La Smart in divisa
Novembre 8, 2007 at 11:17 pm | In auto, forze armate, foto, smart | 5 CommentsLa celebre microcar e’ stata recentemente acquistata dalle forze armate della Germania. Ecco alcune immagini:



Versione urbana (in borghese)

Versione agreste (in mimetica)

Versione Military Police

Esercitazioni USAF / DPRK Air Force
Marzo 15, 2007 at 1:06 pm | In forze armate, foto, nord korea | 3 CommentsIl recente e timido riavvicinamento fra Stati Uniti e Nord Korea ha modificato i rapporti fra i due paesi anche sul piano militare:
Qui vediamo un Antonov AN-2 “Colt” Nordkoreano rifornire in volo un quasi contemporaneo Boeing B-52H “Stratofortress” dell’aeronautica statunitense. (clicca x ingrandire)
Qui sotto invece possiamo ammirare il rude profilo del Caro Leader, intento a degustare un pregiato Sauvignon della Valle di Pyongyang. (la funzione d’ingrandimento e’ stata disabilitata per ovvie ragioni di statura).

Salute, Hic!
U.S. Navy vara la prima RAREAC
Marzo 15, 2007 at 12:58 pm | In forze armate, foto | Leave a CommentAka Rest and Recreation Expeditionary Aircraft Carrier.

