VBM (Veicolo Blindato Medio) – gallery 2
Settembre 29, 2007 at 1:47 pm | In VBM, afv, foto | 2 CommentsPer quelli che mi avevano chiesto ulteriori foto, qua e via email (Davide, Massimo etc)

Versione con torretta armata di cannoncino da 25mm e mtg. media da 7,62mm (clicca x ingrandire)

Durante le prove di fuoco (clicca x ingrandire)

In marcia fuoristrada. Versione armata con mitragliatrice media MG42/59 7,62 NATO (clicca x ingrandire)

Durante le prove di mobilita’ (clicca x ingrandire)
Credit: Mr. Aku
Brad Paisley e’ un figo
Settembre 29, 2007 at 11:08 am | In country, foto | Leave a Comment
Oddioddio (cit.)
Sei proprio tu Jean Wayne? E io chi sarei?
Settembre 29, 2007 at 10:59 am | In esercito italian, foto, jean wayne | 3 CommentsItaliani in Iraq
Settembre 29, 2007 at 10:04 am | In antica babilonia, foto, iraq | Leave a CommentQualche bella immagine ad alta risoluzione scattata durante L’Operazione Antica Babilonia. (Grazie Vanessa!)
Bellozze, nevvero?
Credit: Giangaspero
Up-Armored Humvees
Settembre 27, 2007 at 4:32 pm | In foto, humvee | Leave a CommentStavo dando un’occhiata all’ultima versione della Humvee corazzata. Sembra di osservare un fortino mobile:
In particolare mi sono soffermato sulle portiere. Non avevo mai visto nulla di simile:
Mi chiedo che tipo di interventi abbiano apportato al telaio, sospensioni, propulsore etc per sopportare un simile aumento di peso.
La foto e’ stata scattata lo scorso 22 agosto nella Valle di Titin, in Afghanistan. L’unita’ e’ il 1° Battaglione, 158° Fanteria, mentre il soldato sulla torretta (armata di Browning 12.7) e’ il PFC Joshua Grant, 19 anni, di Phoenix, Arizona. (US Army)
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Esemplare numero 2
19 Agosto 2007. Soldati dell’Esercito Nazionale Afghano e del 2° Battaglione, 82a Brigata d’Aviazione dell’US Army durante un pattugliamento nei pressi del villaggio di Durham-Durham, in Afghanistan. I militari afghani sono dotati di pickup della Ford. Notare le capre dilibertiane diligentemente sugli attenti.
Altra variante, altre portiere, altra torretta. A differenza della immagine precedente, l’arma in torretta e’ una M240 calibro 7,62.
[Video] Soviet Afghan War
Settembre 27, 2007 at 3:20 pm | In afghanistan, soviet afghan war, video | 1 Comment
Cacciatori di stelle
Settembre 27, 2007 at 11:08 am | In F-104 | 3 CommentsSaranno pure anacronismi, ma e’ sempre un piacere vedere gli Starfighters in volo. Qui di seguito alcune immagine di esemplari italiani, statunitensi e tedeschi.

F-104S ASA-M… foto superba, da poster direi.

F-104 USAF sopra l’Arizona



Loop! F-104S ASA-M

F-104G della Marina della Germania Occidentale

Una formazione di F-104 dell’Aeronautica Militare Italiana. Notare gli esemplari dipinti con colori speciali.

Un 104 della pattuglia civile Stafighters.

