Through the United States of Music

Ottobre 25, 2007 at 10:14 pm | In USA, musica | No Comments

Di Mirco Merlo. Postato su free.it.viaggi.usa il 22 ottobre 2007

Salve a tutti,
eccomi tornato dal giro blues attraverso gli States. Come già postato prima della nostra partenza il trip, iniziato da NYC, ha toccato le città di Lancaster (PA) , Washington, New Orleans, Jackson (MS), Memphis, Nashville, St. Louis, Chicago per terminare a NYC.

E’ stata un’esperienza grandiosa. 23 giorni on the road in tre amici (48-48-55 anni) ad ascoltare blues, country, bluegrass e zydeco a tutte le ore.

Abbiamo percorso 9000 km quasi tutti in “provincia” attraversando paesini da film ed incontrando gente meravigliosa.

Da buon turista non ho resistito al richiamo degli Amish. Che gente semplice! Ne abbiamo conosciuti alcuni ed è da chiedere se veramente non stiamo noi sbagliando qualcosa. La loro semplicità ed innocenza è disarmante.

Washington è stata la nostra meta per approfondire, alla Libreria del Congresso, alcuni aspetti della musica blues con libri rari e documentazione conservata solo presso questa enorme libreria. Ma non abbiamo mancato di visitare l’aspetto storico della città.

Per raggiungere New Orleans abbiamo attraversato parte degli Appalachi (in Virginia) dove abbiamo “scovato” musica bluegrass ed abbiamo conosciuto l’ultima erede della famosa “Carter Family”. Tale era la sua emozione (vi lascio immaginare la nostra) che siamo stati ospitati a pranzo per gustare il nostro primo BBQ. Favoloso!

A New Orleans ci siamo “rilassati” in Bourbon Street ed abbiamo tralasciato il Dixie per la musica Zydeco Abbiamo visto che ci sono molte zone ancora abbandonate dopo Katrina (interi quartieri spettrali).

Poco lontano c’è Lafayette dove, dopo aver gustato del buon alligatore, siamo stati ospiti di un set per le riprese di un DVD che riuniva tutti i migliori talenti cajun e zydeco della Louisiana. Un colpaccio ! Sette ore di musica ad altissimi livelli

La zona che abbiamo approfondito maggiormente è stata quella del Delta del Mississippi essendo la terra del Blues.

Dappertutto abbiamo trovato gente meravigliosa, disponibile all’inverosimile. In alcuni Juke joint eravamo le “guest star” ed i musicisti ci venivano a salutare e conoscere. Incredibile! Erano tutti esterrefatti del nostro progetto. Tutti pronti ad aiutarci e a offrirci da mangiare e bere.

Il Mississippi, a parte il caldo soffocante, ci è piaciuto molto. Distese enormi di cotone, paesini da far west , buon blues e… buon cibo. A parte qualche salsa di troppo, il BBQ della zona è speciale. Anche il cat fish, sebbene pesantino, è ottimo.

E poi l’emozione di vedere i fast food con i sedili davanti al bancone. Li ho sempre visti al cine e così non mi sono fatto mancare una bistecca con torta di limone (mi sentivo Clint Eastwood) e tazzona di caffè (grande mancaza per il mio palato quello espresso).

Abbiamo visto quell’ “immaginario comune” che il mondo della celluloide ci fa vedere. Le belle case in legno stile coloniale con i giardini curati filo per filo d’erba. Le bandiere sempre esposte in ogni casa, le strade enormi affollate dai trucks.

Memphis, un po’ troppo turistica, ci ha offerto una Beale Street zeppa di locali blues sui quali c’è, a una spanna dagli altri, il BB King club che tutto sommato è quello più geniuno. Stessa cosa per Nashville, la patria del country. Anche qui un sacco di locali da turisti ma uscendo di poco dal centro si riescono a trovare localini “sinceri” e “genuini”. Con la gente che balla sui tavoli!

Chicago è meravigliosa. I suoi grattaceli , che si differenziano da quelli di NYC per avre un po’ di spazio l’uno dall’altro, offrono uno skyline mozzafiato. Abbiamo visitato Maxell Street (John Lee Hooker ci suona in Blues Brothers per capirci) ma del vecchio spirito non è rimasto nulla. Quelli che un tempo erano bluesman che suonavano ai bordi della strada oro sono delle fredde statue di bronzo. Lo stesso per gli ambulanti che animavano la zona. Fredde statue.

Poi il ritorno a NYC attraverso Indiana, Ohio, Pennsylvania. Qui una tirata da 800 miglia. Per tutti i 23 giorni abbiamo dormito in motel comodi e puliti (cosa che non posso dire per i locali . Credo che qui in Italia ne chiuderebbero l’80%) sia di catene note che anonimi motel di paesini dispersi ma non per questo meno dignitosi.

Le strade degli States mi hanno colpito. Sono favolose. E’ proprio vero che è impossibile perdersi (noi avevamo il navigatore per la ricerca di tombe o case di bluesmen) . La gente, a differenza dell’Italia, in auto va piano (a parte le grandi città) ed è molto prudente.

Sono invece rimasto un po’ male sul degrado di molte zone. Abbiamo attraversato paesi (piccoli o grandi) con un centri cittadini al limite del diroccato. E questo non solo nel profondo sud più arretrato ma anche in zone che credevo rigogliose. In pratica ho trovato della povertà che non mi aspettavo

Ci siamo trovati mille volte al posto giusto al momento giusto e tale è stata l’intensità del viaggio che non siamo riusciti subito a focalizzare quanto ci stava accadendo. Solo ora a mente fredda riguardando le foto ed i filmati o raccontando a famglia ed amici le avventure vissute assaporiamo quanto visto.

Tre anni fa avevo visitato NYC e Washington ma prendere l’auto e girare a “zonzo” per le strade degli State è un’esperienza senza eguali.

Adesso devo convincere la moglie a fare un giro a Ovest. La California, i parchi e… ancora on the road ringrazio tutti coloro che mi sono stati di aiuto attraverso questo NG e spero di riuscire ad inserire quanto prima un po’ di foto in rete
un caro saluto

Mirco

PS scusate la lungaggine ma ci sarebbe stato da scrivere un poema

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