[Video] NH90
Febbraio 26, 2007 at 11:11 pm | In elicotteri, forze armate, video | 2 CommentsIl mezzo protagonista di questo video di quasi 10 minuti e’ l’NH90, futuro nerbo dell’AViazione dell’ESercito. Le immagini si riferiscono alla cerimonia di consegna dei primi sette esemplari.
[Video] Italian Army Aviation in Iraq
Febbraio 26, 2007 at 10:31 pm | In elicotteri, forze armate, video | 1 CommentUn bel video tosto sulla nostra Aviazione dell’Esercito in Iraq. La cavalcata sopra la highway spacca i culi eh.
Sottofondo musicale: The Passenger, Iggy Pop.
I am the passenger
and i ride and i ride
i ride through the city’s backside
i see the stars come out of the sky
Stan Goff, l’antimperialista
Febbraio 17, 2007 at 3:09 pm | In USA, democrazia, forze armate, guerra | Leave a Comment
Chi si interessa di antimperialismo, politica estera e Forze Armate USA non puo’ non conoscere Stan Goff.
Ma chi e’ costui? Ufficialmente e’ uno scrittore, un’attivista politico (di estrema sinistra) devoto oltre ogni immaginazione alla causa dell’antimperialismo. Oltre a questo, Mr. Goff e’ ben conosciuto nel mondo dell’informazione alternativa e nei movimenti contro la guerra come un feroce critico della politica e (almeno parzialmente) del way of life statunitense.
Tuttavia, la cosa che piu’ sorprende di questo individuo e’ il background militare, o meglio il lungo e tortuoso percorso attraverso i migliori reparti dell’US Army.
Vediamo un po’…
Nasce nel 1951 a San Diego, California.
Nel 1969 ottiene il diploma di scuola superiore.
Si arruola volontario nell’US Army nel gennaio del 1970.
Frequenta l’Airborne School e diventa Paracadutista.
Dal 1970 al 1971 serve come fuciliere in Vietnam nella 173a Brigata Paracadutisti.
Dopo aver contratto la malaria viene rimpatriato e riassegnato alla 82a Divisione Paracadutisti
Si congeda con onore nel Gennaio 1973 con il grado di Sergente.
Si arruola nuovamente nel 1977. Nello stesso anno viene assegnato alla 4a Divisione di Fanteria Meccanizzata di Fort Carson, Colorado con il grado di Soldato di Prima Classe (Private First Class). Nella grande unita’ serve in un reparto di scout della Cavalleria.
Riguadagna le striscie da Sergente nel 1979.
Frequenta la Ranger School, supera il corso e viene assegnato al 2° Battaglione Ranger a Fort Lewis, Washington
Nel 1981 viene promosso a Staff Sergeant e riassegnato al Jungle Operations Training Center (JOTC) a Panama. Per un certo periodo di tempo fa l’istruttore di piccole unita’.
Mentre e’ in servizio al JOTC, fa domanda per entrare nella Delta Force. Supera brillantamente il corso prestando servizio per circa quattro anni come assaltore e sniper. In seno al reparto partecipa ad operazioni classificate a El Salvador e in Guatemala e all’operazione “Urgent Fury” a Grenada (1983).
In qualita’ di ex-istruttore, si occupa dell’addestramento dell’Hostage Rescue Team dell’FBI (creato proprio in quegli anni) e del reparto speciale antiterrorismo Sudcoreano, il 707th Special Forces.
Piccola nota: il suo caposquadra all’epoca era Eric Haney, autore di “Inside Delta Force” (nel libro Goff viene citato come Stan Johnson).
Nel Dicembre del 1986 viene coinvolto in uno scandalo ed espulso per fatti accaduti quando era in servizio ad El Salvador. Secondo alcune voci si sarebbe trombato una guerrigliera del FMLN (!) nel letto dell’ambasciatore americano (!!); Goff tuttavia nega ogni accusa e sostiene che si trattava semplicemente di una faccenda di puttane e marijuana a El Salvador.
Ancora oggi nessuno sa come siano andate veramente le cose. Ma continuamo.
Goff lascia la prestigiosa unita’ con il grado di First Sergeant. Gli viene inoltre sospeso il “security clearance“.
Nell’attesa che si calmino le acque, per un breve periodo di tempo viene accettato quale “Enlisted Instructor” all’Accademia Militare di West Point. Li insegna Scienza Militare, serve come NCOIC al Service Orientation Course, fa l’istruttore al Cadet Basic Training Bayonet Assault Course e infine sviluppa il Ranger Orientation Program per i candidati alla Ranger School.
Nel 1987 lascia il servizio attivo.
Ok direte voi, abbiamo finito.
Neanche per idea, sentite qua.
Lo stesso anno si sposta con la famiglia ad Oak Ridge, Tennessee. Viene assunto come Capitano Istruttore della SWAT al Y-12 Nuclear Weapons Facility, posto sotto l’US Department of Energy: un incarico di certo non secondario in uno dei luoghi piu’ sensibili degli USA. Tempo un anno e mezzo e viene licenziato quando un investigatore del Dipartimento dell’Energia viene a sapere dello scandalo avvenuto in America Centrale.
Senza lavoro e con poche prospettive, si arruola nuovamente nell’Esercito. Questa volta l’US Army lo assegna al 1° Battaglione Ranger, a Savannah, Georgia, reparto in cui svolge le mansioni di Sergente di Plotone dal 1988 al 1989, ma i limiti di eta’ lo trattengono per un periodo limitato.
Gia’, Goff ha 38 anni suonati, eppure non ne vuole sapere di posare le chiappe su una sedia in un ufficio climatizzato.
Nel 1989 ritorna a Fort Bragg ed entra nei Berretti Verdi. Dopo il duro corso iniziale, frequenta lo Special Forces Qualification Course per diventare Sergente Medico e per questo inviato a Fort Sam Houston, Texas.
Grazie ai precedenti trascorsi in America Centrale, viene assegnato al 7th Special Forces Group. Negli anni successivi fa l’istruttore e partecipa a innumerevoli operazioni militari e paramilitari a Panama, Honduras, Venezuela, Colombia e Peru‘.
Conclusa l’esperienza con i Green Berets, l’US Army lo trasferisce al 3° Battaglione Ranger quale medico delle Forze Speciali. Viene inviato in Somalia con la Task Force Ranger. A Mogadiscio prende parte a diversi combattimenti, ma viene rimpatriato (a causa di una violenta disputa con un Capitano dei Rangers) a Fort Benning prima della famigerata battaglia nella capitale somala avvenuta fra il 3 e il 4 ottobre (Bakara firefight).
Poco dopo il rimpatrio viene promosso a Master Sergeant. La sua qualifica passa dunque da Special Forces Medic a Special Forces Operation Sergeant.
Nuovamente riassegnato a Fort Bragg, presta servizio nel 3rd Special Forces Group e inserito all’interno di un nuovo reparto specializzato nella caduta libera, l’A (ODA) 354.
Nel 1994 partecipa all’operazione Restore Democracy ad Haiti.
Nel 1996 si congeda definitivamente dall’Esercito degli Stati Uniti dopo 26 anni di servizio, la maggioranza dei quali spesi nelle Operazioni Speciali.
Curiosita’:
E’ stato il consulente militare per il film “Danni Collaterali” con Arnold Schwarzenegger. Goff sostiene che e’ stato il lavoro piu’ miserabile della sua vita
Per molto tempo e’ stato uno strenuo oppositore del Comunismo e sostenitore della teoria del domino. Furono le operazioni classificate in Centro e Sud America a fargli cambiare idea, nonche’ sponda politica.
Per breve tempo ha militato nel Partito Comunista USA, ma straccio’ la tessera in quanto l’omologazione partitica non faceva per lui.
E’ avido lettore di Marx e un Socialista convinto.
Dal 1996 al 2001 e’ stato direttore organizzativo di Democracy South.
L’esperienza ad Haiti l’ha sconvolto al punto di sposare le cause del popolo di quel paese attraverso il locale National Popular Party.
E’ uno dei sostenitori chiave di Iraq Veterans Against War.
E’ un femminista radicale.
E’ autore di tre libri. L’ultimo, pubblicato nel 2006, e’ intitolato “Sex & War”.
Vive a Raleigh, North Carolina con Sherry Long. Il figliastro di Goff e’ un militare di carriera con alle spalle tre turni in Iraq.
E’ collaboratore dell’Huffington Post
Gli interventi militari francesi dal XX secolo ad oggi
Dicembre 28, 2006 at 2:40 pm | In forze armate, francia, guerra | Leave a Comment 
Breve lista degli interventi militari a cui hanno preso parte le Forze Armate Francesi dal XX secolo ai giorni nostri. (eccoti accontentato Marco
Rivolta dei Boxer – 1899-1901
I Guerra Mondiale – 1914-18
Guerra Franco-Siriana – 1919-21
Guerra Franco-Turca – 1920-21
Occupazione della Ruhr – 1923-25
II Guerra Mondiale – 1940-45
Intervento militare in Siria – Maggio 1945
Guerra d’Indocina – 1945-54
Rivolta del Madagascar – 1947-1948
Guerra di Corea – 1950-53
Guerra d’Indipendenza Tunisina – 1952-55
Guerra d’Indipendenza del Marocco – 1953-56
Scontri alla frontiera Tunisina – 1957-62
Guerra d’Indipendenza Algerina – 1954-62
Crisi di Suez – 1956
Intervento militare in Tunisia (Bizerta Incident) – 1961-63
Intervento militare in Gabon – 1964
Prima Guerra Katanghese – 1977
Seconda Guerra Katanghese – 1978
Intervento militare nella Repubblica Centrafricana – 1979
Intervento in Libano – 1982-84
Insurrezione in Nuova Caledonia – 1984-85
Intervento militare in Gabon – 1990
Guerra del Golfo (operazione Daguet) – 1990-91
Intervento militare in Somalia – 1991-92
Intervento in Djibouti – 1992
Intervento militare in Rwanda (Operation Turquoise) – 1994
Bosnia (Operation Deliberate Force) – 1995
Bosnia (IFOR) – 1995-presente
Intervento militare in Repubblica Centrafricana – Aprile 1996
2° Intervento militare in Repubblica Centrafricana – Maggio 1996
3° Intervento militare in Repubblica Centrafricana – Nov. 96-Gen. 97
Kosovo (Allied Force) – 1999
Kosovo (IFOR) – 1999-presente
Afghanistan (Missione Héraclès) – 2001
Afghanistan (ISAF) – 2002-presente
Intervento militare in Costa d’Avorio – 2003-presente
Intervento militare a Haiti – 2004
Libano – 2006-presente
Air Cavalry Girls
Dicembre 27, 2006 at 5:12 pm | In elicotteri, forze armate, gnocche, guerra | Leave a CommentLunga vita alle Gru Volanti!
Dicembre 13, 2006 at 7:24 am | In elicotteri, forze armate, foto, sikorsky CH-54, us army aviation | 1 Comment
Dall’insanguinato Vietnam, alle pacifiche montagne della Sila, dopo quasi mezzo secolo, sembra esserci ancora posto per questo anacronistico mostro dell’aria.
Qualche cenno storico: la gru in khaki
Sviluppato agli inizi degli anni sessanta dalla Sikorsky quale gru volante per trasporti eccezionali, l’S-64 Skycrane, nell’US Army meglio noto come CH-54 “Tahre” (dal nome di un celebre capo tribu’ indiano, detto anche “the crane”), ebbe un intenso impiego durante la Guerra del Vietnam.

