Carne Latinoamericana da cannone?
Agosto 22, 2006 at 12:21 pm | In forze armate, guerra, statistiche | No Comments

Ieri il Vietnam, oggi l’Iraq. La questione dei caduti appartenenti alle minoranze razziali e’ tuttora piena di miti e leggende, che naturalmente sono duri a morire.
Quando infuriava la guerra in Asia Sudorientale, fra gli anni sessanta e settanta, la propaganda pacifista/antimperialista talvolta descriveva l’intervento americano come “una guerra di bianchi, combattuta da negri”.
Fra Black Panthers e slogan piu’ o meno riusciti (”Nessun Vietcong mi ha mai chiamato sporco negro”), si sparse la voce che fra le truppe che servivano e dunque morivano in quel paese, vi fosse un’altissima e percentuale di soldati afroamericani. I numeri, quasi mai supportati da fonti, variavano notevolmente, da comizio a comizio, da volantino a volantino.
Terminate le ostilita’, i vari enti governativi iniziarono a diffondere i dati definitivi dei caduti in base all’etnia e, sopresa delle sorprese, erano molto distanti da quanto veniva sbandierato negli anni precedenti.
Vediamo un po’.
Secondo il Combat Area Casualty File del Center of Electronic Record di Washington D.C., in Vietnam le truppe di colore rappresentavano appena il 10,6%, contro l’88,4% degli appartenenti alla razza bianca, allora definita caucasica. Tale cifra rispecchia abbastanza fedelmente la percentuale totale delle forze armate USA in quel decennio. In quanto ai caduti, notiamo che i dati non sono tanto dissimili: 86% di caucasici e 12,5% di afroamericani. Questo 1,9% in piu’ rispetto alla media e’ dovuto al fatto che all’interno delle unita’ combattenti serviva un numero maggiore di “blue boys”, specie fra gli incarichi meglio remunerati, come i paracadutisti, i cui uomini godevano di un’indennita’ extra (che faceva comodo a chi non navigava nell’oro).
Riguardo all’Iraq, c’e’ poco da dire, ormai i media ce la menano continuamente con la leggenda dei latinoamericani al macello che crepano come mosche.. Cazzate? Ovviamente. Date un’occhiata a questa tabella tratta da http://icasualties.org/oif/ (aggiornata ad oggi, Martedi’ 22 Agosto 2006):

E’ vero che i Latinos sono, dopo i WASP, quelli che ci lasciano le penne piu’ frequentamente, ma:
1) Il divario fra i primi e i secondi rimane comunque ENORME (11,21% contro 73,7%)
2) Oggi gli ispanici sono in netto aumento negli USA, tanto da aver ormai superato gli afroamericani per numero
Stando ai dati del 2001 (i piu’ recenti che ho trovato) le Forze Armate USA sono per l’11,3% composte da ispanici. Vedere tabella sotto:

Qual’era la percentuale dei caduti ispanici? 11,21%, no? Beh, mi pare non ci sia altro da aggiungere!
Altro mito che accompagna la propaganda oggi e’ relativo al fatto che chi si arruola lo fa per ottenere la “Green Card”. Mettetevelo bene in testa, per arruolarsi e’ *necessario possedere *almeno* la green card*, senno’ ciccia. Cito da un documento dell’Immigrazione USA:
*Certain non-citizens can enlist in the United States Armed Forces. To be eligible to enlist, a non-citizen must:
(1) Entered the United States on a permanent residence visa or has an Alien Registration Receipt Card (INS Form 1-551/I-551 greencard or stamped I-94), and
(2) Established a bona fide residence, and
(3) Established a home of record in the United States.
(4) The visa and/or “greencard” must have sufficient time remaining on it (expiration date) to be valid during the entire term on enlistment. While non-citizens may enlist in the U.S. Military, they are not allowed to reenlist (stay in beyond their first term of service), unless they first become U.S. Citizens. However, after serving for three years, any additional residency requirement for citizenship eligibility can be waived.
I should note here that the United States Military cannot and will not assist in the immigration process. In order to join the U.S. Military, one must legally immigrate first, and then apply to join the military.*
–
Quindi non solo e’ necessaria la Carta Verde, ma bisogna essere anche registrati come residenti, con tanto di casetta.
Eh la Nord Korea… parte II
Agosto 20, 2006 at 4:22 pm | In barone, nord korea | No Comments
<baroon> eh, guardate la tempra, il fisico…
<baroon> se al caro leader gli girano, invade tutta la west coast yankee…
Fancy Choppers - Gli elicotteri piu’ eleganti
Agosto 20, 2006 at 3:33 pm | In aviazione, elicotteri | No CommentsOhibo’, dopo una rapida occhiata al mio database fotografico, mi sono reso conto che sono pochi i costruttori riusciti a tirare fuori macchine esteticamente pregevoli.
A mio modesto avviso la palma dell’elicottero piu’ elegante spetta all’Agusta A.109, apparso per la prima volta sul finire degli anni settanta. Si tratta di una macchina biturbina dalle linee attraenti e dall’aerodinamica eccezionalmente pulita, specie le versioni dotate di carrello retrattile. Al secondo posto ci ho messo il Sikorsky S76, per certi versi simile al 109, ma meno aggraziato. Terzo classificato e’ invece il Bell 222. Ho sempre amato questo elicottero, grazie anche al telefilm “Supercopter” (in USA Airwolf). Gia’, quel futuristico “ventilatore” che ammiravamo in tv altro non era che un 222 pesantemente modificato!
Ogni modello citato e’ accompagnato da due fotografie, in bassa e alta risoluzione.

1° Classificato - A109. Clicca per ingrandire

2° Classificato - Sikorsky S76. Clicca per ingrandire

Sikorsky S76. Clicca per ingrandire

3° Classificato - Bell 222. Clicca per ingrandire

Bell 222. Clicca per ingrandire
Menzioni speciali:Bell AH-1G Cobra. C’e’ poco da fare, il vecchio HueyCobra a distanza di 40 anni rimane una fuoriserie dei cieli! I modelli successivi, pur migliorati sotto parecchi punti di vista, non conservano la dolcezza e la pulizia delle linee dell’originale. Il Cobra fu anche uno degli elicotteri piu’ rivoluzionari della storia, con la sua fusoliera snella (larga 1 metro), la capottina biposto tipo caccia, le finte alette in grado di portare carichi asimmetrici e la torretta sotto il muso. Molti elicotteri d’attacco venuti dopo devono qualcosa alla macchina della Bell.

Bell AH-1G HueyCobra (Model 209)

Bell AH-1G HueyCobra (Model 209)
Sikorsky S-67 Blackhawk. Ancora oggi uno dei piu’ potenti e veloci elicotteri mai costruiti. Enorme, eppur sorprendentemente aggraziato.
AS350/550. Amo solo due elicotteri francesi, uno e’ il Dauphine, l’altro e’ l’AS350 Ecureuil, che giudico uno dei piu’ gradevoli elicotteri leggeri apparsi fino ad ora.
E lo Huey? Beh, lo Huey e’ al di sopra di tutto. E’… appunto lo Huey. Non c’e’ altro da aggiungere!
Capolavoro!
Agosto 20, 2006 at 3:25 pm | In cinema, video | No Comments