I left my heart in San Francisco…

F-104A della South Carolina Air National Guard (1962). Anche a terra pero’ non e’ male. Guardate li, quei piloti, quanto sono sbruffoni con le loro tenute tipo astronauta, ma chi si credono di essere?
Oltre alla caratteristica tenuta di volo, i piloti dei primi F-104 calzavano dei speciali stivaletti forniti di speroni che andavano agganciati ai sedili eiettabili tipo Stanley C1 o Lockheed C2 (ad eiezione verso il basso). Quando camminavano emettevano un rumore metallico, simile a quello dei cowboys. Cio’ dava un enorme fastidio ai piloti, specialmente quelli assegnati ai piu’ lenti caccia della generazione precedente come l’F-86 e l’F-89. (clicca x ingrandire)
Afghan breakdown – Svetlana Alexievitch
Settembre 27, 2007 at 10:21 am | In Svetlana Alexievitch, afghanistan | 1 CommentLa guerra non ha una faccia di donna
Nel 1986 decisi che non avrei mai più scritto di guerra. Per molto tempo, una volta concluso il mio La guerra non ha una faccia di donna, non ero riuscita a reggere alla vista di un bambino che perde sangue dal naso. Immagino che ognuno di noi abbia una soglia che lo protegge dal dolore; la mia era stata superata.
Due furono gli avvenimenti che mi fecero cambiare idea.
Ero al volante della mia auto, diretta a un certo villaggio, e detti un passaggio a una studentessa. Era andata a fare compere a Minsk, e aveva con sé una sporta da cui sporgevano delle teste di pollo. In paese trovammo sua madre, in piedi in lacrime sul cancello del giardino. La ragazza corse verso di lei.
La madre aveva ricevuto una lettera dal figlio Andrey. La lettera veniva dall’Afghanistan. “Lo riporteranno indietro come hanno riportato Ivan, il figlio di Fyodorina”, disse, “e scaveranno una fossa per mettercelo dentro. ‘Mamma, non è fantastico! Sono un paracadutista’…”
E poi ci fu un altro incidente. Un ufficiale dell’esercito, la valigia stretta al fianco, aspettava seduto nella sala d’attesa semivuota della locale stazione degli autobus. Con lui c’era un ragazzo esile e con i capelli a spazzola che, servendosi di una forchetta da tavola, continuava a scavare dentro il vaso di una pianta di plastica. Due donne di campagna gli si sedettero accanto e gli domandarono chi fossero. L’ufficiale disse che stava scortando un soldato semplice che aveva perso la ragione. “Da quando siamo partiti da Kabul non ha mai smesso di scavare, con qualsiasi cosa gli venga a tiro, una forchetta, un bastone, una penna stilografica”. Il ragazzo alzò lo sguardo. Le sue pupille erano così dilatate che gli occhi ne sembravano invasi.
All’epoca si continuava a parlare e a scrivere del nostro dovere internazionalista, degli interessi dello stato, dei nostri confini meridionali. I censori si assicuravano che i resoconti di guerra non facessero menzione delle perdite che stavamo subendo. Che nelle capanne delle nostre zone rurali stessero arrivando le notifiche di morte e che le bare di zinco regolamentari andassero allineandosi in edifici prefabbricati non erano altro che voci. Non intendevo scrivere di nuovo di guerra, ma mi ci ritrovai in mezzo.
Nei tre anni successivi parlai con molte persone, a casa e in Afghanistan. Ogni confessione era come un ritratto. Non si tratta di documenti, ma di immagini. Stavo tentando di costruire una storia dei sentimenti, non della guerra in sé. Cosa pensano le persone? Cosa le rende felici? Quali sono le loro paure? Cosa resta impresso nella loro memoria?
La guerra in Afghanistan è durata il doppio della Seconda guerra mondiale, ma ne sappiamo solo quanto hanno voluto farci sapere. Non è più un segreto che ogni anno, per dieci anni, 100.000 soldati sovietici sono stati mandati a combattere in Afghanistan. Ufficialmente ne sono stati uccisi o feriti 50.000. Se volete, potete credere a questa cifra. Sappiamo tutti come funzionano le contabilità dalle nostre parti. Non abbiamo ancora finito di contare e seppellire tutti i morti della Seconda guerra mondiale.
Nelle pagine che seguono, non ho chiamato nessuno con il suo vero nome. C’è chi mi ha chiesto di rispettare il segreto della confessione, e altri che sento di non poter esporre a una caccia alle streghe. Siamo ancora così vicini alla guerra che nessuno ha dove nascondersi.
