad El Salvador. Secondo alcune voci si sarebbe trombato una guerrigliera del FMLN (!) nel letto dell’ambasciatore americano (!!); Goff tuttavia nega ogni accusa e sostiene che si trattava semplicemente di una faccenda di puttane e marijuana a El Salvador.
Ancora oggi nessuno sa come siano andate veramente le cose. Ma continuamo.
Goff lascia la prestigiosa unita’ con il grado di First Sergeant. Gli viene inoltre sospeso il “security clearance“.
Nell’attesa che si calmino le acque, per un breve periodo di tempo viene accettato quale “Enlisted Instructor” all’Accademia Militare di West Point. Li insegna Scienza Militare, serve come NCOIC al Service Orientation Course, fa l’istruttore al Cadet Basic Training Bayonet Assault Course e infine sviluppa il Ranger Orientation Program per i candidati alla Ranger School.
Nel 1987 lascia il servizio attivo.
Ok direte voi, abbiamo finito.
Neanche per idea, sentite qua.
Lo stesso anno si sposta con la famiglia ad Oak Ridge, Tennessee. Viene assunto come Capitano Istruttore della SWAT al Y-12 Nuclear Weapons Facility, posto sotto l’US Department of Energy: un incarico di certo non secondario in uno dei luoghi piu’ sensibili degli USA. Tempo un anno e mezzo e viene licenziato quando un investigatore del Dipartimento dell’Energia viene a sapere dello scandalo avvenuto in America Centrale.
Senza lavoro e con poche prospettive, si arruola nuovamente nell’Esercito. Questa volta l’US Army lo assegna al 1° Battaglione Ranger, a Savannah, Georgia, reparto in cui svolge le mansioni di Sergente di Plotone dal 1988 al 1989, ma i limiti di eta’ lo trattengono per un periodo limitato.
Gia’, Goff ha 38 anni suonati, eppure non ne vuole sapere di posare le chiappe su una sedia in un ufficio climatizzato.
Nel 1989 ritorna a Fort Bragg ed entra nei Berretti Verdi. Dopo il duro corso iniziale, frequenta lo Special Forces Qualification Course per diventare Sergente Medico e per questo inviato a Fort Sam Houston, Texas.
Grazie ai precedenti trascorsi in America Centrale, viene assegnato al 7th Special Forces Group. Negli anni successivi fa l’istruttore e partecipa a innumerevoli operazioni militari e paramilitari a Panama, Honduras, Venezuela, Colombia e Peru‘.
Conclusa l’esperienza con i Green Berets, l’US Army lo trasferisce al 3° Battaglione Ranger quale medico delle Forze Speciali. Viene inviato in Somalia con la Task Force Ranger. A Mogadiscio prende parte a diversi combattimenti, ma viene rimpatriato (a causa di una violenta disputa con un Capitano dei Rangers) a Fort Benning prima della famigerata battaglia nella capitale somala avvenuta fra il 3 e il 4 ottobre (Bakara firefight).
Poco dopo il rimpatrio viene promosso a Master Sergeant. La sua qualifica passa dunque da Special Forces Medic a Special Forces Operation Sergeant.
Nuovamente riassegnato a Fort Bragg, presta servizio nel 3rd Special Forces Group e inserito all’interno di un nuovo reparto specializzato nella caduta libera, l’A (ODA) 354.
Nel 1994 partecipa all’operazione Restore Democracy ad Haiti.
Nel 1996 si congeda definitivamente dall’Esercito degli Stati Uniti dopo 26 anni di servizio, la maggioranza dei quali spesi nelle Operazioni Speciali.
Curiosita’:
E’ stato il consulente militare per il film “Danni Collaterali” con Arnold Schwarzenegger. Goff sostiene che e’ stato il lavoro piu’ miserabile della sua vita
Per molto tempo e’ stato uno strenuo oppositore del Comunismo e sostenitore della teoria del domino. Furono le operazioni classificate in Centro e Sud America a fargli cambiare idea, nonche’ sponda politica.
Per breve tempo ha militato nel Partito Comunista USA, ma straccio’ la tessera in quanto l’omologazione partitica non faceva per lui.
E’ avido lettore di Marx e un Socialista convinto.
Dal 1996 al 2001 e’ stato direttore organizzativo di Democracy South.
L’esperienza ad Haiti l’ha sconvolto al punto di sposare le cause del popolo di quel paese attraverso il locale National Popular Party.
E’ uno dei sostenitori chiave di Iraq Veterans Against War.
E’ un femminista radicale.
E’ autore di tre libri. L’ultimo, pubblicato nel 2006, e’ intitolato “Sex & War”.
Vive a Raleigh, North Carolina con Sherry Long. Il figliastro di Goff e’ un militare di carriera con alle spalle tre turni in Iraq.
E’ collaboratore dell’Huffington Post
Un portatile puo’ salvare la vita?
Febbraio 13, 2007 at 6:29 pm | In computer, guerra | No CommentsA quanto pare si. Guardate un po’ questa foto:

The CF-M34 Toughbook laptop you see in the photo above has a bullet hole which shows just how tough it is as it took a bullet for a U.S. soldier in Iraq. The BULLETPROOF laptop from Panasonic was the constant companion of one soldier and was taken through the mountains of southeastern Turkey and into the war of Iraq.
The need for rugged laptops is growing, used by the U.S. armed forces (the 82nd Airborne Division) and it was one of these laptops that saved a soldier’s life, An estimated market of $858 million in 2007 is expected for the need of the toughest laptops, people want toughness and the need is growing.
Source: product-reviews.net
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Il non plus ultra dei geek in uniforme.
Grazie al cielo l’U.S. Army non fa uso di computer portatili Sony. In una situazione analoga un Vaio sarebbe probabilmente saltato in aria, alla stregua di una IED. Il Dipartimento di Stato avrebbe incolpato la nota multinazionale giapponese di collusione con il regime iraniano e ordinato un attacco contro il quartiergenerale di Tokyo. LOL

Un GI italoamericano mentre legge ICM su un portatile Panasonic. Indovinate perche’ sta sorridendo…
Lone Insurgent
Gennaio 5, 2007 at 11:38 am | In armi, foto, guerra, iraq | No CommentsGuerrigliero iracheno catturato dopo aver lanciato alcuni colpi di mortaio contro una base statunitense.

La macchina sulla quale viaggiava il guerrigliero

Il guerrigliero ferito mentre viene medicato dai militari americani. Dopo l’amputazione della gamba sinistra verra’ trasferito ad Abu Ghraib