Rappresentazione pittorica di uno dei possibili impieghi militari del CH-54: carrier di “pod” d’assalto. (Sikorsky)
Questo atipico mezzo dall’aspetto bizzarro e sgraziato era infatti l’elemento portante delle compagnie elicotteri pesanti dell’US Army Aviation e in particolare della 1a Divisione di Cavalleria (Aeromobile), la prima unita’ che lo ebbe in consegna.
Con le insegne dell’Esercito USA, il “Tahre” servi’ per quasi tutta la durata del conflitto, svolgendo principalmente compiti di trasporto pesante (artiglierie, caterpillar, mezzi corazzati etc), ospedale volante (dotato di relativo pod sganciabile) e persino di bombardiere. In quest’ultimo ed insolito ruolo, era armato con una enorme bomba da 10 mila libbre, denominata “Daisy Cutter”. L’ordigno, agganciato al baricentro dell’elicottero, aveva lo scopo di creare Landing Zone istantanee nel bel mezzo della giungla.

Non solo, siccome era in grado di sollevare carichi impensabili per qualunque altro elicottero (fino a 12 tonnellate!) si trovo’ perfettamente a suo agio quale carro attrezzi volante per il recupero di aeromobili costretti ad atterraggi di fortuna, ivi inclusi l’elicottero birotore CH-47 ed il caccia F-4 Phantom II.

Un CH-54 alle prese con un Chinook (foto US Army)

La postazione del responsabile di carico, nonche’ manovratore della gru, posta alle spalle dei piloti (pic courtesy of Harry Manning, 478th Aviation Co)
L’US Army ricevette un totale di 105 esemplari (costruiti dra il 1964 e il 1972), suddivisi fra CH-54A e CH-54B, questo ultimo piu’ potente e con superiori capacita’ di trasporto.
Nel 1969 10 CH-54 furono trasferiti in Germania Occidentale con la 295th Avn. Co a supporto della 7a Armata e delle forze dell’US Army in Europa. L’unita’ opero’ con questo modello fino al 1977.
Dopo il ritiro del contingente americano dal Sud Est Asiatico, gli esemplari vennero progressivamente sostituiti dai CH-47, radiati dall’esercito regolare e infine trasferiti alla Riserva e alla Guardia Nazionale, dove rimasero operativi fino ai primi anni novanta. L’ultima unita’ a dare l’addio allo Skycrane fu la D Company, 113rd Aviation della Nevada Army National Guard. Era il 1993.
Lo Skycrane ai giorni nostri
Oggi il principale operatore mondiale dell’S-64 e’ la Erickson Air Crane di Central Point, Oregon, dove e’ conosciuto come Erickson S-64F Aircrane. La intraprendente societa’ acquisto’ dalla Sikorsky i diritti di produzione nel 1992, occupandosi in seguito della revisione, ricostruzione e modifica di tutte le macchine acquisite sino ad allora. Sono oltre 300 le modifiche che differenziano l’Aircrane dallo Skycrane. La Erickson Air Crane ha recentemente inaugurato una filiale europea, la European Air Crane, capeggiata dal fiorentino Gianfranco Blower.
Il secondo vettore, in ordine d’importanza, e’ la Heavy Lift Helicopters, basata ad Apple Valley, in California. Questa societa’ opera nella lotta antincendio e in compiti di trasporto eccezionale per conto terzi.

Uno Skycrane della Heavy Lift mentre aspira acqua nei serbatoi grazie al lungo snorkel
Le “Gru” italiane
Oltre ad Erickson e Heavy Lift, vi sono altri due clienti dotati di macchine proprie (ossia regolarmente acquistate, non in leasing): il Corpo Forestale dello Stato e il Korean Forest Service.
Il CFS ha in servizio ben quattro macchine di questo tipo, ribattezzate dagli italiani con nomi indiani, a ricordo delle origini guerriere. L’esemplare CFS100, nome in codice “Geronimo”, e’ stato il primo ad essere immatricolato in Europa, e l’unico, sempre in Europa, ad essere pilotato da comandanti non americani. Ma non c’e’ da stupirsi, dovete infatti sapere che l’Italia, dopo gli USA, e’ la nazione ad aver accumulato maggiore esperienza di volo, tanto da aver a disposizione 10 piloti abilitati su questo tipo di elicottero: un record considerando la scarsissima diffusione e l’elevata specializzazione.

Un S-64 italiano del CFS in configurazione “pulita” (foto: Archivio Paolo Elli)
Lungo 27 metri, alto 7 e con un rotore esapala dal diametro di 21 metri, l’Aircrane e’ in grado di trasportare circa 10.000 litri di liquidi, contro i circa 1.000 del biturbina AB.412 e i circa 500 del piccolo e agile NH.500 (diretto discendente dell’OH-6 usato in Vietnam). Come se ciò non bastasse il gigante americano è anche dotato di un cannoncino frontale, il “water/foam cannon”, che permette di sparare con precisione il getto estinguente fino a 60 metri di distanza, e di uno snorkel, un tubo estensibile per l’imbarco di acqua dolce o salata, in grado di riempire i serbatoi in soli 45 secondi.