Una notte sono stata svegliata dallo squillo del telefono.
“Senti”, ha attaccato senza qualificarsi, “Ho letto la tua spazzatura. Se pubblichi anche solo un’altra parola…”
“Chi parla?”
“Uno dei ragazzi di cui stai scrivendo. Dio, come odio i pacifisti! Hai mai scalato una montagna in tenuta da marcia? Mai stata su un mezzo blindato per il trasporto dei soldati con una temperatura di settanta gradi? Col cazzo che ci sei stata. Vaffanculo! È roba nostra! Vaffanculo tu e tutto quello che ti riguarda”.
Gli ho chiesto di nuovo chi parlasse.
“Lascia perdere, hai capito! Il mio migliore amico – per me era come un fratello – me lo sono riportato indietro da un’incursione dentro a un sacco di plastica. Lo avevano scuoiato, gli avevano mozzato la testa, le braccia, le gambe, gli avevano tagliato l’uccello…. Lui ne avrebbe potuto scrivere, tu no. La verità era in quel sacco di plastica. Vaffanculo tu e tutti quelli come te!” E ha riattaccato; il suono nella cornetta come un’esplosione.
Poteva essere il più importante dei miei testimoni.
Un Soldato Semplice
Di Svetlana Alexievitch
Il solo addestramento che ricevemmo prima di fare giuramento fu che un paio di volte ci portarono al poligono di tiro. La prima volta ci fecero fare nove tiri al bersaglio a testa; la seconda ci fecero lanciare una granata.
Ci misero in fila sulla piazza e ci lessero gli ordini: “Andrete nella Repubblica democratica dell’Afghanistan a compiere il vostro dovere internazionalista. Chiunque non voglia andarci, faccia due passi avanti”. Tre ragazzi lo fecero. Il comandante dell’unità li ricacciò in riga con un calcio nelle reni. “Giusto per controllare il morale”. Ci dettero la razione per due giorni e una cintura di cuoio, ed eccoci in ballo. Nessuno ci disse una sola parola. Il volo sembrava non dovesse finire mai. Dal finestrino vedevo le montagne. Magnifico! Erano le prime montagne che vedevamo in vita nostra. Venivamo tutti dai dintorni di Pskov, dove ci sono solo terreni boscosi e radure. Atterrammo a Shin Dand. Ricordo la data: 19 dicembre 1980. Mi dettero un’occhiata. “Un metro e ottanta: compagnia di ricognizione. Sanno come impiegare ragazzi della tua taglia”.
Andammo a Herat a costruire una base di tiro. Scavavamo e trasportavamo pietre per le fondamenta. Ricoprii il tetto di tegole e feci qualche lavoro di falegnameria. Alcuni di noi, prima di andare in combattimento, non avevano mai sparato neanche un colpo. Avevamo fame tutto il tempo. In cucina c’erano due tini da cinquanta litri: uno per la zuppa, l’altro per il porridge di patate o orzo. Avevamo una scatoletta di sgombri ogni quattro soldati, e l’etichetta diceva, “Data di confezione, 1956; da consumare entro diciotto mesi”. In un anno e mezzo, la sola volta che non ho avuto fame è stata quando mi hanno ferito. Altrimenti passavi il tempo a pensare come procurarti qualcosa da mettere sotto i denti. La nostra voglia di frutta era così disperata che sgattaiolavamo negli orti degli afghani pur sapendo che rischiavamo di farci sparare addosso. Chiedevamo ai nostri genitori di infilare dell’acido citrico nelle lettere che ci spedivano, in modo da scioglierlo nell’acqua e poterlo bere. Era così acido che ci bruciava lo stomaco.
Prima della nostra prima battaglia suonarono l’inno nazionale sovietico. Il comandante politico aggiunto ci fece un discorso. Ricordo che ci disse che avevamo battuto gli americani soltanto di un’ora, e che al nostro ritorno a casa saremmo stati accolti da eroi.
Non avevo idea di come si facesse a uccidere. Prima di entrare nell’esercito correvo in bicicletta. Non avevo mai assistito neanche a una rissa con un vero coltello, ed eccomi lì, in viaggio sul retro di un mezzo blindato che trasportava le truppe. Non mi ero mai sentito come in quel momento: potente, forte e sicuro. Le alture all’improvviso sembravano basse, i canali d’irrigazione piccoli, gli alberi scarsi e radi. Dopo una mezz’ora ero così rilassato che mi sentivo come un turista che si guarda intorno in un paese straniero.