Planes, Trains & Automobiles (in Italia distribuito come “Un biglietto in due”) e’ senza dubbio una delle “buddy-buddy comedy” meglio riuscite degli anni ottanta. In questi ultimi due decenni credo di averlo visto almeno una quarantina di volte, fra cinema (avevo 10 anni all’epoca), tv e DVD. In due parole: LO ADORO!
La trama in breve
A New York per lavoro, Neal Page (Steve Martin) conta di rientrare a Chicago per il “Giorno del Ringraziamento” dove è atteso da moglie, figli, genitori e suoceri. Sfortunatamente per lui, una tempesta di neve imbianca Chicago bloccandone l’aeroporto, molti voli sono cancellati e Page, sia pure a malincuore, non può fare altro che imbarcarsi per lo scalo di Wichita, nel rurale Kansas. Lo attende un vero calvario tra aerei incerti, treni che si guastano in mezzo a campi agricoli, noleggio di auto che vanno a fuoco, furto di danaro e carte di credito. Non bastasse, gli è accanto in questa odissea l’invadente Del Griffith (John Candy), un petulante ma generoso rappresentante di anelli per docce (”i migliori del mondo!”), anche lui con destinazione Chicago.
Momento topico
Questa che vi presento e’ una clip tratta da quel film. Page, dopo essersi reso conto che l’auto da lui prenotata e’ stata rubata nel parcheggio dell’aeroporto, va a manifestare il suo disappunto all’ufficio dell’autonoleggio. E’ in lingua originale, ma ho provveduto a inserire la trascrizione dei dialoghi direttamente sotto al video. Per cause a me ignote youtube ha tagliato l’ultimo secondo del filmato… mah!
Receptionist: Oh, Jean Marie, you’re a stitch
Receptionist: No. Mom’s gonna do the turkey
Receptionist: Yeah. Dad wants Ambrosia, so I guess we’ll get marshmallows
Receptionist: I’ll do the crescent rolls and you do the cranberries
Receptionist: You know I can’t cook
Receptionist: Yeah. I’ll see you tomorrow, then. Gobble gobble.Bye bye.
Receptionist: Welcome to Marathon… May I help you?
Neal Page: Yes.
Receptionist: How may I help you?
Neal Page: You can start by wiping the fucking dumb ass smile off your rosey fucking cheeks - and then you can get me a fucking automobile. A fucking Datsun, a fucking Toyota, a fucking Musting, a fucking Buick… four fucking wheels and a seat.
Receptionist: I really don’t care for the way you’re speaking to me.
Neal Page: And I really don’t care for the way your company left me in the middle of fucking nowhere with fucking keys to a fucking car that isn’t fucking there. And I really didn’t care to fucking walk down a fucking highway and across a fucking runway to get back here to have you smile at my fucking face. I want a fucking car… right… fucking… NOW!
Receptionist: May I see your rental agreement?
Neal Page: I threw it away.
Receptionist: Oh boy.
Neal Page: Oh boy what?
Receptionist: You’re fucked.
Regia: John Hughes
Sceneggiatura: John Hughes
Cast: Steve Martin, John Candy, Kevin Bacon, Dylan Baker, Carol Bruce, Olivia Burnette, Diana Douglas, Laila Robins
Anno di uscita: 1987
Agosto 20, 2006 at 3:25 pm | In cinema, video | No Comments
Capolavoro!