Il sistema antincendio, con lo snorkel in primo piano (foto: Archivio Paolo Elli)
L’equipaggiamento prevede tra le altre sofisticate attrezzature, GPS, radar meteo, radar altimetro e un sistema di “prossimità al suolo” che controlla costantemente l’altezza dalla terra e avvisa i piloti quando l’elicottero scende al di sotto del livello prefissato.

L’ultimo esemplare consegnato al Corpo Forestale e’ il “Nuvola Rossa”, entrato a far parte della flotta lo scorso 1 Agosto.
Da segnalare che anche la Protezione Civile italiana vola con gli S-64, benche’ in Wet-Lease e condotti da piloti americani.

Un esemplare in leasing gestito dalla Protezione Civile. La livrea e’ quella originale arancio-nero-bianco della Erickson (foto: Giacomo Pipoli)
Nel Korean Forest Service l’Aircrane e’ in servizio in due esemplari. La seconda macchina e’ stata consegnata giusto pochi giorni fa completa di equipaggiamento per la lotta antincendio.

La maggioranza delle macchine oggi tenute in condizioni di volo viene pero’ offerta in leasing a societa’, enti, governi che necessitano delle peculiari caratteristiche di questo elicottero.
Una curiosita’: la Erickson per il trasporto e la consegna dei S-64 si serve di un altro gigante dell’aria: il cargo quadrimotore russo Antonov AN-124, a tutt’oggi unico aereo (disponibile nel mercato civile) in grado di alloggiare internamente lo Skycrane.


Altri impieghi
Altri ruoli includono il trasporto di materiali per conto di societa’ di costruzione, di telecomunicazioni, elettriche e nell’industria del legname.
————————————————————————–
Links
Sito ufficiale della Erickson Air Crane
Sito ufficiale dell’associazione piloti del CH-54
Alcune cose non cambiano mai…
Settembre 19, 2006 at 5:01 pm | In forze armate, guerra | Leave a CommentAd esempio i carri impiegati nei colpi di stato.
Mentre sto scrivendo, in Thai-fucking-Land si sta, appunto, consumando un colpo di stato, orchestrato dall’ex-generale Sonthi Boonyaratglin e da militari a lui fedeli. Bene dico io, fate il vostro colpo gobbo del cazzo, ma almeno esibite qualcosa di meglio che relitti degli anni cinquanta.
Il protagonista cingolato di questa tragica pagina di cronaca e’ infatti ancora una volta l’M41 Walker Bulldog, un carro leggero prodotto dalla Cadillac (…) ed entrato in servizio nell’Esercito USA quando alla Casa Bianca governava un certo Ike.
Negli anni sessanta era anche noto come l’Urna di Big Minh, in quanto si palesava nelle strade della capitale sudvietnamita in concomitanza delle elezioni.
Ecco un paio di scatti di repertorio:

Colpo di stato a Saigon, Repubblica del Vietnam, 1963

Colpo di stato a Bangkok, Thailandia, 2006
Qualche dato tecnico:
Armamento:
1 cannone da 76mm
1 mitragliatrice media da 7.62mm Browning M1919
1 mitragliatrice pesante da 12.7mm Browning M2HB
Propulsore: Continental AOS 895-3, 6cyl a benzina, raffreddato ad aria da 500 hp
Velocita’: Oltre 70 Kmh
Autonomia: 200 km
Equipaggio : 4
Peso: 26 tons
Detto cio’, ho sempre adorato questo piccolo AFV! Non so esattamente il perche’, ma lo trovo cool…
Carne Latinoamericana da cannone?
Agosto 22, 2006 at 12:21 pm | In forze armate, guerra, statistiche | Leave a Comment

Ieri il Vietnam, oggi l’Iraq. La questione dei caduti appartenenti alle minoranze razziali e’ tuttora piena di miti e leggende, che naturalmente sono duri a morire.
Quando infuriava la guerra in Asia Sudorientale, fra gli anni sessanta e settanta, la propaganda pacifista/antimperialista talvolta descriveva l’intervento americano come “una guerra di bianchi, combattuta da negri”.
Fra Black Panthers e slogan piu’ o meno riusciti (“Nessun Vietcong mi ha mai chiamato sporco negro”), si sparse la voce che fra le truppe che servivano e dunque morivano in quel paese, vi fosse un’altissima e percentuale di soldati afroamericani. I numeri, quasi mai supportati da fonti, variavano notevolmente, da comizio a comizio, da volantino a volantino.
Terminate le ostilita’, i vari enti governativi iniziarono a diffondere i dati definitivi dei caduti in base all’etnia e, sopresa delle sorprese, erano molto distanti da quanto veniva sbandierato negli anni precedenti.
Vediamo un po’.
Secondo il Combat Area Casualty File del Center of Electronic Record di Washington D.C., in Vietnam le truppe di colore rappresentavano appena il 10,6%, contro l’88,4% degli appartenenti alla razza bianca, allora definita caucasica. Tale cifra rispecchia abbastanza fedelmente la percentuale totale delle forze armate USA in quel decennio. In quanto ai caduti, notiamo che i dati non sono tanto dissimili: 86% di caucasici e 12,5% di afroamericani. Questo 1,9% in piu’ rispetto alla media e’ dovuto al fatto che all’interno delle unita’ combattenti serviva un numero maggiore di “blue boys”, specie fra gli incarichi meglio remunerati, come i paracadutisti, i cui uomini godevano di un’indennita’ extra (che faceva comodo a chi non navigava nell’oro).
Riguardo all’Iraq, c’e’ poco da dire, ormai i media ce la menano continuamente con la leggenda dei latinoamericani al macello che crepano come mosche.. Cazzate? Ovviamente. Date un’occhiata a questa tabella tratta da http://icasualties.org/oif/ (aggiornata ad oggi, Martedi’ 22 Agosto 2006):