Superammo un canale passando sopra un ponticello d’argilla: ricordo che mi stupii che potesse reggere il peso di tante tonnellate di metallo. All’improvviso ci fu un’esplosione e l’APC venne centrato in pieno da un lanciagranate. Stavano già portando via degli uomini che conoscevo, uomini che sembravano animali di pezza con le braccia penzoloni. Non riuscivo a capacitarmi di questo mondo nuovo e spaventoso. Sparammo tutti i nostri mortai nella direzione da cui era venuto il colpo, numerosi mortai contro ogni podere. Dopo il combattimento ci servimmo di cucchiai per raschiare via la carne dei nostri stessi uomini dalla superficie metallica del nostro blindato. Non avevamo nessuna piastrina di riconoscimento in caso di incidente mortale; probabilmente volevano evitare che cadessero nelle mani sbagliate. Era come nella canzone: Non abitiamo in una casa su una strada, Il nostro indirizzo è l’URSS. Così ci limitammo a coprire i corpi con un’incerata, una ‘fossa comune’. La guerra non era neppure stata dichiarata; stavamo combattendo una guerra che non esisteva.
Un addetto stampa dell’Esercito
Di Svetlana Alexievitch
Comincerò dal punto in cui tutto è crollato.
Stavamo avanzando verso Jalalabad quando, in piedi sul bordo della strada, trovammo una bimbetta di circa sette anni. Aveva un braccio schiacciato, attaccato alla spalla solo per un filo, come se si trattasse di una bambola di pezza sbrindellata. Aveva occhi neri come olive e li teneva fissi su di me. Saltai giù dal veicolo per prenderla tra le braccia e portarla dalle nostre infermiere, ma lei scattò indietro terrorizzata gridando come un animaletto. Sempre gridando corse via, il braccino penzoloni che sembrava dovesse staccarlesi del tutto dal corpo. Le corsi dietro urlando, la presi e me la strinsi al petto, accarezzandola. Mordeva e graffiava, tutta tremante, come se l’avesse catturata un animale selvatico. Fu solo allora che il pensiero mi colpì come un fulmine: non credeva che la volessi aiutare; pensava che la volessi uccidere. Il modo in cui era corsa via, il suo modo di rabbrividire, la paura che aveva di me sono cose che non dimenticherò mai.
Ero partito per l’Afghanistan con gli occhi splendenti di idealismo. Mi era stato detto che gli afghani avevano bisogno di me, e io ci avevo creduto. Finché sono rimasto in Afghanistan non ho mai sognato la guerra, ma adesso ogni notte sogno di rincorrere quella bimbetta dagli occhi come olive, e il suo braccino penzola come se si dovesse staccare ad ogni istante.
Laggiù il sentimento che provavamo nei confronti del nostro paese era diverso. ‘L’Unione’, la chiamavamo. Sembrava che dietro di noi ci fosse qualcosa di grande e bello, qualcosa che avrebbe sempre preso le nostre parti. Ricordo, però, che una sera dopo un combattimento – avevamo subito delle perdite, c’erano morti e feriti gravi – accendemmo la televisione per distrarci, per vedere cosa succedeva nell’Unione. In Siberia avevano costruito una nuova, gigantesca fabbrica; la regina d’Inghilterra aveva organizzato un banchetto in onore di qualche VIP; dei giovani di Voronezh avevano stuprato due studentesse per il gusto di farlo; in Africa era stato ucciso un principe. Il paese badava ai fatti suoi e noi ci sentimmo del tutto inutili. Qualcuno spense la televisione, prima che lo facessimo a pezzi a pistolettate.
Era una guerra di madri. Ci erano dentro fino al collo. La popolazione nel suo complesso non soffriva, non sapeva cosa stava succedendo. Le avevano detto che stavamo combattendo contro dei banditi. In nove anni un esercito regolare di 100.000 uomini non riusciva a sconfiggere un pugno di banditi straccioni? Un esercito dotato della tecnologia più moderna. (Dio aiuti chiunque si sia trovato in mezzo a un bombardamento d’artiglieria con i nostri lanciamissili Hail o Hurricane). I ‘banditi’ avevano soltanto vecchie mitragliatrici che avevamo visto nei film, gli Stingers e le mitragliatrici giapponesi sono venute dopo. Quelli che facevamo prigionieri erano uomini emaciati con mani grandi da contadini. Non erano banditi. Erano il popolo dell’Afghanistan.
(traduzione di Maria Nadotti)
Saeqeh Iranian Fighter – cerimonia di presentazione ufficiale
Settembre 25, 2007 at 1:24 am | In Saegheh, Saeqeh, aviazione, foto, iran, iranian fighters | Leave a CommentFoto scattate durante la cerimonia avvenuta all’aeroporto di Mehrabad, a Teheran, Iran. Commento personale a seguire.