Planes, Trains & Automobiles (in Italia distribuito come “Un biglietto in due”) e’ senza dubbio una delle “buddy-buddy comedy” meglio riuscite degli anni ottanta. In questi ultimi due decenni credo di averlo visto almeno una quarantina di volte, fra cinema (avevo 10 anni all’epoca), tv e DVD. In due parole: LO ADORO!
La trama in breve
A New York per lavoro, Neal Page (Steve Martin) conta di rientrare a Chicago per il “Giorno del Ringraziamento” dove è atteso da moglie, figli, genitori e suoceri. Sfortunatamente per lui, una tempesta di neve imbianca Chicago bloccandone l’aeroporto, molti voli sono cancellati e Page, sia pure a malincuore, non può fare altro che imbarcarsi per lo scalo di Wichita, nel rurale Kansas. Lo attende un vero calvario tra aerei incerti, treni che si guastano in mezzo a campi agricoli, noleggio di auto che vanno a fuoco, furto di danaro e carte di credito. Non bastasse, gli è accanto in questa odissea l’invadente Del Griffith (John Candy), un petulante ma generoso rappresentante di anelli per docce (”i migliori del mondo!”), anche lui con destinazione Chicago.
Momento topico
Questa che vi presento e’ una clip tratta da quel film. Page, dopo essersi reso conto che l’auto da lui prenotata e’ stata rubata nel parcheggio dell’aeroporto, va a manifestare il suo disappunto all’ufficio dell’autonoleggio. E’ in lingua originale, ma ho provveduto a inserire la trascrizione dei dialoghi direttamente sotto al video. Per cause a me ignote youtube ha tagliato l’ultimo secondo del filmato… mah!
Receptionist: Oh, Jean Marie, you’re a stitch
Receptionist: No. Mom’s gonna do the turkey
Receptionist: Yeah. Dad wants Ambrosia, so I guess we’ll get marshmallows
Receptionist: I’ll do the crescent rolls and you do the cranberries
Receptionist: You know I can’t cook
Receptionist: Yeah. I’ll see you tomorrow, then. Gobble gobble.Bye bye.
Receptionist: Welcome to Marathon… May I help you?
Neal Page: Yes.
Receptionist: How may I help you?
Neal Page: You can start by wiping the fucking dumb ass smile off your rosey fucking cheeks - and then you can get me a fucking automobile. A fucking Datsun, a fucking Toyota, a fucking Musting, a fucking Buick… four fucking wheels and a seat.
Receptionist: I really don’t care for the way you’re speaking to me.
Neal Page: And I really don’t care for the way your company left me in the middle of fucking nowhere with fucking keys to a fucking car that isn’t fucking there. And I really didn’t care to fucking walk down a fucking highway and across a fucking runway to get back here to have you smile at my fucking face. I want a fucking car… right… fucking… NOW!
Receptionist: May I see your rental agreement?
Neal Page: I threw it away.
Receptionist: Oh boy.
Neal Page: Oh boy what?
Receptionist: You’re fucked.
Regia: John Hughes
Sceneggiatura: John Hughes
Cast: Steve Martin, John Candy, Kevin Bacon, Dylan Baker, Carol Bruce, Olivia Burnette, Diana Douglas, Laila Robins
Anno di uscita: 1987
Eh La Nord Korea…
Agosto 20, 2006 at 3:24 pm | In nord korea | No Comments

Il barone va in giro vestito tale e quale!
Mai piu’ senza Porchetta!
Agosto 16, 2006 at 12:28 pm | In cibo | No Comments
Take One

Non potrei mai vivere senza porchetta. E’ piu’ che semplice cibo, e’ una vera e propria religione (non islamica, ovvio!), Ora, per non restare mai a corto di questa prelibatezza, tempo fa ho acquistato un frigo apposito detto “pork fridge”, progettato per conservare maiale e derivati. Si tratta di un elettrodomestico molto speciale, costruito a Missoula, Montana.
Ecchilo qua:
Take Two
L’astinenza da porchetta e’ una brutta cosa… fortuna che c’e’ Porchetta Express! La Forza d’Intervento Rapido dei Porchettari! Raaaaz

Yum yum
Buon appetito!
War is a Racket - Butler, the maverick marine
Agosto 10, 2006 at 6:30 pm | In egay, forze armate, personaggi | No Comments

I spent 33 years and four months in active military service and during that period I spent most of my time as a high class muscle man for Big Business, for Wall Street and the bankers. In short, I was a racketeer, a gangster for capitalism. I helped make Mexico and especially Tampico safe for American oil interests in 1914. I helped make Haiti and Cuba a decent place for the National City Bank boys to collect revenues in. I helped in the raping of half a dozen Central American republics for the benefit of Wall Street. I helped purify Nicaragua for the International Banking House of Brown Brothers in 1902–1912. I brought light to the Dominican Republic for the American sugar interests in 1916. I helped make Honduras right for the American fruit companies in 1903. In China in 1927 I helped see to it that Standard Oil went on its way unmolested.
- Major General Smedley Butler. US Marine Corps. Two Congressional Medal of Honor (1881-1940)
Figura assai controversa questo Butler. Per il sottoscritto, interessato al ruolo degli eserciti nei conflitti limitati, rimane - sotto certi aspetti - ancora un incognita, una vera e propria contraddizione ambulante. Eppure mi ha sempre affascinato, per una ragione o per un’altra.Risulta altresì arduo definire quest’uomo, un incrocio fra un quacchero (quindi con un background fondamentalmente pacifista) e un cavaliere crociato, che aveva fatto dello spirito del Corpo dei Marines una religione di vita.
Arruolatosi a 16 anni (mentendo al reclutatore), durante i suoi oltre 33 anni di carriera ricevette numerose decorazioni, fra cui ben due Medaglie d’Onore del Congresso (la piu’ alta decorazione americana), una a Vera Cruz, nel 1915, l’altra ad Haiti l’anno successivo. Quando si congedo’ era il Marine piu’ decorato della storia del Corpo, mentre Teddy Roosvelt in un’occasione lo defini’, e non a torto, “The finest fighting man in America.”