E’ vero che i Latinos sono, dopo i WASP, quelli che ci lasciano le penne piu’ frequentamente, ma:
1) Il divario fra i primi e i secondi rimane comunque ENORME (11,21% contro 73,7%)
2) Oggi gli ispanici sono in netto aumento negli USA, tanto da aver ormai superato gli afroamericani per numero
Stando ai dati del 2001 (i piu’ recenti che ho trovato) le Forze Armate USA sono per l’11,3% composte da ispanici. Vedere tabella sotto:

Qual’era la percentuale dei caduti ispanici? 11,21%, no? Beh, mi pare non ci sia altro da aggiungere!
Altro mito che accompagna la propaganda oggi e’ relativo al fatto che chi si arruola lo fa per ottenere la “Green Card”. Mettetevelo bene in testa, per arruolarsi e’ *necessario possedere *almeno* la green card*, senno’ ciccia. Cito da un documento dell’Immigrazione USA:
*Certain non-citizens can enlist in the United States Armed Forces. To be eligible to enlist, a non-citizen must:
(1) Entered the United States on a permanent residence visa or has an Alien Registration Receipt Card (INS Form 1-551/I-551 greencard or stamped I-94), and
(2) Established a bona fide residence, and
(3) Established a home of record in the United States.
(4) The visa and/or “greencard” must have sufficient time remaining on it (expiration date) to be valid during the entire term on enlistment. While non-citizens may enlist in the U.S. Military, they are not allowed to reenlist (stay in beyond their first term of service), unless they first become U.S. Citizens. However, after serving for three years, any additional residency requirement for citizenship eligibility can be waived.
I should note here that the United States Military cannot and will not assist in the immigration process. In order to join the U.S. Military, one must legally immigrate first, and then apply to join the military.*
–
Quindi non solo e’ necessaria la Carta Verde, ma bisogna essere anche registrati come residenti, con tanto di casetta.
War is a Racket – Smeldey Butler, the maverick marine
Agosto 10, 2006 at 6:30 pm | In egay, forze armate, personaggi | 2 CommentsTags: guerra, imperialismo, marine corps, racket, smedley butler, usmc, war, war is racket, wars

I spent 33 years and four months in active military service and during that period I spent most of my time as a high class muscle man for Big Business, for Wall Street and the bankers. In short, I was a racketeer, a gangster for capitalism. I helped make Mexico and especially Tampico safe for American oil interests in 1914. I helped make Haiti and Cuba a decent place for the National City Bank boys to collect revenues in. I helped in the raping of half a dozen Central American republics for the benefit of Wall Street. I helped purify Nicaragua for the International Banking House of Brown Brothers in 1902–1912. I brought light to the Dominican Republic for the American sugar interests in 1916. I helped make Honduras right for the American fruit companies in 1903. In China in 1927 I helped see to it that Standard Oil went on its way unmolested.
- Major General Smedley Butler. US Marine Corps. Two Congressional Medal of Honor (1881-1940)
Figura assai controversa questo Butler. Per il sottoscritto, interessato al ruolo degli eserciti nei conflitti limitati, rimane – sotto certi aspetti – ancora un incognita, una vera e propria contraddizione ambulante. Eppure mi ha sempre affascinato, per una ragione o per un’altra. Risulta altresì arduo definire quest’uomo, un incrocio fra un quacchero (quindi con un background fondamentalmente pacifista) e un cavaliere crociato, che aveva fatto dello spirito del Corpo dei Marines una religione di vita.
Arruolatosi a 16 anni (mentendo al reclutatore), durante i suoi oltre 33 anni di carriera ricevette numerose decorazioni, fra cui ben due Medaglie d’Onore del Congresso (la piu’ alta decorazione americana), una a Vera Cruz, nel 1915, l’altra ad Haiti l’anno successivo. Quando si congedo’ era il Marine piu’ decorato della storia del Corpo, mentre Teddy Roosvelt in un’occasione lo defini’, e non a torto, “The finest fighting man in America.”