Commento personale - a dispetto della fuorviante propaganda iraniana, che continua imperterrita a paragonarlo al Boeing (ex MDD) F/A-18 “Hornet”, si tratta sostanzialmente di una rivisitazione in chiave bideriva del caccia leggero statunitense Northrop F-5, fornito in gran numero all’Aeronautica Iraniana durante gli anni settanta. Con un po’ di fantasia, si potrebbe definirlo una sorta di via di mezzo fra i caccia YF-17 Cobra e F-20 Tigershark, progettati, neanche a dirlo, dalla stessa Northrop.
Scarne le informazioni a disposizione.
Ad esempio si ignorano le caratteristiche dell’apparato radar, che potrebbe basarsi ancora sugli arcaici AN/APQ della Emerson (F-5A/E), seppur sottoposti a miglioramento onde aumentarne la portata massima.
Le prestazioni in termini di velocita’ massima e velocita’ di salita dovrebbero essere paragonabili all’F-5. Ad ogni modo l’aumento dei pesi potrebbe aver penalizzato il velivolo a causa dell’apparato di propulsione, presumibilmente basato – salvo clamorosi colpi di scena – ancora sui turbojet General Electric J85 (vedi sotto).
Nota sul propulsore – Questo e uno dei misteri piu’ discussi. Il problema principale riguarda lo spazio dove alloggiare i motori, che e’ rimasto sostanzialmente il medesimo dell’F-5. Numerose sono le speculazioni in merito, alcune francamente ridicole, vedere l’adozione di turbofan russi e cinesi. Fantascienza. Dobbiamo infatti tenere presente che il minuscolo J85 ha un diametro di meno di 50 cm, mentre i turbofan piu’ diffusi (come l’F404 o il Klimov RD-33) arrivano a superare anche il metro. L’alloggiamento di una coppia di turboventole e’ dunque fuori discussione.
Inoltre le prese d’aria sembrano le medesime dell’F-5, un indizio che il propulsore e’ molto probabilmente rimasto il vecchio “ottantacinque”, nonostante l’apparente ingrandimento degli scarichi.
Alternative per peso, diametro e flusso d’aria, non ne vedo, ad eccezione del CJ610, ovvero la variante civile del J85 priva di postcombustione.
A questo proposito, se l’Iran avesse riprogettato il velivolo come monomotore, sulla falsariga dell’F-20, la situazione sarebbe molto diversa.
Armamento – Anche qui, tabula rasa. Ancora non si sono viste immagini di Saeqeh dotati di carichi bellici esterni, ad eccezione di un paio di lanciarazzi da 70mm Hydra. L’armamento interno invece sembrerebbe basarsi ancora su una coppia di vecchi cannoni Pontiac M39 da 20mm (vedi terza foto in alto).
Comparazione profili F-5/Saeqeh