Il materiale confiscato: un Kalashnikov, un mortaio, tre proietti e una bomba a mano
Credit: Currahee
PS: nowthatsfuckedup.com e’ stato chiuso per ordine dello sceriffo di Polk County, Fla.
Gli interventi militari francesi dal XX secolo ad oggi
Dicembre 28, 2006 at 2:40 pm | In forze armate, francia, guerra | No Comments 
Breve lista degli interventi militari a cui hanno preso parte le Forze Armate Francesi dal XX secolo ai giorni nostri. (eccoti accontentato Marco
Rivolta dei Boxer - 1899-1901
I Guerra Mondiale - 1914-18
Guerra Franco-Siriana - 1919-21
Guerra Franco-Turca - 1920-21
Occupazione della Ruhr - 1923-25
II Guerra Mondiale - 1940-45
Intervento militare in Siria - Maggio 1945
Guerra d’Indocina - 1945-54
Rivolta del Madagascar - 1947-1948
Guerra di Corea - 1950-53
Guerra d’Indipendenza Tunisina - 1952-55
Guerra d’Indipendenza del Marocco - 1953-56
Scontri alla frontiera Tunisina - 1957-62
Guerra d’Indipendenza Algerina - 1954-62
Crisi di Suez - 1956
Intervento militare in Tunisia (Bizerta Incident) - 1961-63
Intervento militare in Gabon - 1964
Prima Guerra Katanghese - 1977
Seconda Guerra Katanghese - 1978
Intervento militare nella Repubblica Centrafricana - 1979
Intervento in Libano - 1982-84
Insurrezione in Nuova Caledonia - 1984-85
Intervento militare in Gabon - 1990
Guerra del Golfo (operazione Daguet) - 1990-91
Intervento militare in Somalia - 1991-92
Intervento in Djibouti - 1992
Intervento militare in Rwanda (Operation Turquoise) - 1994
Bosnia (Operation Deliberate Force) - 1995
Bosnia (IFOR) - 1995-presente
Intervento militare in Repubblica Centrafricana - Aprile 1996
2° Intervento militare in Repubblica Centrafricana - Maggio 1996
3° Intervento militare in Repubblica Centrafricana - Nov. 96-Gen. 97
Kosovo (Allied Force) - 1999
Kosovo (IFOR) - 1999-presente
Afghanistan (Missione Héraclès) - 2001
Afghanistan (ISAF) - 2002-presente
Intervento militare in Costa d’Avorio - 2003-presente
Intervento militare a Haiti - 2004
Libano - 2006-presente
Air Cavalry Girls
Dicembre 27, 2006 at 5:12 pm | In elicotteri, forze armate, gnocche, guerra | No CommentsViet-fuckin-Nam Part II
Dicembre 16, 2006 at 3:17 pm | In guerra, video | No Comments
Fortunate Son - Creedence Clearwater Revival
Turn down the mix! Jesus christ, that’s fucking loud!!!
Have you ever seen the rain?
Novembre 30, 2006 at 12:19 am | In guerra, musica, video | 2 Comments
I Creedence e il Viet-fucking-Nam.
Alcune cose non cambiano mai…
Settembre 19, 2006 at 5:01 pm | In forze armate, guerra | No CommentsAd esempio i carri impiegati nei colpi di stato.
Mentre sto scrivendo, in Thai-fucking-Land si sta, appunto, consumando un colpo di stato, orchestrato dall’ex-generale Sonthi Boonyaratglin e da militari a lui fedeli. Bene dico io, fate il vostro colpo gobbo del cazzo, ma almeno esibite qualcosa di meglio che relitti degli anni cinquanta.
Il protagonista cingolato di questa tragica pagina di cronaca e’ infatti ancora una volta l’M41 Walker Bulldog, un carro leggero prodotto dalla Cadillac (…) ed entrato in servizio nell’Esercito USA quando alla Casa Bianca governava un certo Ike.
Negli anni sessanta era anche noto come l’Urna di Big Minh, in quanto si palesava nelle strade della capitale sudvietnamita in concomitanza delle elezioni.
Ecco un paio di scatti di repertorio:

Colpo di stato a Saigon, Repubblica del Vietnam, 1963

Colpo di stato a Bangkok, Thailandia, 2006
Qualche dato tecnico:
Armamento:
1 cannone da 76mm
1 mitragliatrice media da 7.62mm Browning M1919
1 mitragliatrice pesante da 12.7mm Browning M2HB
Propulsore: Continental AOS 895-3, 6cyl a benzina, raffreddato ad aria da 500 hp
Velocita’: Oltre 70 Kmh
Autonomia: 200 km
Equipaggio : 4
Peso: 26 tons
Detto cio’, ho sempre adorato questo piccolo AFV! Non so esattamente il perche’, ma lo trovo cool…
Carne Latinoamericana da cannone?
Agosto 22, 2006 at 12:21 pm | In forze armate, guerra, statistiche | No Comments