Verso la fine della carriera inizio’ a diventare un oppositore della politica estera armata e nel 1935, quattro anni dopo il suo congedo, pubblico’ “War is a Racket“, uno dei primissimi testi ferocemente critici verso il complesso militare-industriale americano. In quel libercolo (che consiglio a tutti di leggere) Butler racconta dei vergognosi sperperi avvenuti prima e durante la 1a Guerra Mondiale. Chi ci ha guadagnato e chi ha pagato e non solo con la “vile pecunia”. L’esperienza militare quale braccio armato degli interessi statunitensi lo trasformo’ profondamente.
Divenuto un acceso anti-imperialista (definiva i paesi europei come “una massa di avidi cani pazzi”), s’impegno’ tenacemente a divulgare il suo pensiero, tenendo conferenze per tutta l’America, non importa per chi, a lui non interessava l’ideologia, desiderava solo aprire gli occhi alla sua gente, raccontando quello che aveva visto nel corso della sua lunga carriera. E cosi’, non troppo sorprendentemente, fini’ anche per tenere comizi per il Partito Comunista USA, i cui esponenti furono ben felici di accogliere un personaggio stimato ed influente come Butler.
Certo, i giorni della caccia alle streghe di McCarthy erano ancora lontani, nondimeno bisognava essere dotati di una certa dose di coraggio per esporsi in quel modo. Fatto sta che questo accanito attivismo, unito alle sue idee non ortodosse, gli costarono l’avanzamento a Comandante del Corpo dei Marines.
Secondo Smedley Butler le Forze Armate dovevano essere impiegate esclusivamente per la difesa del patrio suolo, limitandone l’impiego fuori dai confini mediante un apposito emendamento costituzionale.
Anche al di fuori della sfera militare, si distinse comunque per la sua onesta’ e senso di giustizia. Nel 1924 venne nominato temporaneamente Director of Public Safety di Philadelphia. Durante il suo mandato – durato circa un anno – tento’ di ripulire Philly dalla corruzione, facendo arrestare un gran numero di poliziotti corrotti, estorsori, biscazzieri e contrabbandieri.
Terminata la carriera militare, nel 1932 fu avvicinato da rappresentati della Morgan Bank, che si offrirono di finanziarlo per stabilire una sorta di dittatura negli Stati Uniti avente lo scopo di rimpiazzare l’allora Governo Roosvelt. Lui si rifiuto’, spiattellando tutto alla stampa. Una successiva indagine da parte del Congresso (vedi comitato McCormack-Dickstein) non ebbe comunque seguito.
Mori’ di cancro al Naval Hospital di Philadelphia, PA, il 21 Giugno 1940. Poco meno di un anno prima, il 31 Agosto 1939 disse: “Not a single drop of American blood should ever again be spilled on foreign soil.“
A lui vennero dedicati il Cacciatorpediniere USS Butler (DD636) e Camp Butler, il compound dei Marines ad Okinawa, in Giappone. Anche una brigata dei Veterans for Peace di Boston porta il suo nome. Dopo la sua morte nessun’altro militare statunitense ricevette due o piu’ Congressional Medal of Honor.
Links:
http://www.rationalrevolution.net/war/major_general_smedley_butler_usm.htm
http://www.scuttlebuttsmallchow.com/racket.html
Il nuovo sponsor volante
Luglio 23, 2006 at 5:35 pm | In aviazione, elicotteri, forze armate | Leave a CommentRecentemente la US Army Aviation Heritage Foundation ha riportato in condizioni di volo un Bell AH-1F Cobra per conto della pattuglia Sky Soldiers, l’unica al mondo che effettua dimostrazioni di combattimento con elicotteri (ma non solo, vi sono tre programmi, World War II, Korean War e Vietnam War, piu’ lanci di paracadutisti, simulazioni di assalto aereo ecc ecc)
Comunque sia, il velivolo, dopo essere stato ridipinto ad Ozark con un elegante schema di rappresentanza, e’ stato esposto all’AAAA (Army Aviation Association of America) Convention a Nashville, Tennessee. Attualmente si trova a Blackwell FIeld,, ad Ozark, Alabama.
Qui il poster

Qui un breve filmato
BREAKING NEWS: Vola il l’YRH-70, le prime foto in esclusiva!
Luglio 23, 2006 at 3:37 pm | In aviazione, elicotteri, forze armate | Leave a CommentYeaaaaaaaahhh.
Le prime immagini del prototipo del nuovo elicottero da ricognizione armata, il Bell YRH-70, che il 20 luglio scorso ha completato i primi due test di volo (per un totale di 1 ora e mezza circa). La configurazione finale sara’ un po’ differente, ma “l’involucro” e’ quello che vedete. La torretta posizionata sotto il musetto e’ la Brite Star II, una versione migliorata dell’originale BS presente sugli UH-1 Yankee dell’USMC (www.flir.com).
Ne vedremo delle belle, sopratutto quando sara’ implementato il CAAS (Common Avionics Architecture System), il piu’ avanzato sistema di comunicazione e navigazione oggi disponibile, nato per gli elicotteri del 160° reggimento per operazioni speciali (MH47, MH60 e MH6).
http://www.rockwellcollins.com/content/pdf/pdf_7503.pdf
L’Army prevede di acquisirne 368 esemplari.
Le foto sono state scattate l’altro ieri all’US Army Aviation Center di Fort Rucker, Alabama.
Ringrazio il Chief Warrant di 4a Savell (il ragazzone ritratto di fronte al Bell nella prima foto… a reeeeally good guy
del Directorate of Training and Doctrine Training Division, e i suoi superiori per aver concesso il rilascio delle foto. Il Chief Warrant in questione si occupa anche del programma LUH, recentemente vinto dalla Eurocopter.
A proposito di LUH, il neovincitore e’ stato ufficialmente designato UH-72A. Entro novembre dovrebbero consegnare il primo esemplare di serie. Ancora nessuna novita’ sul nickname…
Qui un recente video sull’UH-72:
http://www.uh-145.com/news/b_roll.mpg
E qua si rosica:
http://www.eastvalleytribune.com/index.php?sty=69845
Altra news
Eurocopter e Bell in finale.
L’India tempo fa ha manifestato la necessita’ di sostituire l’intera flotta di decrepiti Alouette II e III, in loco noti come Chetaks e Cheetahs. Dopo una lunga battaglia, all’ultimo round sono giunti il Fennec AS550 (derivato dal francese Ecureil) e il Bell 407 (base dell’YRH-70 Ndr). Il vincitore si aggiudichera’ un contrattone da 500/600 milioni di dollari. Il requisito e’ pari a 197 macchine.
Ariete in Iraq
Maggio 2, 2006 at 4:14 pm | In forze armate, guerra | Leave a CommentTags: ariete, carri armati, foto, iraq, photos, tank, tanks
La crisi dell’Esercito Popolare Nordkoreano
Aprile 29, 2006 at 2:02 pm | In forze armate, nord korea | Leave a Comment