Verso la fine della carriera inizio’ a diventare un oppositore della politica estera armata e nel 1935, quattro anni dopo il suo congedo, pubblico’ “War is a Racket“, uno dei primissimi testi ferocemente critici verso il complesso militare-industriale americano. In quel libercolo (che consiglio a tutti di leggere) Butler racconta dei vergognosi sperperi avvenuti prima e durante la 1a Guerra Mondiale. Chi ci ha guadagnato e chi ha pagato e non solo con la “vile pecunia”. L’esperienza militare quale braccio armato degli interessi statunitensi lo trasformo’ profondamente.
Divenuto un acceso anti-imperialista (definiva i paesi europei come una massa di avidi cani pazzi), s’impegno’ tenacemente a divulgare il suo pensiero, tenendo conferenze per tutta l’America, non importa per chi, a lui non interessava l’ideologia, desiderava solo aprire gli occhi alla sua gente, raccontando quello che aveva visto nel corso della sua lunga carriera. E cosi’, fini’ anche per fare comizi per il Partito Comunista USA. Certo i giorni della caccia alle streghe di McCarthy erano ancora lontani, nondimeno bisognava essere dotati di maroni e contromaroni per esporsi in quel modo. Non per nulla questo accanito attivismo, unito alle sue idee non ortodosse, gli costarono l’avanzamento a Comandante del Corpo dei Marines. Secondo lui le Forze Armate dovevano essere impiegate esclusivamente per la difesa del patrio suolo, limitandone l’impiego fuodi dai confini mediante un apposito emendamento costituzionale.
Anche al di fuori della sfera militare, si distinse comunque per la sua onesta’ e senso di giustizia. Nel 1924 venne nominato temporaneamente Director of Public Safety di Philadelphia. Durante il suo mandato - durato circa un anno - tento’ di ripulire Philly dalla corruzione, facendo arrestare un gran numero di poliziotti corrotti, estorsori, biscazzieri e contrabbandieri.
Terminata la carriera militare, nel 1932 fu avvicinato da rappresentati della Morgan Bank, che si offrirono di finanziarlo per stabilire una sorta di dittatura negli Stati Uniti per rimpiazzare l’allora Governo Roosvelt. Lui si rifiuto’, spiattellando tutto alla stampa. Una successiva indagine da parte del Congresso non ebbe comunque seguito.
Mori’ di cancro al Naval Hospital di Philadelphia, PA, il 21 Giugno 1940. Poco meno di un anno prima, il 31 Agosto 1939 disse: “Not a single drop of American blood should ever again be spilled on foreign soil.”
A lui vennero dedicati il Cacciatorpediniere USS Butler (DD636) e Camp Butler, il compound dei Marines ad Okinawa, in Giappone. Anche una brigata dei Veterans for Peace di Boston porta il suo nome. Dopo la sua morte nessun’altro militare statunitense ricevette due o piu’ Congressional Medal of Honor.
Links:
http://www.rationalrevolution.net/war/major_general_smedley_butler_usm.htm
http://www.scuttlebuttsmallchow.com/racket.html
Blog su WordPress.com. | Theme: Pool by Borja Fernandez.
Entries and comments feeds.