La foto sopra permettono di apprezzare un po’ meglio similarita’ e differenze fra lo Saeqeh e l’F-5. Ad esempio forma e dimensioni del radome anteriore sembrano proprio essere le medesime. Stesso discorso per le prese d’aria, in particolare quelle laterali a sezione rettangolare si trovano nella stessa posizione, aspetto che avvalora ulteriormente la tesi secondo cui il propulsore e’ rimasto il J85. Persino le piccole antenne esterne (sotto il muso, il ventre ed il dorso) non hanno mutato alloggiamento.
Detto cio’, nonostante la scopiazzatura, si tratta di un notevole passo avanti per una nazione come l’Iran, fermamente intenzionata a mettere in piedi una solida industria aeronautica nazionale. Questa, in definitiva, mi sembra la direzione giusta se si vuole acquisire esperienza e know-how. Vedremo cosa tireranno fuori con il futuro Shafaq.
Dietro le nuvole, il sole sta splendendo!
Settembre 24, 2007 at 12:41 pm | In brad paisley, texans, texas, video | Leave a Comment
Go Lone Star!
Stewie e Brian agli Emmy Awards 2007, live from NYC!
Settembre 24, 2007 at 1:47 am | In family guy, i griffin | 1 Comment
Genio! Genio!
Truppe USA nel Mondo 1969-2004
Settembre 24, 2007 at 12:44 am | In USA, truppe usa nel mondo | Leave a CommentNumeri suddivisi in base alle amministrazioni presidenziali. Nelle cifre sotto elencate sono incluse anche le truppe presenti sul suolo statunitense.
Amministrazione Nixon, 1969-74
1969: 3.132.766
1970: 2.718.027
1971: 2.392.412
1972: 2.111.043
1973: 2.006.925
1974: 1.945.818
Di cui negli USA: 1.715.416
Di cui in Europa Occidentale: 275.840
Amministrazione Ford, 1975-76
1.884.310
Di cui negli USA: 1.485.720
Di cui in Europa Occidentale: 276.762
Amministrazione Carter, 1977-80
2.053.817
Di cui negli USA: 1.584.214
Di cui in Europa Occidentale: 325.007
Amministrazione Reagan, 1981-84 (primo mandato)
2.113.254
Di cui negli USA: 1.598.113
Di cui in Europa Occidentale: 346.747
Amministrazione Reagan, 1985-88 (secondo mandato)
2.158.144
Di cui negli USA: 1.631.897
Di cui in Europa Occidentale: 356.442
Amministrazione George H. W. Bush, 1989-92
1.992.450
Di cui negli USA: 1.514.719
Di cui in Europa Occidentale: 285.274
Amministrazione Clinton, 1993-96 (primo mandato)
1.576.385
Di cui negli USA: 1.308.110
Di cui in Europa Occidentale: 134.391
Amministrazione Clinton, 1997-2000 (secondo mandato)
1.403.858
Di cui negli USA: 1.154.431
Di cui in Europa Occidentale: 115.757
Amministrazione George W. Bush, 2001-2004 (primo mandato)
1.414.254
Di cui negli USA: 1.165.322
Di cui in Europa Occidentale: 116.423
Note: Il conteggio annuo sotto l’Amministrazione di Richard M. Nixon e’ dovuto al notevole fluttuamento avvenuto durante gli ultimi anni dell’impegno USA nel Sud Est Asiatico (1964-73). I conteggi relativi alle successive amministrazioni sono state eseguiti ricorrendo alla media calcolata durante il quadriennio del mandato presidenziale.
Fonte: Department of Defense (http://www.defenselink.mil/osd/)
Mangusta in azione!
Settembre 24, 2007 at 12:27 am | In afghanistan, elicotteri, mangusta | Leave a CommentInterrogazione n. 5-01477 Cossiga: Sull’impiego in combattimento nel territorio afgano degli elicotteri A 129.
TESTO DELLA RISPOSTA
L’atto in discussione affronta essenzialmente la vicenda dell’avvenuto impiego, durante il periodo di chiusura della Camera dei Deputati, degli elicotteri A129 inviati in Afghanistan a rafforzamento del Contingente italiano.
L’impiego dei suddetti elicotteri cui fa riferimento l’Onorevole interrogante è, verosimilmente, riconducibile a due diversi episodi verificatisi, rispettivamente, il 10 ed il 22 agosto 2007.
Il primo evento è accaduto nella provincia di Baghdis, nell’area di responsabilità del PRT spagnolo, dove un convoglio misto di mezzi dell’Esercito Afgano (ANA) e ISAF (militari spagnoli), al rientro da un’attività CIMIC, veniva fatto segno di azioni di fuoco da parte di un gruppo di elementi ostili, provocando il ferimento di due militari afghani, il grave danneggiamento di un blindato spagnolo e la presa di tre veicoli del tipo pick-up dell’Esercito Afgano.
Veniva immediatamente inoltrata la richiesta, da parte dei militari spagnoli di un intervento aereo al Comando di ISAF e di elicotteri al Comando italiano della Regione Ovest di Herat.
Sul luogo veniva ridislocato 1 UAV PREDATOR ed inviati 2 elicotteri spagnoli per il trasporto dei feriti (MEDEVAC), 2 A-129 MANGUSTA e 2 CH 47.
Gli elicotteri MANGUSTA A-129, giunti sul posto, svolgevano una azione di fuoco d’intimidazione verso la parte ostile che si defilava rapidamente, abbandonando, nel contempo, i mezzi che venivano neutralizzati.