L’esercito nordcoreano “sembra in crisi: l’equipaggiamento ed il morale dei soldati vanno peggiorando di anno in anno”. Lo ha detto il 24 aprile Yoon Kwang-ung, ministro sudocoreano della Difesa, in occasione della pubblicazione della foto commemorativa del 74° anniversario della fondazione dell’Esercito popolare nordcoreano. Nel ritratto – molto raro – si vedono dei soldati che corrono lungo il confine che divide la penisola, nella provincia orientale di Kangwon.
Il militare ha poi aggiunto: “Pyongyang appare in lotta con se stessa per riuscire a mantenere il suo vasto esercito. Il mio giudizio è basato anche su un colloquio avuto con la mia controparte cinese, Cao
Gangchuan, che ha visitato Seoul la scorsa settimana dopo un viaggio a Pyongyang”. “Le cause possono essere molte – spiega – tra cui l’aumento del prezzo del petrolio che rende sempre più difficile tenere in piedi strutture come quelle militari, che vivono di energia”.
L’impressione del ministro è confermata anche da un’altra fonte militare a Seoul, che dice: “Kim Jong-il ha sempre meno appoggi nel Paese. Prima, quando era al potere il padre, le Forze armate mangiavano, si vestivano e avevano case dignitose. In questo modo, si era formata una élite militare fedele al regime che con pugno di ferro bloccava ogni tentativo di rivolta popolare”. “Ora – continua – in parte per gli sprechi e in parte per il malgoverno del figlio, neanche loro riescono a vivere in maniera decente e si chiedono sempre più spesso se valga la pena continuare a opprimere il loro stesso popolo”. “Continuando di questo passo – conclude – Kim ha due prospettive davanti: una rivolta armata per mano dei generali o la morte fisica dei suoi soldati per fame”.
Fonte: Asia News
Postcard from Somalia
Aprile 21, 2006 at 8:56 am | In forze armate, foto | Leave a Comment

Para’ della Folgore tiene in braccio un bambino somalo. La Folgore e’ stata la prima unita’ a giungere in terra somala, e l’ultima ad abbandonarla. Clicca per ingrandire.
“...ecco la mia prima visita in uno degli orfanotrofi di Mogadiscio, la capitale somala completamente rasa al suolo da tre anni di guerra civile. La sera precedente, la tribu’ del 1500 (!) orfani era cresciuta di una nuova unita’: un fagottino nero di pochi mesi salvato dai rifiuti della strada da un capitano del Battaglione Paracadutisti Incursori “Col Moschin”. Come e’ noto si tratta di un reparto di elite del nostro Esercito, gente che “il grilletto” lo sa davvero premere. Qualcuno sostiene che siano i migliori reparti speciali del mondo. Chissa’ cosa mai passava per la testa a quel capitano che, invece che “menare le mani”, perdeva il suo tempo a salvare trovatelli...” – Pino Agnetti**
Dedicato a tutti coloro che hanno servito con Onore durante le missioni Ibis & Ibis II in Somalia, 1992-1994.
** Giornalista, regista, autore, gia’ consulente dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati
L’elenco delle basi USA in Italia
Aprile 18, 2006 at 10:43 am | In forze armate, politica | 23 Comments