Ieri il Vietnam, oggi l’Iraq. La questione dei caduti appartenenti alle minoranze razziali e’ tuttora piena di miti e leggende, che naturalmente sono duri a morire.
Quando infuriava la guerra in Asia Sudorientale, fra gli anni sessanta e settanta, la propaganda pacifista/antimperialista talvolta descriveva l’intervento americano come “una guerra di bianchi, combattuta da negri”.
Fra Black Panthers e slogan piu’ o meno riusciti (”Nessun Vietcong mi ha mai chiamato sporco negro”), si sparse la voce che fra le truppe che servivano e dunque morivano in quel paese, vi fosse un’altissima e percentuale di soldati afroamericani. I numeri, quasi mai supportati da fonti, variavano notevolmente, da comizio a comizio, da volantino a volantino.
Terminate le ostilita’, i vari enti governativi iniziarono a diffondere i dati definitivi dei caduti in base all’etnia e, sopresa delle sorprese, erano molto distanti da quanto veniva sbandierato negli anni precedenti.
Vediamo un po’.
Secondo il Combat Area Casualty File del Center of Electronic Record di Washington D.C., in Vietnam le truppe di colore rappresentavano appena il 10,6%, contro l’88,4% degli appartenenti alla razza bianca, allora definita caucasica. Tale cifra rispecchia abbastanza fedelmente la percentuale totale delle forze armate USA in quel decennio. In quanto ai caduti, notiamo che i dati non sono tanto dissimili: 86% di caucasici e 12,5% di afroamericani. Questo 1,9% in piu’ rispetto alla media e’ dovuto al fatto che all’interno delle unita’ combattenti serviva un numero maggiore di “blue boys”, specie fra gli incarichi meglio remunerati, come i paracadutisti, i cui uomini godevano di un’indennita’ extra (che faceva comodo a chi non navigava nell’oro).
Riguardo all’Iraq, c’e’ poco da dire, ormai i media ce la menano continuamente con la leggenda dei latinoamericani al macello che crepano come mosche.. Cazzate? Ovviamente. Date un’occhiata a questa tabella tratta da http://icasualties.org/oif/ (aggiornata ad oggi, Martedi’ 22 Agosto 2006):

E’ vero che i Latinos sono, dopo i WASP, quelli che ci lasciano le penne piu’ frequentamente, ma:
1) Il divario fra i primi e i secondi rimane comunque ENORME (11,21% contro 73,7%)
2) Oggi gli ispanici sono in netto aumento negli USA, tanto da aver ormai superato gli afroamericani per numero
Stando ai dati del 2001 (i piu’ recenti che ho trovato) le Forze Armate USA sono per l’11,3% composte da ispanici. Vedere tabella sotto:

Qual’era la percentuale dei caduti ispanici? 11,21%, no? Beh, mi pare non ci sia altro da aggiungere!
Altro mito che accompagna la propaganda oggi e’ relativo al fatto che chi si arruola lo fa per ottenere la “Green Card”. Mettetevelo bene in testa, per arruolarsi e’ *necessario possedere *almeno* la green card*, senno’ ciccia. Cito da un documento dell’Immigrazione USA:
*Certain non-citizens can enlist in the United States Armed Forces. To be eligible to enlist, a non-citizen must:
(1) Entered the United States on a permanent residence visa or has an Alien Registration Receipt Card (INS Form 1-551/I-551 greencard or stamped I-94), and
(2) Established a bona fide residence, and
(3) Established a home of record in the United States.
(4) The visa and/or “greencard” must have sufficient time remaining on it (expiration date) to be valid during the entire term on enlistment. While non-citizens may enlist in the U.S. Military, they are not allowed to reenlist (stay in beyond their first term of service), unless they first become U.S. Citizens. However, after serving for three years, any additional residency requirement for citizenship eligibility can be waived.
I should note here that the United States Military cannot and will not assist in the immigration process. In order to join the U.S. Military, one must legally immigrate first, and then apply to join the military.*
–
Quindi non solo e’ necessaria la Carta Verde, ma bisogna essere anche registrati come residenti, con tanto di casetta.
Vittime di guerra
Giugno 19, 2006 at 7:49 pm | In guerra, statistiche | No CommentsNei conflitti piu’ rappresentativi degli ultimi venticinque anni.
Fonti: Center for International Development and Conflict Management; Center for Systemic Peace; State Department;
Lo Zio Al e’ morto! W lo Zio Al (stocazzo!)
Giugno 8, 2006 at 7:57 pm | In guerra, terrorismo | No CommentsDopo anni di infruttuose cacce all’uomo, pare che questa volta gli alleati in Iraq ce l’abbiano finalmente fatta. Al Zarqawi e’ stato ucciso durante un raid aereo che ha coinvolto F-16 armati di bombe guidate JDAM. Lo Zio Al si trovava all’interno di un’abitazione isolata sita a circa 8km a Nord-Est di Baghdad, Iraq. Il ruolo svolto dall’intelligence giordana sembra essere stato cruciale ai fini dell’individuazione e della conseguente uccisione del luogotenente di Osama Bin Laden, su cui pendeva una taglia di ben 25 milioni di dollari.