Nello scontro si registravano otto caduti ed un ferito tra gli aggressori.
Il secondo evento, quello del 22 agosto, ha visto una pattuglia di elicotteri MANGUSTA A-129 del Contingente nazionale in Herat, che è stata impiegata nel distretto di Bala Boluk – provincia di Farah – in un’attività a supporto di un reparto che si trovava in difficoltà a seguito di attacco ed in una situazione con elevata possibilità di reiterazione d’attacco da parte di elementi ostili.
La pattuglia giunta in zona d’operazioni, veniva autorizzata dal Comandante del Contingente ad effettuare una breve azione di fuoco d’intimidazione verso le postazioni delle forze ostili.
Non avendo ricevuto alcun fuoco di risposta, l’area veniva immediatamente dichiarata «non ostile» ed i mezzi potevano portarsi in zona sicura.
Entrambe le azioni appaiono essere connotate da un uso proporzionale della forza, nel rispetto delle Regole d’Ingaggio (ROE) in vigore.
In ordine all’«efficacia dei mezzi schierati», si precisa che riguardo al tema della sicurezza e della protezione del Contingente nazionale in Afghanistan, il Governo, nella piena consapevolezza dei rischi e dei pericoli connessi alla missione in quel Paese, non ha mai trascurato la necessità di dotare i nostri militari di equipaggiamenti, mezzi e materiali adeguati a fronteggiare le minacce e i pericoli legati all’impegno, rinviando le valutazioni sugli stessi agli organi tecnico-operativi.
A questo proposito, infatti, il Governo, in relazione alle nuove esigenze rappresentate dallo Stato Maggiore della Difesa, ha da tempo adottato tutte le iniziative per fornire ai nostri militari gli equipaggiamenti aggiuntivi necessari per ampliare le capacità di muoversi e operare in sicurezza, grazie ad una combinazione di elevata velocità di reazione, elevata mobilità, elevata protezione, ampia disponibilità di sensori di sorveglianza ed identificazione, anche a grande distanza.
Iniziative che il Ministro della Difesa, dopo aver verificato in Teatro le nuove esigenze, ha sottoposto all’attenzione del Parlamento, ottenendone il conforto, in occasione della comunicazione alle Commissioni riunite e congiunte degli Esteri e della Difesa di Camera e Senato il 15 maggio 2007.
In ultimo, per quanto concerne le ROE, si fa notare che l’eventuale uso della forza da parte dei nostri militari avviene unicamente nel pieno rispetto dei criteri di necessità e proporzionalità dell’azione, conformemente ai principi del diritto internazionale ed alle norme ed usi sui conflitti armati, nonché alle leggi e regolamenti nazionali.
In particolare, le regole d’ingaggio, la cui applicazione, nel tempo e in funzione del contesto operativo, risale alla discrezionalità tecnico-operativa della catena di comando che è responsabile dell’assolvimento della missione, devono assicurare sia l’attuazione delle misure più efficaci, ai fini della tutela e della sicurezza del nostro contingente, sia le condizioni per l’adempimento dei compiti ed il conseguimento degli obiettivi assegnati alla forza.
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Nota: chi era quel COGLIONE che voleva levare il gatling dal Mangusta? …
Ford M151A1 Documents (TM & LO)
Settembre 23, 2007 at 9:07 pm | In Uncategorized | Leave a CommentTags: ford m151, ford mutt, lubrification order, m151, m151 lubrification order, m151 technical manual, military utility tactical truck, technical manual

Documents:
- Technical Manual TM9-2320-218-10, Operator’s Manual – March 1968
- Technical Manual TM9-2320-218-20, Organizational Maintenance Manual – September 1971
- Technical Manual TM9-2320-218-20P, Organizational Maintenance Repair Parts and Special Tools Lists – September 1974
- Technical Manual TM9-2320-218-34, Direct Support, General Support Maintenance – January 1972
- Lubrication Order LO9-2320-218-12 – November 1966
Technical Manual TM9-2320-218-10, Operator’s Manual – March 1968
DOWNLOAD
(PDF, 11 mb)
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Technical Manual TM9-2320-218-20, Organizational Maintenance Manual – September 1971
DOWNLOAD
(PDF, 54,4 mb)
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Technical Manual TM9-2320-218-20P, Organizational Maintenance Repair Parts and Special Tools Lists – September 1974
DOWNLOAD
(PDF, 25 mb)
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Technical Manual TM9-2320-218-34, Direct Support, General Support Maintenance – January 1972
DOWNLOAD
(PDF, 27,7 mb)
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Lubrication Order LO9-2320-218-12 – November 1966
DOWNLOAD
(PDF, 0,6 mb)
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