Archivio per dicembre 13, 2008

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Wassup in Detroit? Punto su veicoli militari e crisi GM

Ultimamente ho ricevuto un numero considerevole di email che vertevano sulla grave crisi in cui versa l’industria automobilistica statunitense. In sintesi, i lettori mi chiedono quali potrebbero essere le ripercussioni nel settore militare nel caso che tutta “la baracca” dovesse crollare. Mi domandano inoltre l’effettivo peso che la suddetta industria ha nella produzione dei veicoli per le forze armate.

Recentemente l’ex-generale Wesley Clark ha firmato sul quotidiano New York Times un articolo che sembrava suggerire l’esistenza di legami particolari fra lo stato dell’industria automobilistica nazionale e la motorizzazione delle forze armate USA. Personalmente non ho mai avuto una particolare stima per questo ufficiale, ma questa e’ solo una mia opinione. Il punto e’ invece un altro. Secondo Clark, infatti, in assenza di una solida industria automobilistica civile, non si sarebbero mai potuti intraprendere programmi d’emergenza come il tanto discusso MRAP (Mine-Resistent-Ambush-Protected), responsabile di aver salvato molte vite umane in Iraq e Afghanistan,

Sulla medesima lunghezza d’onda sembrano anche essere molti dei dirigenti dell’automotive a stelle e strisce.

Insomma, ormai le case automobilistiche statunitensi sono alla canna del gas, e usano ogni espediente nel disperato tentativo di ottenere fondi e restare dunque a galla (per quanto tempo pero’ non ci e’ dato saperlo), ivi inclusa la balla della sicurezza nazionale.

Ma c’e’ di piu': quello che Clark e soci non sanno (o meglio, non vogliono farci sapere), e’ che le “Big Three” (ossia GM, Chrysler e Ford) sono decenni che non svolgono piu’ un ruolo strategico e centrale nella fornitura di veicoli militari (come nel settore ricerca e sviluppo del resto).

In tema di “Big Three”, l’ultimo 4×4 progettato per compiti militari e adottato dalle FFAA USA e’ stato il Ford M151 MUTT (Military Utility Tactical Truck), un veicolo concepito negli anni cinquanta e rimasto in produzione fino al 1982.

m151a2

L’ultimo approvigionamento di una certa rilevanza risale invece al periodo 1984-86, quando la General Motors consegno’ alle quattro forze armate diverse migliaia di veicoli della famiglia CUCV (Commercial Utility Cargo Vehicle), ossia furgoni e pickup a trazione integrale di derivazione civile (GM K30903, Chevrolet Blazer) da destinare a ruoli non combat. Per “non combat” s’intendono tutti quei compiti che non sono di prima linea. Sostanzialmente i CUCV non erano altro che mezzi da retrovia, per trasportare uomini e materiali all’interno di installazioni militari.

cucv

Da allora il nulla, o quasi. D’altro canto e’ da tempo ormai che il settore dei veicoli ruotati militari e’ diventato talmente specializzato che risulta praticamente separato dal ramo commerciale.

La situazione attuale dunque qual’e’? Vediamo di fare un po’ di chiarezza.

Partiamo dal fuoristrada tuttofare per eccellenza: l’Humvee. Questo mezzo viene prodotto sin dai primi anni ottanta dalla AM General, un’azienda basata a South Bend (Indiana).

L’AM General, come alcuni sanno, e’ specializzata nella progettazione e costruzione di veicoli militari, che da sempre rappresentano il “core business” della societa’, nonostante nella sede principale vi sia anche una linea di assemblaggio dedicata alla produzione civile per conto della General Motors (che oltre a detenere i diritti commerciali del marchio “Hummer”, ha inaugurato a inaugurato due stabilimenti, rispettivamente a Port Elizabeth, Sud Africa, e Kaliningrad, Russia, entrambi destinati ai modelli civili H3 e H2)

hummer_2003-humvee-military-vehicle-002_2

A dispetto, dunque, di chi si ostina ad affermare il contrario, l’eventuale cessione del marchio Hummer non andrebbe ad intaccare l’efficienza produttiva della AM General.

Torniamo ora ai veicoli protetti MRAP, tanto cari al Generale Clark. Recentemente la produzione di questi mezzi ha superato la ragguardevole quota di 10.000 esemplari. Ma da chi sono costruiti?

Le principali ditte coinvolte nella produzione sono due.

La prima e’ la Force Protection Inc., una societa’ fondata nel 1996 a Landson, South Carolina.

La Force Protection, che si occupa esclusivamente di veicoli protetti, realizza per le FFAA USA essenzialmente due mezzi: il Cougar (nelle versioni 4×4 e 6×6) e il veicolo EOD Buffalo. E’ una ditta che attualmente gode di ottima salute, e non solo sotto il profilo economico, ma anche dal punto di vista dell’immagine.

cougsr

buffalo

La seconda invece e’ la Navistar di Warrenville, Illinois, un marchio che affonda le radici addirittura nei primi anni del XX secolo. Cosa fabbrica la Navistar? Autobus, autocarri, mezzi da lavoro… e il MaxxPro, uno dei veicoli MRAP, commercializzato con il marchio International. Da segnalare che nella costruzione e’ coinvolta anche la Plasan USA, sussidiaria della Plasan, una firma privata israeliana che da un paio di decenni opera nel campo delle protezioni balistiche per veicoli.

maxxpro

Per i restanti mezzi ruotati da trasporto la situazione e’ la medesima, a partire dalla famiglia di autocarri medi FMTV (Family of Medium Tactical Vehicles), a ragione definita la colonna portante della logistica su gomma dell’US Army.

La produzione degli FMTV e’ affidata alla BAE Systems Mobility & Protection Systems (M&PS), basata a Sealy, Texas.

fmtv

Ultimo importante fornitore di autocarri e trattori e’ la Oshkosh Corporation, di Oshkosh, Wisconsin. Per il mercato militare la Oshkosh realizza, fra gli altri,i i veicoli HET (Heavy Equipment Transporter) e HEMTT (Heavy Expanded Mobility Tactical Truck) e, oltre ad un buon numero di varianti specializzate, basate su quest’ultimo veicolo.

hemtt

het

Oltre all’attivita’ per conto dei militari, la Oshkosh e’ fortemente impegnata nel settore dei veicoli commerciali e antincendio (possiede anche una societa’ italiana, la Brescia Antincendi International S.r.l.).

IL PROGRAMMA JLTV

Il Joint Light Tactical Vehicle e’ attualmente il principale programma per quanto concerne il futuro della motorizzazione militare statunitense. Non mi dilunghero’ sulle specifiche (Google e’ vostro amico) ma anche in questo caso la partecipazione dell’industria automobilistica nazionale e’ quasi insignificante.

Ai prossimi aggiornamenti.


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