E’ impressionante la somiglianza con l’attore Antonio Catania, detto turbominchia, a cui pero’ auguro di vivere il piu’ a lungo possibile.
Al-Qaeda in risposta avrebbe distribuito volantini in cui dichiara di aver gia’ pronto un successore… forse sara’ un sosia di Ugo Conti?

Zipped! -1
Blondet e’ un coglione
Maggio 3, 2006 at 4:11 pm | In albion-of-blondet, forze armate, guerra, tano da morire | 53 Comments

Nel gia’ desolante panorama giornalistico italiano, credo che siano in pochi in grado di rivaleggiare con Maurizio Blondet quanto a coglionaggine e ignoranza. Il suo organo web (effedieffe.com) e’ un pericoloso concentrato di pressapochismo, qualunquismo, ignoranza e razzismo.
Antisemita, antiamericano, catto-fascista e complottista oltre ogni decenza, quest’uomo sembra proprio non farsi mancare niente.
Recentemente sono incappato in un suo articolo, il cui titolo mi aveva parecchio stuzzicato: “USA: gia’ operativo l’esercito clandestino“.
La fantasia si era subito impossessata di me. Gia’ m’immaginavo un esercito parallelo di mercenari, guidato dalla longa mano di un’oscura massoneria anglosassone. L’eccitazione sfortunatamente e’ durata solo una manciata di secondi, in quanto l’autore si stava semplicemente riferendo al SOCOM, (Special Operation COMmand), il Comando Operazioni Speciali delle Forze Armate USA.
Secondo il Nostro amico il SOCOM sarebbe una creatura di recente costituzione, un esercito creato ad hoc dopo l’11 settembre. Scrive infatti:
“L’esercito segreto, che è stato preparato negli ultimi tre anni, si chiama «Special Operations Command» (SOCOM) ed ha sede a Tampa.“
Sfortunatamente per il signor Blondet, il SOCOM e’ nato quasi VENTI ANNI FA (precisamente nel 1987), allo scopo di migliorare il coordinamento fra le Forze da Operazioni Speciali (SOF) di Esercito, Marina, Aeronautica e Marines. La riorganizzazione dei reparti speciali sotto un comando unico infatti si rese drammaticamente necessaria dopo la fallimentare operazione di recupero ostaggi avvenuta in Iran nel 1980 (cfr. op. Eagle Claw).
Ovviamente il pennivendolo in oggetto non lo mette per iscritto (malafede o semplice ignoranza, questo e’ il dilemma…), preferendo invece fantasticare su fantomatici reparti di guardie pretoriane create da Rumsfeld allo scopo di dominare il mondo:
“La nuova arma decreta e rivela il potere del Pentagono, ossia di Rumsfeld e dei suoi consiglieri israeliani (da Richard Perle a Michael Leeden), su ogni altra istituzione americana. Il segno più chiaro che gli Stati Uniti sono dominati dagli autori di un colpo di Stato.“
Poteva mancare il complotto sionista? Ovvio che no! Ma continuamo:
“Ormai non è il ministero degli Esteri, ma il ministero della Guerra a fare la politica estera: con le truppe speciali. Ciò implica anche lo svuotamento della CIA, l’organo che prima aveva il mandato e la responsabilità esclusiva di condurre operazioni clandestine all’estero, sotto un qualche controllo del Congresso, essendo dopotutto un’istituzione civile.”
LOL, ma come? Ma se le stesse Forze da Operazioni Speciali vengono considerate dal Governo USA come un essenziale strumento all’interno della politica estera statunitense, e non certo da ieri! Basti pensare alle attivita’ svolte dai Berretti Verdi quali consiglieri militari in America Latina e Asia dagli anni ‘50 in poi.
Le prime truppe inviate in Vietnam erano o no Green Berets? Parliamo del 1957, otto anni prima dello sbarco dei Marines a Da Nang. Chi addestro’ e guido’ il commando boliviano (2nd Ranger Battalion) responsabile della cattura e dell’uccisione di Che Guevara? Quali furono i primi reparti ad essere inviati in Afghanistan poco dopo l’11/9? Chi addestra i Curdi nell’Iraq settentrionale?
Quanto scritto sopra smentisce anche l’ipotesi che la CIA precedentemente avesse l’esclusiva di condurre black ops all’estero. A Mauri’: CIA e SOF (specie quelle dell’Army) in passato hanno SEMPRE cooperato, tale e quale ad oggi. Infine, giova ricordare che con lo scioglimento dell’OSS e la costituzione della CIA (1947), buona parte delle operazioni speciali militari e paramilitari passarono sotto l’egida delle Army Special Forces, sia in gestione che co-gestione (indovinate con chi…).
Insomma, il signor Blondet vorrebbe forse farci credere che questi uomini agiscono indipendentemente dal Governo USA? O che l’archetipo dell’informatore sia oggi rappresentato da personaggi usciti dalla penna di Ian Fleming? Ce lo vedete Pierce Brosnan in doppiopetto mentre si avventura fra le caverne afghane?
Ma nasconditi, coglione.
Perdite materiali in Iraq
Aprile 23, 2006 at 5:37 pm | In guerra, iraq | No Comments