************************************************************************************************************
EDIT, 14 AGOSTO 2009
Lista aggiornata (grazie Pappy e Giulio)
EDIT, 26 FEBBRAIO 2008:
LA RISPOSTA AL SIGNOR ALBERTO B. MARIANTONI – COMPRENSIVA DI CORREZIONI E AGGIORNAMENTI – LA TROVATE QUI
************************************************************************************************************
Leroy Esposito fa le pentole, ma non i coperchi! Murdoch, salvaci tu!
Well guys, da qualche anno circola in rete una lista in cui vengono elencate le basi militari americane presenti all’interno del suolo italiano. Secondo A.B. Mariantoni, autore della suddetta lista, ve ne sarebbero ben 107! Si CENTOSETTE avete letto bene.
Naturalmente i propagandisti non si sono minimamente presi la briga di verificare le fonti, altrimenti avrebbero scoperto che tale elenco, e’ pieno di zeppo di errori, omissis e falsita’ assortite, alcune davvero esilaranti. Ma l’importante e’ disinformare in nome di questo e quello. Fuck. Quando scrivi che l’aeroporto di Udine-Rivolto, sede del 313° Gruppo Addestramento Acrobatico, meglio noto come Frecce Tricolori, e’ una base USA, beh, hai solo da nasconderti.
Uno dei tanti siti che ospitano la famigerata lista e’ Kalebekler.com, che afferma di aver preso le informazioni da Iraqlibero.at:
http://www.kelebekler.com/occ/busa.htm
“Il meticoloso lavoro di ricerca è di A.B. Mariantoni...”, divertente, se non altro perche’ questo lavoro, di meticoloso, ha davvero ben poco, anzi, dimostra solo l’ignoranza e il pressapochismo dell’autore. Il signorino di cui sopra non sembra essere in grado di distinguere fra “basi militari” e “antenne“, fra “base italiana” e “base americana”, fra “USA” e “NATO“. Oltre a cio’, include nella lista persino installazioni disattivate. Ma si, perche’ non mettere nella lista pure le garconierre dei soldati americani di colore (uh-uh, ho l’impressione di aver messo la pulce nell’orecchio a qualcuno
L’altra settimana ho fatto una veloce ricerca per verificare i dati del Sig. Mariantoni. Queste sono alcune fra le inesattezze (leggi stronzate) da me scoperte
Rivolto (UD): Nessuna base USA, Rivolto fa parte dell’Aeronautica Italiana. Sede fra l’altro delle Frecce Tricolori
Istrana (TV): Base dell’Aeronautica Italiana intitolata a “Vittorio Bragadin”
Maniago (UD): base aerea e poligono italiano
Monte Urpino [CA]: Depositi munizioni Usa e Nato. – Era la sede del 68° deposito carburanti, controllato dall’Aeronautica Militare Italiana. Già da tempo negli elenchi dei beni militari immediatamente dismissibili. Quindi da considerare ormai chiuso.
Torre Grande di Oristano: Base radar Nsa – Torre spagnola risalente a qualche secolo fà (spero di non sbagliare) in uso alla Marina Militare Italiana per il servizio fari. Da tempo negli elenchi dei beni dismessi dalla Marina è oggi sede di un museo. Al demanio resterà solo la gestione del faro posto sulla sommità della torre.
Sinis di Cabras (OR): Centro elaborazioni dati [Nsa] – Faro di capo San Marco. Attualmente in uso alla Marina Militare Italiana per il servizio fari.
Monte Arci (OR): Stazione di telecomunicazioni Usa con copertura Nato.– Era una postazione probabilmente asservita al sistema ACMI della base di Decimomannu vista la sua vicinanza con il poligono di Capo Frasca. Quindi italiana e comunque in cattivo stato di conservazione. Probabilmente in disuso.
Trieste: Non esiste nessuna base navale USA
Capo Frasca (OR): Eliporto ed impianto radar Usa. – E’ un poligono per operazioni aria-terra dipendente da Decimomannu, quindi italiano e controllato da un distacamento dell’Aeronautica Militare Italiana
Lunghezzano (VR): non e’ una base americana, ma una stazione F14. Smantellata nel 1998.
Erbazzo (VR): non e’ una base americana, ma una stazione radio HF JCOC della NATO
Monte Venda (PD): Non e’ una base, ma un ripetitore automatico.
Venezia: Non esiste alcuna base navale USA. Dico ma le controllate le fonti?
Sant’Anna di Alfaedo: non e una base usa, ma una stazione radio JCOC NATO.
Concordia Sagittaria (VE): non e’ una base USA, ma un radar NATO (sistema NADGE – 13° Gruppo Radar)
Crotone: non e’ una base USA, ma un radar NATO (Nota: l’installazione radar si trova a Isola Capo Rizzuto, non Crotone)
Decimomannu (CA): aeroporto dell’Aeronautica Italiana intitolato a “Giovanni Farina”
Elmas (CA): aeroporto civile italiano aperto al traffico militare
Ghedi (BS): Aeroporto militare dell’Aeronautica Italiana intitolato a “Ten. Luigi Olivari”
Gioia del Colle (BA): Aeroporto militare dell’Aeronautica Italiana intitolato a “Antonio Ramirez”
Grazzanise (CE): Aeroporto militare dell’Aeronautica Italiana intitolato a “Carlo Romagnoli”
Grottaglie (Ta): Stazione Aeromobili Marina Militare Italiana intitolato a “M.Arlotta”
Lago di Patria (CE): nessuna base USA
Lampedusa: una stazione LORAN della guardia costiera USA
Ciampino: Aeroporto militare dell’Aeronautica Italiana intitolato a “Giovanni Battista Pastine”
Licola (NA): nessuna base USA, bensi’ una stazione radar NATO (NADGE)
S. Bernardo (UD): deposito munizioni US Army – il lettore Pappy mi scrive: “Nell’ elenco figura la caserma ex carristi di S. Bernardo, vicino a Udine. Abito a circa un di Km di distanza, ho amici che hanno fatto il militare di leva lì, e posso confermare che la caserma è chiusa almeno dal 1992 ( ora è stata passata al comune , mi sembra ) e comunque mai visto transitare da là alcun mezzo statunitense e mai visti americani all’ interno della struttura. Perciò ennesima cazzata dell’ elenco. Ci sono stato a lavorare proprio di fronte ieri e ora mi dicono “gli indigeni del luogo” che è stata affittata come deposito di una segheria… ..vedete voi se val la pena lasciarla in elenco…“
Taranto: non esiste alcuna base navale USA
Brindisi: non esiste alcuna base navale USA
Cameri (NO): non esiste nessuna base USA. Aeroporto Militare Italiano intitolato a “Natale e Silvio Palli”. Non ospita piu’ reparti di volo, ma un centro manutenzione per i Tornado IDS
Montichiari (BS): non esiste nessuna base aerea USA, solo un aeroporto civile, il “Gabriele d’Annunzio”
Monte San Damiano (PC): non esiste nessuna base dell’aeronautica USA
Parma: nessun deposito USAF (che significa copertura NATO??!!)
Bologna: nessuna base USA. Cosa c’entrano le stazioni di telecomunicazioni del dipartimento di stato?
Rimini: nessun gruppo logistico e nessun centro di telecomunicazioni USA. Miramare ospita gli elicotteri del 7° Reggimento Aviazione dell’Esercito “Vega” (EI)
Pisa: cosa c’entra? Pisa-San Giusto e’ un aeroporto militare italiano, intitolato ad “Arturo dell’Oro”. Ospita la 46a Brigata Aerea dell’AMI
Talamone (GR): nessuna base US Navy. Saltuaria non significa niente, o e’ americana o e’ italiana, punto.
Salto di Quirra (CA): questo poligono e’ gestito dal Ministero della Difesa Italiano
Capo San Lorenzo (CA): zona di addestramento per la Sesta flotta Usa? E cosa c’entra con le basi militari??!
Monte Romano (Roma): questo non c’entra niente con gli USA, e’ un poligono gestito dall’Esercito Italiano! Sicuramente parecchi najoni lo ricorderanno…
Napoli Capodichino: Aeroporto Militare aperto al traffico civile autorizzato. Aeroporto internazionale (già Aeroporto Militare del Campo di Marte), Il fatto che ospiti un reparto della US Navy non la fa diventare base USA.
Nisida (NA): base US Army? Quale reparto?
Agnano (NA): idem come sopra
Comiso (RG): Smantellata? E allora perche’ la contate?
Augusta (SR): non esiste nessuna base navale dell’US Navy
Trapani: questo e’ un aeroporto militare italiano, intitolato al “Senatore Vittorio Florio”
Candelo-Masazza (VC): non mi risulta nessuna base USA
Remondò (PV): base USA? Da quando? E’ un Centro Radar dell’Aeronautica MIlitare Italiana
Sorico (CO): le antenne della Swisscom sarebbero basi militari?
San Bartolomeo (SP): non mi risulta nessuna base navale USA. Vi e’ il centro ricerche sottomarine SACLANT (PS: San Bartolomeo e’ il Viale in cui e’ sita l’installazione, non la localita’, che e’ La Spezia)
Monte Limbara (SS): non esiste nessuna base missilistica USA
Gimme a break, mi spiegate cosa diavolo avrebbe di meticoloso il lavoro di A.B. Mariantoni? Nothing!
Intanto vi consiglio di dare un’occhiata a questa videocarta preparate dall’autorevole rivista Limes
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.

