Un carro M1 Abrams distrutto. L’US Army dal 2003 ha perduto 20 di questi mezzi.
Il corrispondente Joseph Galloway (che qualcuno ricordera’ come unico giornalista presente durante la battaglia di Ia Drang, nel 1965, nonche’ co-autore di “We Were Soldiers… and Young”) in un articolo pubblicato sul Miami Herald il 24 Febbraio scorso, fa un punto sulle perdite materiali dell’US Army in Iraq dal Marzo 2003:
Mezzi leggeri, blindati e corazzati
- 20 M1 Abrams
- 50 M2 Bradley
- 20 Stryker
- 20 M113
- 250 Humvees
- 500 fra veicoli da ricognizione FOX, autocarri e rimorchi
Elicotteri (qui l’autore somma i numeri di Afghanistan e Iraq)
- 27 Apache
- 23 Kiowa
- 21 Black Hawk
- 14 Chinooks
Di questi pero’ solo 17 sarebbero andati perduti per fuoco ostile. Le restanti perdite sono da imputare a incidenti di vario tipo.
Nota personale:
Secondo l’Army Aviation Warfighting Center (Directorate of Combat Developments di Fort Rucker, Alabama) a gennaio 2006 gli elicotteri dell’US Army avevano totalizzato circa 1 milione di ore volo in Iraq, di queste 1/3 coperte dai “muli” Black Hawk. Una recente indagine condotta dal Savannah Morning News (testata della omonima citta’ della Georgia, da sempre molto sensibile nei confronti del volo militare) ha messo in evidenza che l’Aviazione dell’US Army ha avuto i suoi anni peggiori, in termini d’incidenti, non in tempo di guerra, bensi’ in tempo di pace (http://tinyurl.com/qxznp - molto interessante).
Galloway parla anche dei reparti che si occupano della manutenzione dei mezzi. Nel 2005 furono ispezionati e riparati 230 carri Abrams, mentre seguendo l’attuale trend, entro quest’anno la cifra potrebbe salire fino a 700 unita’. Stesso discorso per il Bradley (318 nel 2005, 600 stimati x il 2006) e le Humvee (5000/9000). Secondo l’Army Materiel Command (http://www.amc.army.mil/), il tasso d’usura in tempo di guerra e’ cinque volte maggiore. Il problema e’ accentuato dal fatto che quando un reparto conclude il turno di servizio in Iraq, lascia mezzi e parte degli
equipaggiamenti (body armor inclusi) dietro di se, a beneficio delle unita’ designate al rimpiazzo.
Un ufficiale dell’Army Materiel Command fa inoltre notare che se l’esperienza in Iraq dovesse finire ipoteticamente domani, potrebbero occorrere anche due anni per provvedere all’ispezione e alla riparazione dei mezzi e degli equipaggiamenti impiegati fino ad oggi in quel teatro. Per es., delle 30 mila Humvees, 6000 sarebbero dichiarate surplus e non piu’ idonee a “indossare la mimetica”.
Dimenticavo, la fonte di Galloway e’ Army Times (avrei pero’ qualche riserva sulle perdite aeree…)
Cyaaaaa
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